Grazie alla crisi causata da Renzi
L’Italia senza un decreto e lunedì ripartono le cartelle esattoriali.
Slittano anche i nuovi ristori in base a perdita di fatturato nel 2020
L'evoluzione della crisi di governo innescata da Matteo Renzi complica la strada dei provvedimenti economici che erano attesi a giorni dopo il via libera al nuovo scostamento di bilancio da 32 miliardi. Il governo dimissionario può comunque gestire l'ordinaria amministrazione e già nei prossimi giorni dovrebbe arrivare un nuovo stop agli atti del fisco, anche se è probabile che le decisioni su un eventuale nuovo saldo e stralcio e sulla rottamazione quater saranno rinviate.
Già nei prossimi giorni dunque dovrebbe arrivare un nuovo stop alle cartelle, anche se è probabile che le decisioni su un eventuale nuovo saldo e stralcio e sulla rottamazione quater saranno rinviate. Per i ristori si va sicuramente almeno alla settimana successiva, anche perché questo provvedimento – l’ultimo della “serie” stando agli annunci – non ricalcherà lo schema dei precedenti, che parametravano i contributi a fondo perduto alla perdita di fatturato di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019 con conseguenti disparità di trattamento. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha prospettato un meccanismo perequativo che dovrebbe guardare alle perdite dell’intero anno pandemico, anche se questo allungherà i tempi per l’erogazione da parte delle Entrate. Inoltre c’è l’ipotesi di guardare non tanto alle perdite quanto ai costi fissi non coperti da altri aiuti.
In parallelo occorre decidere in che forma distribuire gli oltre 5 miliardi del fondo creato con il decreto Ristori 4 per concedere ad alcuni dei soggetti destinatari di sospensioni fiscali e contributive “l’esonero totale o parziale dalla ripresa dei versamenti”. Infine sul pacchetto lavoro occorre trovare un punto di caduta su proroga della Cig Covid e del blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo.
Guardando a un orizzonte un po’ più lungo, il dossier cruciale è ovviamente il Recovery plan: il ministro degli Affari europei Enzo Amendola ha avvertito che andare alle urne – nel caso in cui Conte non riesca a tornare in sella per un ter – sarebbe un rischio pesante perché significherebbe che a finalizzare il piano dovrebbe essere il nuovo governo e i tempi si allungherebbero ben oltre il previsto.
Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio

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