Poco meno di
tre anni che sembrano trenta. Chi ha distrutto l’Italia non solo non molla, ma
vuole farla pagare a chi ha osato ribellarsi. Poveri illusi. Il verdetto finale
spetterà ai cittadini che nelle urne valuteranno non solo quanto fatto da Conte
e dal suo governo, ma anche come e perché è stato fatto fuori. Questa crisi
scellerata si ritorcerà contro chi l’ha scatenata e contro chi la sta
assecondando per bramosia di potere. Se Conte fosse stato un premier vecchio
stampo ci sarebbe creata una fila sterminata di fantomatici costruttori.
Soprattutto visto che grazie al taglio dei parlamentari in molti sono
all’ultimo giro di giostra. Ed invece non saltano fuori. Avranno fatto i loro calcoli.
Tipo che a causa della pandemia e la difficoltà di andare al voto sperano in
una ammucchiata che gli permetterà d’intascarsi comunque il mega stipendio per
altri due anni e nel frattempo d’intrallazzare per riposizionarsi a dovere.
Oppure di mega stipendi se ne sono intascati talmente tanti che due anni in più
o in meno non fanno differenza e prevale in loro il risentimento verso Conte e
quello che rimane del 4 marzo a cui attribuiscono la responsabilità della fine
della vecchia partitocrazia da cui provengono e quindi del loro tramonto. Il
proprio ego prima di tutto. Quello che insospettisce in queste ore è il
silenzio del renzismo dopo mesi logorroici di futili polemiche mezzo stampa.
Qualcosa sta succedendo dietro le quinte. Il renzismo è del resto in un vicolo
cieco. A destra non lo vogliono, il centro non esiste e se si andasse al voto
quel poco che ne resta scomparirebbe per sempre. Sembra incredibile che
parlamentari eletti nelle file del Pd e confluiti in Italia Defunta siano
disposti a seguire il loro guru in un suicidio di massa. E questo in un momento
così drammatico per il paese e per capricci politicamente o pretestuosi come il
Mes oppure che Conte ha già risolto come la baggianata della delega ai servizi
o le modifiche del Recovery. O i discepoli renziani sperano anche loro in
qualche ammucchiata obbligata dalla situazione oppure sperano che Conte alla
lunga si arrenda inginocchiandosi al loro cospetto col cappello in mano.
Potranno così dichiararsi i vincitori dallo sconcio duello e sperare finalmente
di schiodarsi dal loro granitico 2%. Il proprio ego prima di tutto. Vecchia
politica allo stato puro. Durante tutta la crisi i discepoli renziani e il loro
guru hanno attaccato Conte, Bonafede e tutto il Movimento, ma non il Pd a cui
speravano di staccare altri pezzi. A conferma di come il vero movente di questa
crisi scellerata sia sbarazzarsi di Conte e di quello che rimane del 4 marzo.
Una tornata elettorale storica in cui i cittadini italiani hanno chiesto a gran
voce un cambiamento radicale dopo decenni di degrado. Un cambiamento ovviamente
indigesto alla vecchia politica del tutto incapace di ammettere le proprie
colpe e i propri fallimenti. Il proprio ego prima di tutto. Conte al debutto si
definì orgogliosamente populista ma nel senso buono del termine e cioè
espressione di una politica al servizio del popolo e non più di se stessa e dei
loro amichetti delle lobby. Una politica che si desse una ripulita e riportasse
l’Italia in linea con le democrazie più avanzate. Quelle istanze di cambiamento
sono state tradite pezzo per pezzo. Prima dalla Lega acciecata dai pieni
poteri. Poi dai voltagabbana acciecati da se stessi. Poi dal renzismo acciecato
di rivalse. Il proprio ego prima di tutto. Poveri illusi. Il verdetto finale
spetterà ai cittadini che nelle urne valuteranno non solo quanto fatto da
Giuseppe Conte e dal suo governo, ma anche come e perché è stato fatto fuori.
Questa crisi scellerata si ritorcerà contro chi l’ha scatenata e contro chi la
sta assecondando per bramosia di potere. I palazzi e gli intrighi possono
rallentare il cambiamento, ma non lo possono fermare.
Tommaso Merlo (Attivista)


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