La decisione del capo
politico arriva dopo che 16 parlamentari M5s hanno votato No a Montecitorio al
nuovo esecutivo, 12 erano assenti e 4 si sono astenuti. Crimi li accusa di aver
"contribuito" al tentativo di "frantumare il gruppo". La
componente del collegio che si occupa delle pratiche disciplinari prende tempo
sull'espulsione formale dal Movimento, ma cosa diversa è il gruppo
parlamentare: Davide Crippa ufficializza la cacciata di 21 deputati al netto di
chi era in missione o assente per giustificato motivo
Dopo
l’espulsione dei 15 senatori che hanno votato No al governo Draghi, Vito Crimi
annuncia la cacciata anche dei deputati che ieri hanno fatto lo stesso a
Montecitorio. “Chi ha scelto di votare diversamente ha scelto di chiamarsi
fuori da questo gruppo, lasciando dei vuoti. Ora le fila vanno serrate,
affinché l’azione del gruppo, della squadra, sia ancora efficace”, ha
annunciato su Facebook il capo politico reggente del Movimento. Una decisione
attesa, ma destinata a creare ulteriori fratture e travagli tra i
pentastellati. A poche ore dall’annuncio arriva l’alt di Raffaella Andreola,
che fa parte del collegio dei probiviri, l’organo autonomo del M5s preposto
alle pratiche disciplinari. “Ritengo opportuno sospendere in questo momento
tutte le attività di ordinaria competenza e spettanza del collegio quali
richiami, sospensioni ed espulsioni degli iscritti e portavoce del Movimento in
attesa che vengano ricostituiti tutti gli organi del M5S“, ha dichiarato a
LaCnews24. Insieme a lei fanno parte del collegio la ministra Fabiana Dadone e
il consigliere regionale del Veneto Jacopo Berti. Se l’espulsione formale dal
Movimento per ora è congelata, però, il capogruppo a Montecitorio Davide Crippa
ha ufficializzato l’espulsione dal gruppo parlamentare M5s di 21 deputati. Si
tratta di chi ha votato No, chi si è astenuto e chi non ha risposto alla
chiama, come la deputata Rosa Menga. Il provvedimento non riguarda chi
risultava in missione o assente per giustificato motivo.
Alla Camera
il drappello di parlamentari che sono andati contro le indicazioni degli
iscritti su Rousseau – che la settimana scorsa si sono espressi a maggioranza
per il via libera all’ex capo della Bce – è stato più consistente delle attese.
In 16 hanno espresso voto contrario, 12 erano assenti e 4 si sono astenuti. A
poco è servito il richiamo all’unità lanciato da Beppe Grillo: “Perseverare
alla Camera dei deputati. I Grillini non sono più marziani. I Grillini non sono
più marziani”, aveva scritto in un post, tentando di blindare il Sì a Draghi.
Secondo Crimi, quindi, “chi in questi due giorni non ha votato la fiducia ha
contribuito – involontariamente o volontariamente, non importa – al tentativo
di frantumare il gruppo, quella forza collettiva che ci ha portati fin qui. Ha
deciso di mettere davanti a tutto le proprie posizioni, imponendo la propria
coscienza individuale su quella collettiva“. Consapevole della difficoltà di
tanti eletti M5s ad appoggiare il nuovo esecutivo, che va dalla Lega a Liberi e
uguali, passando per Forza Italia, su Facebook oggi il capo politico ribadisce
che “quella espressa dal MoVimento non è una fiducia incondizionata, come non
lo era quella che abbiamo accordato ai governi precedenti. Faremo la nostra
parte, come sempre, lavorando con spirito critico e propositivo ogni giorno,
come abbiamo già fatto”. Per farlo, però, “abbiamo bisogno di un gruppo che sia
solido, coeso, consapevole della propria forza e del fatto che solo camminando
ancora fianco a fianco i suoi portavoce potranno continuare ad ottenere
risultati per la collettività“.
La prima
reazione all’espulsione è quella della deputata Emanuela Corda: “Come fa il
nulla a espellermi dal nulla?”, dice all’Adnkronos. “La decisione di Crimi mi
fa ridere sinceramente, ma io sono serena. Sono convinta di ciò che ho fatto e
lo rifarei”, rimarca la parlamentare sarda. “L’espulsione? Non ho ricevuto
comunicazioni da nessuno“, aggiunge il collega Pino Cabras, anche lui tra i
dissidenti nel voto di fiducia a Draghi, che non esclude la nascita di un nuovo
gruppo anche a Montecitorio. “Un nuovo soggetto politico dei dissidenti
grillini? Serve un’opposizione organizzata. Un passo alla volta, senza
forzature“, spiega. “Come ho sempre fatto nella vita, mi assumerò le mie
responsabilità. A giudicare dai commenti all’ultimo post di Crimi (e non solo a
quello), nel Movimento 5 Stelle bisogna aprire una lunga riflessione”, commenta
invece Maria Laura Paxia, che in Aula si è astenuta. Intanto la vicepresidente
del Senato Paola Taverna torna a chiedere unità: “Forse questo è il giorno di
quiete che aspettavamo per iniziare a curare le ferite. Ed io farò del mio
meglio nel dare il mio contributo. Ricordo che tanti colleghi che hanno votato
in dissenso sono parte fondamentale del Movimento, oltre che amici fraterni e
compagni di tante battaglie. Serve unità adesso, perché proprio in questo
momento comincia la nostra più grande partita”.

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