Cartabia alla maggioranza: nessuna fretta di toccare la legge Bonafede. Stop ai tentativi di contro riforma di renziani e berlusconiani (per ora)
La nuova guardasigilli
ieri ha incontrato i capigruppo della maggioranza nelle commissioni Giustizia
di Camera e Senato con i quali ha concordato un ordine del giorno: eventuali
modifiche alla prescrizione saranno trattate solo all’interno delle riforme del
processo penale. Niente di rivoluzionario, visto che anche il precedente
governo stava procedendo in questo modo, ma la mossa ha "sminato" il
terreno dai tentativi dei berlusconiani e renziani di cancellare la legge
Bonafede. Almeno per adesso
Non c’è
nessuna fretta di intervenire sulla riforma di Alfonso Bonafede, che blocca la
prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Il motivo? La legge, in vigore
dal gennaio del 2020, provocherà i suoi primi effetti soltanto tra alcuni anni.
C’è dunque tutto il tempo per intervenire prima sull’intera riforma del
processo penale. È questa la posizione di Marta Cartabia, la ministra della
Giustizia del governo di Mario Draghi. La nuova guardasigilli ieri ha esordito
tra i corridoi del Parlamento, incontrando i capigruppo della maggioranza nelle
commissioni Giustizia di Camera e Senato. Una riunione facilitata da Federico
D’Incà, ministro per i Rapporti col Parlamento del Movimento 5 stelle.
Per la
ministra doveva essere l’occasione per presentarsi agli esponenti dei partiti
di maggioranza che seguono le vicende della giustizia: si è trasformata nella
prima vera mossa politica del nuovo esecutivo. Una sorta di stop ai tentativi
di contro riforma di Italia viva e Forza Italia. Cartabia infatti ha firmato un
ordine del giorno, concordato con deputati e senatori, che impegna il governo
ad affrontare il nodo della prescrizione solo all’interno delle riforme del
processo penale. E dunque un’eventuale modifica della riforma Bonafede sarà
apportata solo nel quadro di un disegno più organico che ha l’obiettivo di
bilanciare i vari principi costituzionali in ballo: i diritti degli imputati,
la ragionevole durata del processo, la necessità di un processo giusto, i
diritti delle vittime. Lo strumento che sarà usato, spiegano da via Arenula,
sarà quello della delega al governo, in modo da operare con gradualità. Anche
perché, è qui viene la considerazione fondamentale fatta dalla ministra, sulla
questione della prescrizione gli effetti della riforma Bonafede si vedranno in
tempi non brevi (almeno quattro o cinque anni): c’è quindi tutto il tempo per
mettere in piedi una ampia riforma del processo penale.
Niente di
rivoluzionario, visto che anche il precedente governo stava discutendo le
modifiche della Bonafede – il cosiddetto lodo Conte che inseriva due meccanismi
diversi della prescrizione a seconda che gli imputati siano stati condannati o
assolti in primo grado – all’interno della riforma del processo penale. Un
disegno di legge in discussione dal settembre scorso sui tavoli della
commissione Giustizia, che ha già tenuto decine di audizioni. Dunque
nell’ordine del giorno firmato ieri dalla ministra non c’è nessuna grossa
novità. Si tratta di una mossa tesa a prendere tempo che ha – come effetto
immediato – quello di “sminare” il terreno dai vari tentativi di controriforma
messi in piedi da Lega, Forza Italia e Italia viva. Veri e propri trabocchetti
che rischiavano di fare saltare subito in aria la larga maggioranza di Draghi.
Oggi, infatti, le commissioni Affari costituzionali e Bilancio avrebbero dovuto
cominciare a votare gli emendamenti al decreto Milleproroghe. Dentro c’erano
anche quelli di renziani e berlusconiani (più Enrico Costa di Azione, nemico
giurato di Bonafede) che puntavano a cancellare la riforma sulla prescrizione.
Già nei giorni scorsi, però, sia Costa che Italia viva – grande sponsor di
questo governo – avevano evitato di “segnalare” i loro emendamenti. che dunque
erano stati accantonati. Stessa cosa è accaduta per quelli di Forza Italia. Gli
esponenti della ex opposizione non commentano l’incontro con la ministra, ma
dai ranghi di renziani e berlusconiani filtra comunque una certa soddisfazione
per “il cambio di passo improntato al dialogo“. Dichiarazioni di rito che però
spengono, almeno per il momento, i toni guerrafondai usati sempre dall’ex
opposizione quando si discute di giustizia.
Più
dettagliate le dichiarazioni di Pd, Leu e Movimento 5 stelle, cioè i partiti
che sostenevano il precedente governo, che hanno apprezzato la mossa della
guardasigilli seppure con sfumature diverse. Come d’altra parte è diverso il
grado di sostegno all’esecutivo. Entusiasta Alfredo Bazoli, capogruppo dem in
commissione Giustizia alla Camera, che manifesta “apprezzamento per l’approccio
e il metodo, volti alla più larga condivisione dei percorsi su cui fare
incamminare le riforme”. Bazoli spiega di aver suggerito “alla ministra di non
sprecare il lavoro fatto in commissione sul disegno di legge di riforma del
processo penale già incardinato da mesi, ed anzi di partire da lì per
individuare le soluzioni tecniche sulle quali lavorare”. Dello stesso tenore la
dichiarazione del capogruppo di Leu, Federico Conte, autore dell’omonimo che
aveva fatto trovare l’accordo tra Pd, M5s e Italia viva nel gennaio 2020:
“Quella è una norma con uno spazio di migliorabilità. In questa legislatura ci
sono stati tre maggioranze anche per la prescrizione. Nella prima si è formata
la tesi, nella seconda l’antitesi che non è come si sa opposta alla tesi. Ora
speriamo di trovare la sintesi”.
Più
guardinghi i 5 stelle che in queste ore sono divisi sull’appoggio al governo
Draghi e si aspettano qualche altro tiro mancino da renziani e berlusconiani.
Riconoscono, però, che il fatto di far parte della maggioranza garantisce una
posizione privilegiata per vigilare sulle riforme di Bonafede e su quelle
future. Per Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia, “il nuovo
quadro politico e l’autorevolezza della professoressa Cartabia hanno avuto
quantomeno un risvolto positivo: aver calmato gli animi sulla materia. Questo
clima ci permetterà di lavorare con un approccio meno emozionale e più
costruttivo, tenendo conto delle diverse posizioni politiche”. Pure la
capogruppo Carla Giuliano dice di aver “apprezzato l’approccio della ministra
Cartabia. Sulla necessità di approvare una riforma del processo penale che
tuteli le garanzie e acceleri i tempi dei processi non solo ricordiamo di
averlo sempre sostenuto ma in commissione è già depositato un disegno di legge
del ministro Bonafede“.
Il Fatto Quotidiano di Marco
Travaglio

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