Festa liturgica della Domenica delle Palme (28 Marzo)
Oggi è la
Domenica delle Palme detta anche, più propriamente, Domenica della Passione del
Signore. Con la festa liturgica di oggi inizia la solenne annuale celebrazione
della Settimana Santa, nella quale vengono ricordati e celebrati gli ultimi
giorni della vita terrena di Gesù, con i tormenti interiori, le sofferenze
fisiche, i processi ingiusti, la salita al Calvario, la crocifissione, morte e
sepoltura e infine la sua Risurrezione.
Domenica delle Palme
La Domenica
delle Palme giunge quasi a conclusione del lungo periodo quaresimale; iniziato
con il Mercoledì delle Ceneri e che per cinque liturgie domenicali, ha
preparato la comunità dei cristiani, nella riflessione e penitenza, agli eventi
drammatici della Settimana Santa. Con la speranza e certezza della successiva
Risurrezione di Cristo, vincitore della morte e del peccato, Salvatore del
mondo e di ogni singola anima.
I Vangeli
narrano che giunto Gesù con i discepoli a Betfage, vicino Gerusalemme (era la
sera del sabato), mandò due di loro nel villaggio a prelevare un’asina legata
con un puledro e condurli da lui. Se qualcuno avesse obiettato, avrebbero
dovuto dire che il Signore ne aveva bisogno, ma sarebbero stati rimandati
subito.
Dice il
Vangelo di Matteo (21, 1-11) che questo avvenne perché si adempisse ciò che era
stato annunziato dal profeta Zaccaria (9, 9) “Dite alla figlia di Sion; Ecco il
tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da
soma”.
Osanna al Figlio di Davide
I discepoli
fecero quanto richiesto e condotti i due animali, la mattina dopo li coprirono
con dei mantelli e Gesù vi si pose a sedere avviandosi a Gerusalemme.
Qui la folla
numerosissima, radunata dalle voci dell’arrivo del Messia, stese a terra i
mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma,
abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente rendevano onore a Gesù
esclamando “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del
Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.
A questa
festa che metteva in grande agitazione la città, partecipavano come in tutte le
manifestazioni di gioia di questo mondo, i tanti fanciulli che correvano avanti
al piccolo corteo agitando i rami, rispondendo a quanti domandavano “Chi è
costui?”, “Questi è il profeta Gesù da Nazareth di Galilea”.
La maggiore
considerazione che si ricava dal testo evangelico, è che Gesù fa il suo
ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso in Palestina,
acclamato come solo ai re si faceva, a cavalcioni di un’asina. Bisogna dire che
nel Medio Oriente antico e di conseguenza nella Bibbia, la cavalcatura dei re,
prettamente guerrieri, era il cavallo, animale nobile e considerato un’arma
potente per la guerra, tanto è vero che non c’erano corse di cavalli e non
venivano utilizzati nemmeno per i lavori dei campi.
Gesù sceglie un asino
Logicamente
anche il Messia, come se lo aspettavano gli ebrei, cioè un liberatore, avrebbe
dovuto cavalcare un cavallo, ma Gesù come profetizzato da Zaccaria, sceglie
un’asina, animale umile e servizievole, sempre a fianco della gente pacifica e
lavoratrice, del resto l’asino è presente nella vita di Gesù sin dalla nascita,
nella stalla di Betlemme e nella fuga in Egitto della famigliola in pericolo.
Quindi Gesù
risponde a quanti volevano considerarlo un re sul modello di Davide, che egli è
un re privo di ogni forma esteriore di potere, armato solo dei segni della pace
e del perdono, a partire dalla cavalcatura che non è un cavallo simbolo della
forza e del potere sin dai tempi dei faraoni.
La festa liturgica
La liturgia
della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo adatto al di fuori
della chiesa. I fedeli vi si radunano e il sacerdote leggendo orazioni ed
antifone, procede alla benedizione dei rami di ulivo o di palma, che dopo la
lettura di un brano evangelico, vengono distribuiti ai fedeli (possono essere
già dati in precedenza, prima della benedizione), quindi si dà inizio alla
processione fin dentro la chiesa.
Qui giunti
continua la celebrazione della Messa, che si distingue per la lunga lettura
della Passione di Gesù, tratta dai Vangeli di Marco, Luca, Matteo, secondo il
ciclico calendario liturgico; il testo della Passione non è lo stesso che si
legge nella celebrazione del Venerdì Santo, che è il testo del Vangelo di s.
Giovanni.
Il racconto
della Passione viene letto alternativamente da tre lettori rappresentanti
Il cronista,
i personaggi della vicenda e Cristo stesso. Esso è articolato in quattro parti:
l’arresto di Gesù; il processo giudaico; il processo romano; la condanna,
l’esecuzione, morte e sepoltura.
Al termine
della Messa, i fedeli portano a casa i rametti di ulivo benedetti, conservati
quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. Si usa in molte
regioni, che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta
durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di
Pasqua.
In molte
zone d’Italia, con le parti tenere delle grandi foglie di palma, vengono
intrecciate piccole e grandi confezioni addobbate, che vengono regalate o
scambiate fra i fedeli in segno di pace.
La Benedizione nella storia
La
benedizione delle palme è documentata sin dal VII secolo ed ebbe uno sviluppo
di cerimonie e di canti adeguato all’importanza sempre maggiore data alla
processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e
quasi subito fu accolta dalla liturgia della Siria e dell’Egitto.
In
Occidente, questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali (il
battesimo era amministrato a Pasqua) e all’inizio solenne della Settimana
Santa.
Benedizione
e processione delle palme trovarono difficoltà a introdursi; entrarono in uso
prima in Gallia (sec. VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria,
laus et honor”. e poi in Roma dalla fine dell’XI secolo.
L’uso di
portare nelle proprie case l’ulivo o la palma benedetta ha origine soltanto
devozionale, come augurio di pace.

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