"Si parte dal 15
maggio”, dicono dall'istituto. La testimonianza di Paola: "Ho fatto
domanda l'8 aprile e non è stata neppure esaminata”. L'ultima mensilità risale
a gennaio. Una delle ragioni del ritardo è che con il governo Draghi è stato
eliminato l’automatismo grazie al quale lo scorso anno chi aveva goduto della
terza mensilità (in ottobre) ha ricevuto anche quelle per novembre e dicembre
senza dover presentare una nuova richiesta
Il reddito
di emergenza può attendere. Mentre il governo, per bocca del viceministro allo
Sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin, annuncia la proroga per i mesi di
giugno e luglio, circa 800mila italiani sono ancora in attesa della mensilità
di marzo. Si tratta di persone che, per definizione, non hanno diritto ad altri
sussidi come cassa integrazione o reddito di cittadinanza. E non ricevono alcun
aiuto pubblico da gennaio, quando è stata accreditata l’ultima mensilità di Rem
approvata dal governo Conte. L‘Inps, al momento, non ha ancora effettuato
nemmeno un pagamento. “Si parte dal 15 maggio”, dicono dall’istituto, che ha
deciso di posticipare la scadenza della richiesta, ora fissata al 31 maggio, e
di concedere ai patronati altri 15 giorni per elaborare le istanze. Ma chi ha
fatto domanda ha molti dubbi molti sul rispetto delle tempistiche: “Ho percepito
il Rem nel 2020 avendo tutti i requisiti richiesti e ora ho rifatto la domanda
il secondo giorno utile, l’8 aprile”, racconta Paola. “È passato più di un mese
e non è stata neppure esaminata”.
Da che cosa
dipende questa lentezza? L’Inps ha fatto sapere a ilfattoquotidiano.it che
“sono stati già avviati i riscontri preliminari sui requisiti di accesso
previsti dalle norme”. Questa è una delle ragioni del ritardo: con il governo
Draghi è stato eliminato l’automatismo grazie al quale lo scorso anno chi aveva
goduto della terza mensilità di Rem ha ricevuto anche quelle per novembre e
dicembre senza dover fare domanda. Ora tutti devono presentare una nuova
richiesta, compresi i 425mila nuclei che nel 2020 hanno percepito almeno una
volta l’aiuto (molti di meno rispetto alle attese e rispetto agli 1,3 milioni
che l’avevano chiesto). I tempi sembrano essere comunque molto più lunghi
rispetto alle precedenti erogazioni: “La prima domanda l’avevo fatta il 27
maggio e l’8 giugno era già stata accolta”, continua Paola, “per la seconda in
autunno ci sono volute tre settimane. Ora dopo un mese la mia pagina Inps
relativa alla richiesta recita “istruttoria non ancora eseguita”. È un ritardo
importante, considerando che la prima rata dovrebbe coprire il mese di marzo”.
E poi mancano all’appello anche quelle di aprile e maggio.
Dall’Inps
confermano che le istruttorie complete sono partite “intorno al 10 maggio per
concludersi, per la maggior parte delle domande pervenute, il 15 maggio, data
da cui partiranno anche le disposizioni di pagamento”. Le pratiche, come
risulta dalla pagina Facebook ‘Inps per la famiglia’, richiedono dai 30 ai 45
giorni per l’elaborazione, ora diventati 60. “Per alcune domande, rispetto alle
quali sia necessario effettuare ulteriori controlli, sarà prevista
un’istruttoria supplementare, con tempi non preventivamente quantificabili in
quanto legati alle specifiche verifiche da effettuare”, ricorda ancora l’Inps.
E così il rischio è di ottenere a giugno inoltrato il pagamento della mensilità
di marzo.
Il reddito
di emergenza è un sostegno economico introdotto nel maggio scorso (con due
mensilità) per aiutare cittadini e famiglie in difficoltà a causa delle
restrizioni anti Covid e del lockdown. La misura è stata poi prorogata nei mesi
successivi, pur senza semplificare requisiti e procedure come chiedeva chi si
occupa di povertà ed esclusione sociale: il governo guidato da Giuseppe Conte
lo ha fatto con il decreto Ristori prevedendo altri due mesi di Rem per
novembre e dicembre, mentre i primi mesi del 2021 sarebbero dovuti rientrare
nel Ristori 5. La crisi politica innescata da Matteo Renzi ha fatto però
slittare il provvedimento. Il nuovo Rem è entrato così nel decreto Sostegni di
Draghi, che ha rinnovato l’aiuto per marzo, aprile e maggio, a cui si
aggiungeranno le mensilità di giugno e luglio che il governo ha annunciato di
voler inserire nel decreto Sostegni Bis.
Ma chi è in
difficoltà economica a causa della pandemia si trova senza un sostegno al
reddito da gennaio. E i numeri forniti dall’Inps dimostrano che la richiesta è
significativa: 791.525 domande in appena un mese contro 1.304.880 in tutto il
2020, quando è stato possibile richiedere il Rem in tre diverse finestre da
aprile a novembre. Per di più questa volta non rientrano nella platea dei
beneficiari i lavoratori stagionali e autonomi che hanno percepito il bonus da
2.400 euro introdotto dal decreto Sostegni. Le indennità sono incompatibili: lo
ha fatto sapere proprio l’Inps, chiarendo anche che l’incompatibilità riguarda
solo il Rem dell’anno in corso e non quello percepito nel 2020.
In
alternativa i lavoratori autonomi, stagionali e liberi professionisti possono
beneficiare del Reddito di emergenza se hanno terminato di percepire la Naspi
tra il 1° luglio 2020 e il 28 febbraio 2021 e hanno un Isee non superiore a
30.000 euro. Per i nuclei familiari i requisiti sono aver avuto a febbraio 2021
un reddito inferiore all’importo del Rem a cui si avrebbe diritto, un
patrimonio mobiliare familiare che non superi i 10.000 euro e un valore Isee
sotto la soglia dei 15.000 euro. L’importo, erogato dall’Inps sul conto
corrente tramite bonifico bancario o postale, varia a seconda della
composizione del nucleo: si va dai 400 euro per un solo adulto agli 800 euro per
famiglie composte da tre adulti e due o tre minorenni.
Il Fatto Quotidiano di Marco
Travaglio

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