Servizi Segreti: Renzi attaccava Conte e incontrava la spia all’autogrill
Report. Il 23 dicembre
il capo di Iv chiese al premier di cedere la delega. Poi vide Mancini (scandalo
Abu Omar) in ballo per una nomina poi saltata
Un incontro
in un autogrill sull’autostrada, tra un agente di rango come Marco Mancini e
Matteo Renzi. In un momento particolarmente delicato della vita politica
italiana, in cui cominciano le manovre per far cadere il governo di Giuseppe
Conte. Lo racconta Report in un servizio di Giorgio Mottola che andrà in onda
questa sera su Rai3. Il contatto avviene il 23 dicembre 2020, in un parcheggio
dell’autogrill di Fiano Romano, nei pressi di Roma, e dura – secondo Report –
una quarantina di minuti.
Mancini è un
agente del Dis, l’agenzia che coordina Aisi e Aise, cioè i servizi segreti che
si occupano rispettivamente dell’interno e degli esteri. Ha una lunga storia.
Una brillante carriera nel Sismi (il servizio segreto militare predecessore
dell’Aise) di cui diventa capo della Divisione controspionaggio, braccio destro
del direttore Nicolò Pollari. Una forte esposizione mediatica, quando il 5
marzo 2005 riporta in Italia la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena,
liberata dopo il suo sequestro in Iraq e dopo una corsa all’aeroporto di
Baghdad che costa la vita a un collega di Mancini, Nicola Calipari. Una
condanna a 9 anni nel febbraio 2013 per sequestro di persona (l’imam Abu Omar,
rapito a Milano dalla Cia), poi annullata dalla Cassazione dopo una pronuncia
della Corte costituzionale che interviene allargando i confini del segreto di
Stato.
Oggi Mancini
è caporeparto al Dis. Un ruolo che gli va stretto. Da tempo punta a una
funzione più operativa, dentro l’Aise o l’Aisi. In subordine, spera almeno di
essere nominato vicedirettore del Dis, accanto al direttore Gennaro Vecchione e
al posto di Carmine Masiello che avrebbe potuto essere nominato sottocapo allo
Stato maggiore della Difesa. Per alcune settimane, Mancini ha buone possibilità
di fare il salto. Ha il sostegno di Vecchione e non gli sono ostili neppure i
Cinquestelle, consigliati dal magistrato antimafia Nicola Gratteri. Alla fine
però non se ne fa niente: il premier Conte avvia un giro di poltrone dentro i
servizi, ma Mancini resta al suo posto. Nei mesi precedenti era esplosa una
dura contesa sui servizi di sicurezza. Prima sulle regole per la proroga dei
vertici, poi sulla delega affidata dalla legge al premier, infine sulla
Fondazione per la cybersecurity. Tutto precipita dopo il consiglio dei ministri
sul Recovery del 7 novembre 2020, interrotto per il tampone falso-positivo al
Covid della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese prima che si voti.
Nei giorni
seguenti comincia il bombardamento di Renzi sulla cybersecurity e sulla delega
governativa ai servizi. Conte l’ha tenuta per sé, come permesso dalla legge che
nel 2007 riforma le agenzie di sicurezza (infatti anche il predecessore
Gentiloni non l’aveva ceduta ad altri). Renzi insiste perché la passi a un
sottosegretario. A questa richiesta si accoda parte dei dem. Proprio il 23
dicembre Renzi lo ripete all’Aria che tira, su La7. Poi va a Rebibbia a
visitare Denis Verdini. Infine incontra Mancini in autogrill.
Conte cederà
soltanto il 21 gennaio 2021, quando passa la delega all’ambasciatore Pietro
Benassi. Troppo tardi. Il 13 gennaio si sono già dimesse le tre ministre di
Italia viva. E il 26 gennaio il governo Conte cade. Il servizio di Report nasce
per caso. Una insegnante che il 23 dicembre 2020 si era fermata all’autogrill
di Fiano Romano filma Renzi con il telefonino. Di cosa parla? Non lo sappiamo.
Mancini non ha risposto a Report. Renzi risponde celiando: Mancini gli avrebbe
consegnato per Natale i Babbi di cioccolato, specialità romagnole, come
romagnolo è Mancini. Poi il senatore adombra versamenti segreti di Report in
Lussemburgo. E racconta che è stato l’agente del Dis a raggiungerlo, anche se
la testimone oculare, intervistata da Report a volto coperto, sostiene invece
che sia arrivato prima Mancini. Ambienti vicini a Renzi spiegano al Fatto che
il leader Iv si incontra regolarmente con Mancini dal 2016 e che quel 23
dicembre i due avevano un appuntamento già fissato e saltato perché Renzi se ne
dimentica e parte per Firenze; recupera all’ultimo momento, pregando Mancini di
raggiungerlo all’autogrill sull’autostrada. Ma – giurano – quel giorno non si
parlò di nomine.
Italia viva accusa Report: “Chiarisca
se versò 45mila euro per servizi contro Renzi”. Ranucci: “Solo fango, si basano
su dossier falso”
Nel giorno in cui su Rai3 andrà in
onda il servizio anticipato dal Fatto sull'incontro avvenuto tra Renzi e Marco
Mancini del Dis nel dicembre 2020, il renziano Nobili presenta un'interrogazione
per sapere "se la Rai compri informazioni con i soldi degli italiani per
le sue trasmissioni di inchiesta". Il conduttore: Iv ha un "dossier
avvelenato su di noi. Anche altri colleghi che stavano per stamparlo si sono
resi conto che era un falso clamoroso". L'amarezza, aggiunge, è che
"queste note vengono proprio dalle stesse persone che in queste ore hanno
evocato la libertà di espressione nel caso Fedez". Le reazioni, da Di
Battista a Taverna.
Proprio nel
giorno in cui Report trasmette su Rai3 il servizio anticipato in
esclusiva da Il Fatto Quotidiano sull’incontro avvenuto tra Matteo
Renzi e Marco Mancini del Dis nel dicembre 2020, Italia
viva avanza pesanti accuse contro il programma d’inchiesta guidato
da Sigfrido Ranucci. Il deputato Luciano Nobili, si legge in una nota
del partito, ha presentato un’interrogazione parlamentare per sapere
se la Rai abbia pagato per conto della trasmissione una “presunta fattura da
45mila euro ad una società lussemburghese per confezionare servizi contro
Renzi“. Nobili fa diverse domande, tira in ballo un servizio sui rapporti tra
Renzi e gli Emirati Arabi andato in onda a novembre 2020, chiede
se Report abbia avuto rapporti con un ex collaboratore della Piaggio
Aerospace e chiama in causa anche l’ex portavoce di Palazzo Chigi Rocco
Casalino, a cui la Rai avrebbe mandato delle email “aventi ad oggetto servizi
che sarebbero stati confezionati al fine di danneggiare l’immagine del
Senatore Matteo Renzi”. Attacchi che Ranucci rispedisce seccamente al mittente:
“Si tratta di fango: Report in 25 anni non ha mai pagato una fonte e
soprattutto non ha mai realizzato servizi contro. Noi abbiamo come unico
editore di riferimento il pubblico che paga il canone”. Sulla vicenda in
queste ore sono intervenuti, tra gli altri, Alessandro Di Battista, che
parla di “pressioni” di Iv sulla Rai, e la vicepresidente del Senato Paola
Taverna.
La replica
di Ranucci a Italia viva – Il caso è esploso nel pomeriggio, quando Iv ha
rilasciato una nota per annunciare l’interrogazione parlamentare. A stretto
giro è arrivata la replica del curatore e conduttore di Report, che
contesta anche il presunto scambio di email con Casalino. Nella nota
di Iv “si fa riferimento ad alcune mail che io avrei scambiato con il portavoce
di Conte all’epoca Rocco Casalino addirittura sulla carta intestata“,
spiega. “Io non uso mai la carta intestata, non ho mai mandato mail a Casalino.
Si tratta di un dossier avvelenato su di noi sulle cui tracce eravamo
già da tempo, da gennaio per fortuna l’avevamo intercettato e anche altri
colleghi che stavano per stamparlo si sono resi conto che era un falso
clamoroso“. Ranucci nota poi il tempismo con cui Nobili ha deciso di presentare
un’interrogazione in Parlamento. “Tutto questo avviene, singolarmente, il
giorno in cui abbiamo annunciato e manderemo in onda questa sera delle immagini che
riguardano il senatore Renzi che incontra ai margini di una stazione di
servizio l’agente segreto 007 Marco Mancini, l’agente che era stato
coinvolto in un’attività di dossieraggio illecito nel caso Telecom nel 2006 e
nel rapimento di Abu Omar“. “L’amarezza più grande – dice ancora Ranucci –
è prendere atto che queste note vengono proprio dalle stesse persone che
in queste ore hanno evocato la libertà di espressione nel caso Fedez.
Ecco, voglio dire che la libertà di espressione non si può evocare
come fosse una maglietta, che te la sfili la sera e la rimetti in un cassetto e
la rindossi quando ti fa comodo. Noi andremo in onda regolarmente questa
sera alle 21.20 su Rai3″.
Il caso
Renzi-Mancini – Durante la puntata sarà quindi trasmesso il servizio
di Giorgio Mottola anticipato oggi sul Fatto, in cui si racconta
di un incontro avvenuto in autogrill tra l’ex segretario dem e
l’agente del Dis (l’agenzia che coordina i servizi segreti interni ed esteri)
Mancini. Il tutto a dicembre 2020, cioè quando cominciavano le manovre per far
cadere il governo giallorosso e l’allora premier Conte era sotto
attacco sulla cybersecurity e la delega ai servizi. Sulla
vicenda è intervenuto lo stesso Renzi su Twitter: “Messaggio agli inconsolabili:
il Governo Conte non è caduto per intrighi, complotti o incontri segreti
(all’autogrill)”, ha scritto l’ex premier, con tanto di emoticon che
ride. “Semplicemente Draghi è meglio di Conte e l’Italia oggi è più credibile.
Tutto qui, si chiama politica“. In giornata il leader di Iv ha anche
fornito ai giornalisti un link (non indicizzato) contenente il video
integrale di un’intervista che Report gli ha fatto il 30 aprile,
i cui contenuti saranno probabilmente mostrati stasera in tv. Nel corso
dell’intervista mandata in onda dal programma d’inchiesta di Rai 3,
Mottola ha fatto notare come nel corso della registrazione il senatore abbia
citato il video e il luogo dell’incontro prima che gliene
parlasse il giornalista.
A proposito
del faccia a faccia con Mancini, Renzi spiega che doveva incontrarlo in Senato,
ma “me ne ero dimenticato, ci siamo sentiti mentre io ero già in viaggio verso
Firenze e lui mi ha raggiunto all’autogrill a Fiano Romano. È molto
strano che ci fosse qualcuno a riprendere questo video“. Di cosa si è
discusso? “Il dottor Mancini aveva un ottimo rapporto con il presidente
Conte. Quindi sulle nomine bisogna parlarne con Conte. Anche perché io sulle
nomine dei servizi non ho mai messo bocca da un giorno specifico: 4
dicembre 2016, quando ho perso il referendum e mi sono dimesso. Chi decide è il
presidente del Consiglio. Quindi da allora mai messo bocca, ho solo chiesto al
presidente Conte di lasciare il ruolo di autorità delegata”. Nell’intervista,
Renzi menziona anche il dossier su Report che è alla base
dell’interrogazione parlamentare di Nobili: “C’è un’interrogazione parlamentare
su questo e quando ci sarà la risposta del ministro dell’Economia vedremo se,
come io penso e spero, sia uno di quei tanti dossier che vengono mandati e non
sono veri“, dice il fondatore di Iv. “Spero che una trasmissione così
importante della Rai non paghi qualcuno per dire falsità. La Rai la pago
anche io del resto… Io non ci credo. Non ho alcuno dubbio che il vostro
comportamento sia cristallino. Io comunque il dossier non l’ho visto”.
Il testo
dell’interrogazione parlamentare – Queste le domande rivolte da Nobili
al ministero dell’Economia (che detiene le quote della Rai): “Se
siano intercorsi rapporti economici nel mese di novembre 2020 fra
la società Tarantula Luxembourg Sarl e la Rai TV e segnatamente se
esista una fattura con oggetto Alitalia/Piaggio pagata dalla Rai a
tale società per un totale di 45.000 euro e nel caso chi l’abbia autorizzata”.
Due: “Se la redazione di Report abbia mai avuto rapporti con il
dottor Francesco Maria Tuccillo, ex collaboratore della Piaggio Aerospace,
e se vi siano stati rapporti economici fra la società lussemburghese e il
dottor Francesco Maria Tuccillo“. L’interrogazione, viene spiegato da Iv,
fa riferimento ad alcuni servizi andati in onda in passato. Nella trasmissione
del 30 novembre, si legge, “si citano i rapporti del Governo Renzi con
gli Emirati Arabi e una conferenza ad Abu Dhabi svolta successivamente dal
Senatore Matteo Renzi”. Si intervistano quindi “testimoni che paventano
rapporti personali e di favore – compreso l’inesistente pagamento di un volo
privato – fra il dottor Alberto Galassi, ex amministratore delegato e poi
Presidente di Piaggio Aerospace, e l’entourage del Senatore Matteo Renzi”. Si
arriva quindi al 2 febbraio 2021, quando “i quotidiani Il Foglio, Il Giornale e
Il Tempo accennano a presunte mail scambiate fra l’allora portavoce
di Palazzo Chigi Rocco Casalino e la Rai, aventi ad oggetto servizi che
sarebbero stati confezionati al fine di danneggiare l’immagine del
Senatore Matteo Renzi”. Italia viva chiede chiarimenti, sottolineando che “il
servizio in oggetto viene stranamente mandato in onda due volte, la seconda il
giorno 28 febbraio 2021”.
Le reazioni
– La vicenda sta scatenando in queste ore un’ondata di polemiche contro
Italia viva. Alessandro Di Battista racconta su Facebook il caso
Renzi-Mancini e scrive che “appena uscita l’anticipazione di Report alcuni
“sgherri” di Italia Viva hanno dichiarato che è in arrivo
un’interrogazione parlamentare su un pagamento effettuato da Report ad una
‘fonte’ per ottenere informazioni da utilizzare contro Renzi. Dovete sapere che
se viene presentata un’interrogazione parlamentare è molto più difficile
denunciare per diffamazione il parlamentare che ne è l’autore. In un mondo
normale questo sarebbe anche giusto dato che gli atti politici non
dovrebbero mai essere sindacati. Ma nell’Italia di oggi molti politici utilizzano
le Istituzioni per scopi personali. Report annuncia un servizio su Renzi ed i
parlamentari di Italia Viva provano a ‘far pressioni‘ utilizzando atti pubblici
quindi, di fatto, denaro pubblico. Il tutto a meno di 48 ore dall’ipocrita
levata di scudi da parte della politica sul caso Fedez-Rai”. Di Battista invita
quindi tutti a guardare Report stasera: “È il miglior modo di difenderci“.
Dura anche la vicepresidente del Senato Taverna (M5s): “Si sta forse cercando
di chiudere la bocca a Report? Si vuole forse limitare la libertà di
informazione e di espressione di Ranucci?”, scrive. “Renzi ha per caso qualcosa
da nascondere in merito a questi incontri? Stasera avrei avuto impegni, ma
ora sono certa che troverò il modo per vedere il servizio che andrà in onda su
Rai3″.
Il Fatto Quotidiano di Marco
Travaglio


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