“Dalle 7 di mattina alle 19 per 30 euro al giorno: ecco perché ho deciso di emigrare”. Le storie di lavoro sfruttato dei lettori del fatto.it
Alla mail del
fattoquotidiano.it (redazioneweb@ilfattoquotidiano.it) continuano ad arrivare
testimonianze sulle condizioni di lavoro di stagionali e lavoratori della
ristorazione. Zero riposi, metà del compenso fuori busta e se capita di farsi
male "l'incidente deve figurare come avvenuto in casa". Per gli animatori
alle prime armi la paga può essere addirittura di 1 euro allora. Un cuoco con
30 anni di servizio alle spalle, rimasto gravemente ferito in un incendio sul
lavoro, racconta come il titolare sia "scomparso" mentre lui era
ricoverato in rianimazione
Molti hanno
alle spalle dieci anni e più di “stagioni” estive da barista, cameriere o
animatore. E altrettanti racconti di sfruttamento, con orari ufficiali del
tutto fittizi, zero riposi e metà del compenso fuori busta. Così fan tutti e
l’hanno sempre fatto, viene da dire leggendo le testimonianze arrivate
all’indirizzo mail redazioneweb@ilfattoquotidiano.it dopo gli articoli del
Fatto Quotidiano e la video inchiesta de ilfattoquotidiano.it sulle condizioni
e i contratti dei lavoratori stagionali. La paga oraria? Meno di 3 euro, senza
eccezioni. Ancora meno per gli animatori: quelli alle prime armi si
accontentano addirittura di 1 euro all’ora.
Avvertenza:
si guadagna solo se c’è il sole. Perché c’è anche chi racconta che in caso di
pioggia lo stipendio era azzerato: “Mi diceva ‘Oggi non guadagno, non ti posso
pagare'”. Per questo lettore è stata l’ultima esperienza lavorativa in Italia,
quella che l’ha convinto a emigrare. E se capita di farsi male? “In riviera
funziona così: l’incidente deve figurare come avvenuto in casa, altrimenti il
medico deve segnare giorni di riposo”. Ma non ci sono solo gli stagionali: alla
mail del Fatto.it sono arrivate anche molte storie di lavoro sfruttato e non a
norma nel settore della ristorazione e nel catering. Straordinari inesistenti a
fronte di turni che in alcuni casi superano le 18 ore, niente malattia.
Oltre ai
diretti interessati ci hanno scritto anche genitori inorriditi dagli
“industriali” secondo i quali i ragazzi preferiscono i sussidi al lavoro. “Sono
schifata”, commenta la madre di un ragazzo che lavora 48 ore a settimana come
portiere di notte in un hotel e riceve in busta il corrispettivo per 30 ore:
“Malgrado la fatica di una vita irregolare, non avrà mai una pensione adeguata
al lavoro che ha svolto. I colleghi e le colleghe assunti stabilmente non se la
passano diversamente”. Mentre un padre racconta un altro stratagemma che sembra
diffuso tra i datori di lavoro con pochi scrupoli: “Ti danno buste da 1500
euro“, in modo da risultare perfettamente in regola, “ma ne devi restituire
6-700“.
Ho ormai 8
stagioni estive sul curriculum, tutte svolte in alberghi a Rimini nel ruolo di
barista, cameriere e bagnino di salvataggio. La dimensione del problema di
evasione fiscale/mancanza di controlli/pessime condizioni di lavoro è
strutturale. È l’intero sistema economico su cui si fonda l’industria turistica
locale che adopera questi meccanismi illegali. Io ho lavorato esclusivamente
nel settore alberghiero. Gli hotel di piccole dimensioni, a conduzione
familiare o in gestione, sono soliti fare contratti “finti” con ore fittizie e
voci della busta paga interamente create ad hoc per farle combaciare allo
stipendio concordato privatamente, dando poi una restante parte fuori busta. Ma
pure realtà alberghiere di dimensioni più rilevanti, società che gestiscono dai
3 ai 7 hotel, si fanno elaborare le buste paga per fare arrivare alla fine il
netto alla cifra “concordata” tra lavoratore e datore di lavoro. In questa
realtà sulla carta vengono riportate le classiche 26 giornate di lavoro con
retribuzione secondo il grado e la mansione ricoperta (con paga base e
contingenza secondo ccnl) ma le voci in busta riportano meno ore (nonostante si
lavori 7 giorni su 7 almeno 8-10 ore al giorno), no straordinari (sebbene nel
turismo si facciano SEMPRE straordinari), no festivi, il tfr viene compreso
nello stesso stipendio (quindi non esiste), no 13/14esima. Nel caso dei
portieri notturni le stesse ore di lavoro notturno sono riportate nell’ordine
di appena 4 ore per notte, se va bene, anche se l’orario lavorato effettivo è
dalle 21 alle 7. Entrando nel merito delle mansioni che ho ricoperto in questi
anni posso scrivere che fare il salvataggio in hotel significa far tutto tranne
che la mansione contrattuale: penso di avere più esperienza come manutentore,
pulizia ai piani e giardiniere che come addetto al salvataggio. Il
demansionamento è la norma, i giorni di riposo non esistono, e se bisogna
andare fuori città per dare un esame all’università (quando ancora si potevano
dare in presenza) vengono detratti i soldi della giornata “persa” dallo
stipendio. Inutile dire che pure la malattia non viene contemplata. La scorsa
stagione in caso di febbre alta era lo stesso albergatore ad invitare a stare a
casa e non farsi fare il tampone perché in caso di esito positivo e conseguente
pubblicità dell’evento ne sarebbe nato un danno economico e d’immagine per la
singola realtà aziendale ma pure per il sistema turistico locale.
Sono il papà
di un ragazzo che oramai è 7 anni che fa il cameriere stagionale perché nella
provincia di Livorno e Grosseto più che lavorare nel settore turistico di più è
difficile trovare. Ha fatto l’alberghiero e già sono sorti i primi problemi
perché con la legge scuola + stage estivi i ragazzi dovevano fare poche ore
escluse le domeniche ma naturalmente i titolari li facevano lavorare anche 10
ore al giorno senza rispettare gli orari e senza retribuzione perché essendo
stage non era obbligatoria. Finita la scuola entri nel vero mondo dello
sfruttamento.
Orari
massacranti specialmente nei fine settimana con assicurazione per 4 ore al
giorno e ne lavori 15, magari ti danno buste da 1500 euro ma ne devi restituire
6-700. Non sali mai di categoria, per loro sei sempre aiuto cameriere. Luglio e
agosto senza giorni di riposo perché è il periodo che si lavora di più se per
caso ti fai male a mezzanotte devi fare in modo che ti sei fatto male nelle ore
che sei assicurato o addirittura dichiarare che ti sei fatto male a casa.
Il sindacato
è al corrente delle condizioni contrattuali, ma tanti ti rispondono che sei
fortunato perché almeno ti pagano. Vertenze nessuno ne fa perché i proprietari
dei locali sono sempre i soliti si conoscono tutti e basta un passaparola tra
di loro e tu in un attimo sei fuori dal giro.
Io
personalmente lavoro 14 ore al giorno per 50 euro perché ho una famiglia. Il
contratto è fatto per 8 ore, le restanti in nero. La verità è che la gente si
sta ribellando, i titolari di lungomare o ristoranti al mare incassano una
media di 15mila-25mila al giorno e a noi danno i famosi 50 euro. Io sto già
meglio, ma ci sono persone accanto a me che fanno 14 ore per 35 euro al giorno
con un part time di 4 ore, secondo voi è giusto?
Ho alle
spalle 30 anni di onoratissimo servizio, vari premi e riconoscimenti delle più
prestigiose associazioni culinarie. In seguito ad un incendio della cucina mi
ritrovo ad avere dopo 30 anni di lavoro 11 punti di invalidità, stress post
traumatico in cura con psicofarmaci e la delusione più grande di essere stato trattato
da “babbo” dal mio titolare del ristorante (riporta il nome del ristorante,
ndr) di Sirolo, località ambitissima dal turismo balneare medio alto nelle
Marche.
Il quale,
dopo l’incendio ed i 15 giorni trascorsi da me in rianimazione non ha mai avuto
la faccia di chiamarmi, facendosi anche negare quando i miei cari chiedevano
informazione per capire le dinamiche e per capire come mai nonostante la
prognosi riservata lui avesse riaperto dopo 4 giorni dall’incendio, cercando di
nascondere e depistare le indagini preliminari della procura. Non vorrei
entrare in merito alle paghe e agli orari, perché è ormai chiaro che ci
troviamo davanti ad un problema comune per il 100% dei dipendenti del settore,
da sempre malato terminale.
Sono un
ragazzo di Salerno che ormai vive all’estero da più di 9 anni. Ultimamente
leggo tante notizie sulla carenza di personale, in alberghi ristoranti,
stazioni balneari, e le testimonianze dei giovani che non vogliono essere più
sfruttati. Vi racconto la mia ultima esperienza lavorativa in Italia che mi ha
fatto dire basta, me ne vado. Lavoravo in un lido (indica anche il nome ndr)
molto noto in città, lavoravo dalle 7 di mattina alle 7 di sera per 30 euro al
giorno con 30 minuti di spacco, il mio ruolo era bagnino ma tutto facevo tranne
quello: scaricavo le bibite, portavo lettini… e meno male che mai nessuno ha
avuto bisogno del mio aiuto perché stava per affogare. Ma il punto bello di
questo lavoro era che se pioveva non mi pagava! Dicendomi “oggi piove, non
guadagno, non ti posso pagare”.
Io è 10 anni
che lavoro in un baretto in spiaggia, in Sardegna. Il lavoro va sempre a gonfie
vele, il fatturato di aggira attorno ai 350.000 € l’anno (lo so per certo
perché una volta il tipo che controlla la cassa me l’ha detto in confidenza),
immaginate ciò che non viene fatturato. Part time, senza giorno libero, a
giorni alterni faccio 12 ore e 6 ore (media di 9 ore), pagamento fuori busta
non rendicontato, per cui non riesci a capire quanto ti sta pagando all’ora.
Nell’ufficio il capo ha una trita carte, in modo da eliminare qualsiasi prova
in caso di controllo.
Mio figlio
da qualche anno lavora in hôtels con contratti a termine. Hôtel turistici e
non. Paga base 30 ore settimanali, il resto si chiamano RIMBORSI. Lui fa il
portiere di notte, 8 ore a notte per 6 giorni, il che significa 48 ore. La paga
mensile dipende da questi fattori. Malgrado la fatica di una vita irregolare,
non avrà mai una pensione adeguata al lavoro che ha svolto. I colleghi e le
colleghe assunti stabilmente non se la passano diversamente. Meglio i sussidi
che il lavoro, esclamano inorriditi gli industriali?!?!?! Sono schifata. La mia
generazione ha combattuto per la parità dei diritti che ai nostri figli sono
negati. Certo, abbiamo combattuto contro i padroni. E adesso i padroni si sono
ripresi tutti gli spazi e pure ci fanno la morale!
Sono una
donna di 46 anni, ho sempre lavorato con dei part time che mi permettevano di
mantenere un equilibrio tra famiglia, (ho un figlio disabile) e tempo libero.
Con un
contratto in scadenza a maggio 2019 in una clinica privata, mi son trovata
“appiedata” nuovamente e, rimboccandomi le maniche velocemente, sono riuscita a
trovare lavoro presso una struttura alberghiera della mia zona, in riviera
romagnola. (…) Era un hotel a conduzione familiare (3 persone) di cui uno alla
reception, uno al servizio tavoli per colazione e uno in cucina per la
preparazione delle colazioni. In pratica era un hotel ma con servizio B&B
dal momento che non c’era servizio pranzo e cena. Serviva giusto una cameriera
ai piani, ovvero colei che si occupa delle pulizie delle stanze, rispondere
alle richieste degli ospiti e tutto ciò che serve al fine di dare un ottimo servizio
al cliente. C’erano 30 camere su 3 piani.
La titolare,
a colloquio mi disse che non c’era possibilità di giorno libero, che sarei
dovuta andare anche stando poco bene perché non avrebbero potuto prendere
nessuno per la mia copertura, che mi avrebbe segnato regolari 4 ore di lavoro,
ma sarebbero state molte di più, ovvero dalle 7 del mattino fino al termine
delle pulizie e di tutti i servizi. Calcolando la pulizia della hall, le 30
camere, le scale, ecc ecc. il termine del servizio poteva arrivare oltre le 10
ore (senza imprevisti). Il tutto per la cifra di 1200 €, a detta della
titolare. Se la stagione si fosse svolta con buoni guadagni, sicuramente mi
avrebbe dato qualcosina fuori busta. Presa dal bisogno di lavorare accettai,
lavorai a testa china e con grandissima fatica tutta la stagione, una stagione
bella rigogliosa ma io alla fine non vidi un euro in più. Mi sono detta “mai
più nella vita”.
Ho
rinunciato a lavorare in questo settore circa 3 anni fa, dopo circa 10 anni di
stagioni, quando devastato dal burnout e dallo stress accumulato sono caduto in
depressione e ho cominciato ad avere attacchi di panico. Purtroppo confermo
tutto quello che viene detto nelle vostre testimonianze e vi dico che avete
scoperto forse un 10% di tutto il MARCIO che c’è in questo settore. Controlli
dell’ispettorato del lavoro “organizzati”; quando offrono vitto e alloggio
inclusi spesso si tratta di pasti insufficienti e alloggi fatiscenti (a dir
poco) condivisi con 3-4 persone; impiego di lavoratori prevalentemente rumeni
che con uno stipendio di 1200€/mese riescono a comprarsi case e aziende in
Romania (usufruendo poi di tutti gli ammortizzatori sociali italiani quando le
stagioni sono ferme); sale ricevimenti che lavorano con il 90% del personale in
nero e pagamento della giornata in contanti a fine giornata lavorativa di
almeno 12 ore continuative senza pausa, e potrei continuare qui per ore…
Quando ho
cominciato a chiedere di avere quello che mi spetta per legge, giorno
libero-ferie-permessi…ho avuto porte in faccia da chiunque e per questo sono
disoccupato da 3 anni. Ora ho 34 anni, nonostante abbia ricoperto ruoli di
responsabile di sala, barman, sommelier. Sono stato sempre sfruttato e non ce
l’ho fatta più. È davvero assurdo che in questo settore non ci sia alcun
rispetto dei contratti di categoria, mentre in altri sia l’esatto opposto.
Per 11 anni
ho lavorato nel settore del turismo come stagionale, inizialmente come
animatore per poi passare a responsabile tecnico e ultimamente lavoravo anche
nella manutenzione delle strutture in cui mi trovavo. (…)
Vi illustro
brevemente la vita da animatore:
– sveglia
tutte le mattine non dopo le 8.00
– Per le
8.30 bisogna essere vestiti (divisa in ordine) e con colazione fatta altrimenti
sono affari tuoi.
– Per le
9.00 inizio delle varie attività (sport, fitness, contatto, corsi…)
– Alle 12.00
interruzione attività per fare il gioco aperitivo e subito dopo farsi trovare
all’entrata ristorante a dare il buon pranzo a tutti gli ospiti della struttura
– Per le
12.30 si va a mangiare, se sei fortunato mangi in un tavolo all’interno del
ristorante altrimenti segregati in qualche punto sperduto della struttura
– Finito il
pranzo, quindi ore 13.15 \14.00 gioco caffè e finito questo altro momento di
gioco bisogna ritrovarsi per fare le prove degli spettacoli ( anche a 40°) per
circa un’ora.
– Finite le
prove se ti va bene hai mezzora per fare un attimo di relax (ma ciò non avviene
mai se non in stagione inoltrata)
– Dalle
15,30 riprendono le attività fino alle 18.00
– Doccia
veloce e prepararsi per la lunga serata che in sequenza prevede: gioco
aperitivo, entrata ristorante, cena veloce, baby dance, spettacolo di 1 ora e
seconda serata che poteva essere balli di gruppo, Pianobar, discoteca…
– Finita la
seconda serata verso l’1,00 ritrovo nel teatro per un incontro tra animatori
per eventuali problemi da discutere e poi si cominciavano le prove degli altri
spettacoli e se ti andava bene per le 3.00 si finiva.
Non esiste
un sindacato che tutela questo settore, se ti fai male ti mandano a casa e
tanti saluti, se ti ammali è facile che dopo un paio di giorni ti “obbligano “
a tornare al lavoro, il giorno libero tante volte viene suddiviso in due mezze
giornate per loro convenienza. Tutte le sere hai spettacolo o attività quindi
non hai mai una serata per te. Le stanze adibite agli animatori non sono mai
dignitose. Non hai i tuoi spazi. Ma un altro aspetto sconcertante è la
retribuzione da fame: stipendi base da 400 a 900 euro. Se facciamo due conti:
30 giorni tolti 4 giorni liberi se ti va bene sono 26 giorni lavorativi al
mese, 26 giorni lavorativi per una media di 18 ore al giorno si parla di circa
450 ore in un mese. Con uno stipendio di 450 euro vuol dire che un animatore di
contatto alle prime armi prende 1 euro all’ora. Ma non è finita qui, se per
disgrazia vai a fare un controllo delle buste paga qui vengono i veri problemi,
agenzie prive di coscienza che si permettono di non pagare i contributi e tante
altre irregolarità che come è successo a me, ora mi trovo a debito dello stato
per un valore che si aggira intorno ai 2500 euro, tutto perché non siamo
tutelati.
Vi scrivo da
piccolo imprenditore schifato dal comportamento dei colleghi stagionali della
zona di Lignano Sabbiadoro. Ho in mano copie di contratto con 40 ore di lavoro
settimanali pagate con retribuzione base lorda 1.440 euro. Il problema è che i
titolari chiedono 10 ore al giorno da lunedì a venerdì e 12 sabato e domenica.
Totale 74 ore settimanali. La paga totale sale a euro 1.600 al mese totali.
Chiaramente la differenza rigorosamente in nero. Credo, da esperienza di
diversi anni che almeno il 50% operi in questo modo. Come mai non c’è alcun
controllo da parte delle autorità.
Ecco la mia
storia: laureato in Statistica ed Economia, durante l’università fin dal primo
anno facevo il cuoco in una grossa azienda di catering di Reggio Emilia. non
avendo esperienza di cucina, ma molta passione ho accettato contratto a
chiamata da 7,26 € all’ora, orario di lavoro mai definito con chiarezza, media
di 12 ore, spesso 18, è capitato più volte di lavorare 25/27 ore di fila (non
scherzo), ovviamente straordinari inesistenti essendo contratto a chiamata. Ho
lavorato per alcuni altri ristoranti e catering successivamente, tutto con il
metodo della busta paga leggera e poi il resto “te lo do in contanti”. Ora
lavoro in un ristorante, contratto a chiamata, non mi posso lamentare, ma non
c’è modo di crescere in quel posto: mi ha detto espressamente che non
esisteranno mai contratti indeterminati lì dentro. A settembre me ne vado nella
speranza di utilizzare la mia laurea.
Durante il
periodo di studi, dai 18 ai 26 anni ho lavorato presso diverse strutture,
campeggi, ristoranti, pizzerie, con mansione di barista/cameriere per poter
permettermi gli studi. E’ stato un susseguirsi di contratti o a chiamata o come
dipendente per 3 mesi. La paga chiaramente metà nero, metà in busta paga.
Permessi,
zero. Giorni di riposo, zero. Sono comunque sempre riuscito a trovare lavori
ben retribuiti, dall’ultimo in un ristorante che pagava 70€ a serata per 7/8
ore serali, contratto di 4 ore con annesso giorno di riposo, chiaramente mai
usufruito. O campeggi ben strutturati, paga: dalle prime buste 1300€ sino
all’ultima di 1700€ chiaramente senza mai giorni di riposo. Per la malattia, in
riviera funziona così: l’incidente deve figurare come avvenuto in casa,
altrimenti il medico deve segnare giorni di riposo. Quest’ultimo evento mi è capitato
durante una delle tante stagioni, il giorno dopo l’incidente con una sutura da
5 cm alla gamba, ero dietro il bancone. A fine mese, ho preso 60€ in più poiché
quei giorni andai comunque al lavoro, chiaramente senza divisa e con l’occhio
vigile ad eventuali controlli. Al più avrei detto che ero dietro il banco per
prendere oggetti di mia proprietà. I sindacati in questi casi si aspettano
denunce che raramente arrivano, poiché occorrono i testimoni, e nessuno si
sogna di farlo per non rischiare di non lavorare l’anno dopo.
Altro
aspetto, durante il servizio se sei cameriere lotti per le mance. Negli
alberghi grossi gli stessi si litigano i clienti, se non litigano fra di loro.
Essendo io l’ultimo arrivato, venivo “recintato” in zone della sala a bassa
affluenza di clienti, agli altri toccavano le zone buone, dove c’era più
possibilità di prendere più mance. A mance prendevo poco, 50€ la settimana
quando andava bene. Gli altri almeno il triplo/quadruplo. Delle volte succedeva
che se la mancia era alta, la si divideva con la cucina. Quando andava male
altri colleghi si vedevano decurtata la mancia di una somma che finiva nelle
tasche del proprietario.
Guai se
venivi beccato a consumare un frutto, un succhino di frutta o altro. Solo
acqua. Se eri stanco, io come gli altri del ristorante, ci davamo giù con
integratori e creatinina. Straordinari: tutto in nero. Se andavi bene erano 50€
per 4/5 ore (chiaramente se dovevi attaccare la mattina successiva allo
straordinario non si facevano sconti all’orario di entrata). Se andavi male ti
davano 30€ per 5 ore.
Sono un
giovane che lavora nel mondo dell’accoglienza turistica in Toscana. Qualche
anno fa mi sono trasferito in un piccolo borgo per aprire un piccolo b&b
sulle colline Aretine. Purtroppo la pandemia ha messo in forte crisi la mia
vita, l’incasso basta a malapena a coprire le spese d’affitto e quindi, con le
riaperture dei mesi scorsi, ho ricominciato a lavorare anche come cameriere in
un ristorante della zona, molto frequentato sia a pranzo che a cena. Il
contratto è a chiamata, il che vuol dire che in realtà lavoro 6 giorni su 7 con
orari che vanno dalle 18 alle 2/3 di notte ogni giorno. Il coprifuoco non
esiste, in quanto, essendo un borgo isolato, gli ospiti si sentono autorizzati
a tirare tardi e comunque, una volta battuto l’ultimo scontrino prima di
mezzanotte, possono continuare a bere pagando in nero e non vanno mai via prima
dell’una. Ovviamente poi resta da rassettare tutto e chiudere gli ombrelloni e
sistemare lo spazio esterno. Quindi in media si fanno 6/7 ore di lavoro al
giorno. Il proprietario paga 40 euro a servizio (pranzo o cena) e , se capita,
devi fare entrambi nello stesso giorno, quindi con turni che vanno dalle 12
alle 14 ore in cui corri come un matto per guadagnare dai 5 ai 6 euro l’ora.
Alle mie lamentele la prima risposta è stata che conveniva anche a me averle in
nero per poter poi chiedere i sussidi (cosa che, qualora fosse anche vera, non
toglie il loro dovere di pagarmi il giusto) e che comunque loro hanno avuto un
anno orribile e ora devono recuperare (e il rischio d’impresa dove sta? io sono
nella loro stessa situazione ma non è che non pago i fornitori perché devo
recuperare, mi sono rimboccato le maniche e sono tornato a lavorare come
cameriere, sperando in tempi migliori).
Non abbiamo
il controllo delle mance in quanto il proprietario le tiene per sé e le
ridivide a fine mese con criteri strani e oscuri, che comunque portano ad avere
un surplus di 70/100 euro, essendo le mance una prerogativa degli stranieri che
ora mancano.
Inoltre, a
causa del problema reale di non trovare personale per la stagione (dipeso dal
fatto che veniamo sfruttati), da un mese a questa parte sono da solo in sala,
con più di 50 coperti, poiché la ragazza che veniva prima e mi affiancava non
si è più presentata. Questo porta a dover servire un numero enorme di persone
da solo, letteralmente correndo in sala per stare dietro alla cucina e al
bancone del bar e arrivando a casa distrutto.
Unico lato
positivo è che ho perso 6/7 kg e sto facendo tanto cardio... ma questi ritmi
sono insopportabili da tenere 6 giorni su 7. Loro sostengono che la stagione è
così, lavori tanto in pochi mesi e ti riposi gli altri. Osservazione giusta se
però lo stipendio di quei pochi mesi estivi riuscisse a coprire la mia vita di
quelli invernali, cosa che ovviamente non è possibile.
Il Fatto Quotidiano di Marco
Travaglio

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