Questi i candidati papabili alla
Presidenza della Repubblica
Nell’ambito della non facile partita
per l’elezione del nuovo Capo dello Stato ci sono alcune candidature che
contano dell’investitura ufficiale di una forza o di uno schieramento politico,
e quindi si differenziano da quelle uscite, in maniera più o meno casuale, dal
segreto dell’urna. Gli ultimi a entrare nella lista sono stati Letizia Moratti,
Marcello Pera e Carlo Nordio, ovvero i nomi che sono entrati nella rosa del
centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono gli azionisti di
maggioranza della coalizione).
Nelle ultime ore l’attenzione si è
concentrata su Paolo Maddalena, l’ex giudice della Corte costituzionale che è
risultato il più votato nel primo scrutinio per l’elezione del Presidente della
Repubblica con 36 voti. Maddalena è il candidato degli ex M5s, confluiti ora
nel Gruppo Misto e nella componente “Alternativa c’è”, di cui fanno parte poco
più di 40 tra deputati e senatori. Ma è anche il caso di Luigi Manconi e Andrea
Riccardi, i cui nomi sono stati fatti rispettivamente da Europa Verde e
Sinistra italiana e dal Pd.
Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti è
vice presidente e assessore al Welfare della regione Lombardia. Nata a Milano
il 26 novembre 1949, laureata in Scienze politiche all'Università degli Studi
di Milano, vedova di Gian Marco Moratti, è stata la prima donna a ricoprire il
ruolo di presidente della Rai (1994-1996) e ad assumere la carica di sindaco di
Milano (2006-2011). Già Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della
Ricerca dal 2001 al 2006, come commissario delegato del Presidente del
Consiglio dei Ministri ha svolto un'azione determinante per l'assegnazione al
capoluogo lombardo di Expo 2015. Fino all'ottobre 2020 è stata presidente di
UBI Banca.
Originario di Lucca, 79 anni, docente
di filosofia della scienza, può essere considerato fra i massimi studiosi
italiani di K. R. Popper. Senatore dal 1996, prima nelle file di Forza Italia e
poi (dal 2008) in quelle del Partito della libertà, dal 2001 al 2006 è stato
presidente del Senato.
L’ultimo incarico l’ha ricevuto nelle
scorse settimane: consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla
morte di David Rossi, l’allora capo comunicazione di banca Mps precipitato
dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Una nuova esperienza che si
somma alle tante che hanno segnato la lunga la carriera di Carlo Nordio ,
magistrato per 40 anni, in pensione dal 2017 ma tuttora tra i protagonisti del
dibattito sulla giustizia. Trevigiano, 74 anni, Nordio ha mosso i primi passi
in magistratura nel 1977. Negli anni Ottanta ha condotto le indagini sulle
Brigate Rosse venete e sui sequestri di persona. Dieci anni dopo l’impegno si è
spostato sul fronte di Tangentopoli: mentre a Milano era la stagione più
fervida di Mani Pulite, lui ha messo sotto inchiesta con il sistema politico e
amministrativo veneto, anche le coop rosse. Ed è questa l’indagine che gli ha
dato la celebrità. Quando ormai sono trascorsi venti anni, è stata un’altra
inchiesta a portarlo sulle prime pagine dei giornali. Da procuratore aggiunto ,
ha coordinato le indagini sul Mose, che nel 2014 hanno portato a 35 arresti e a
un vero terremoto politico e amministrativo, travolgendo anche Giuseppe Galan,
per 15 anni governatore del Veneto. Il lavoro di magistrato non lo assorbe mai
completamente. Così Nordio è stato anche presidente della Commissione per la
riforma del Codice penale, con l’allora ministro della Giustizia il leghista
Roberto Castelli, e in seguito consulente di diverse Commissioni parlamentari.
Da ultimo si è schierato per il sorteggio per la composizione del Csm e firmato
i referendum di Radicali e Lega, a partire da quello sulla separazione delle
carriere tra giudici e pm, di cui è sempre stato fautore.
Nato a Napoli 86 anni fa, Maddalena è
un ex magistrato e vice presidente emerito della Corte Costituzionale. Il suo
mandato alla Consulta è terminato nel luglio 2011. È sostenuto dai grillini
“della prima ora”, staccatisi dai Cinque stelle, per le posizioni che ha
assunto contro l’euro e il sistema liberista.
I parlamentari di Europa Verde e
Sinistra Italiana voteranno presidente della Repubblica Luigi Manconi, già
senatore della Repubblica e presidente della commissione parlamentare
straordinaria per la tutela dei diritti umani e direttore dell’ufficio
nazionale anti discriminazioni razziali,
«Il mio profilo ideale è Andrea
Riccardi, per quello che rappresenta, per ciò che fa, per esperienza
istituzionale. È l’unico italiano che ha ottenuto il Premio Carlo Magno,
maggiore riconoscimento europeo». Lo ha detto il segretario del Pd Enrico
Letta, aprendo lo scorso fine settimana l’assemblea dei grandi elettori Pd.
Quando il 7 febbraio 1968 Riccardi, allora diciottenne studente del Liceo
Virgilio, si riuniva per la prima volta nell’oratorio della Chiesa Nuova, a
Roma - quella di San Filippo Neri - con alcuni altri liceali, mettendo le basi
di quella che sarebbe diventata la Comunità di Sant’Egidio, non sapeva certo la
strada che avrebbe fatto la Comunità in tutto il mondo operando per la solidarietà
verso gli ultimi e per la pace, fino a essere soprannominata l’”Onu di
Trastevere”, né tanto meno che un giorno il suo nome sarebbe stato valutato in
un vertice politico, quello del centrosinistra di oggi, come possibile
candidato per la Presidenza della Repubblica. Romano, 72 anni compiuti
esattamente una settimana fa, docente di Storia contemporanea e studioso della
Chiesa cattolica, Riccardi è stato anche ministro per la Cooperazione
internazionale e l’Integrazione nel Governo Monti, dal 16 novembre 2011 al 28
aprile 2013, e dal 22 marzo 2015 è presidente della Società Dante Alighieri. La
sua formazione e la sua attività nel campo sociale sono figlie dell’humus
cattolico negli anni del post-Concilio, quando la conoscenza del mondo della
povertà e marginalità nelle borgate romane lo portò a fondare quella Comunità
di Sant’Egidio, che oggi è diffusa il 70 Paesi e che opera in un ventaglio di
settori, dall’aiuto ai poveri, agli anziani, ai senzatetto, ai profughi e agli
immigrati - tra le prerogative della Comunità il lancio dei “corridoi
umanitari” -, fino alle mediazioni diplomatiche internazionali per la
risoluzione dei conflitti, specie nelle aree più disagiate del pianeta. Il suo
impegno per la pace lo ha visto mediatore nelle trattative per chiudere la
guerra civile in Mozambico. La pace, firmata a Roma il 4 ottobre 1992, è stata
frutto di oltre due anni di trattative svoltesi nella sede romana di
Sant’Egidio, che hanno valso a Riccardi e all’attuale cardinale di Bologna
Matteo Zuppi la cittadinanza onoraria del Mozambico. Negli anni seguenti,
l’impegno per la pace è proseguito su molteplici scenari, compresa la
promozione del dialogo tra religioni e culture diverse con gli annuali incontri
internazionali nel segno dello “spirito di Assisi”. Innumerevoli le
pubblicazioni da storico e saggista e anche i premi e le onorificenze ricevuti
in Italia e all’estero per la sua attività.
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