MATERA CAPITALE
MONDIALE DEL CRISTIANESIMO
e del Bel Canto
In mattinata su RAI1 ore 7.30 nella già nota trasmissione “Uno
Mattina” ascolteremo il soprano MARTINA TRAGNI, studentessa di Canto in
Conservatorio già vincitrice di molti concorsi, per l’occasione sarà
accompagnata al pianoforte dal Maestro Romolo Saccomanni.
Dalle 8.45 invece, inizierà la diretta su Rai 1 e TV 2000
della Messa celebrata da Papa Francesco dalla Città dei Sassi che vedrà
protagonista l’Orchestra Sinfonica di Matera (nuova Istituzione Concertistica
Orchestrale dal 2022) diretta per l’occasione dal Maestro Carmine Antonio
Catenazzo, insieme a più di 500 coristi delle diocesi materane.
LA STORIA DELLA MUSICA A MATERA
Egidio Romualdo Duni
Nato a Matera, dove fu battezzato l'11 febbr. 1708, da
Francesco, maestro di cappella della cattedrale cittadina, e Agata Vacca di
Bitonto, ricevette la prima istruzione musicale dal padre. Secondo la
tradizione, sarebbe entrato, all'età di nove anni, nel conservatorio di S.
Maria di Loreto a Napoli e sarebbe passato in seguito a quello della Pietà dei
Turchini, dove sarebbe stato allievo di F. Durante e avrebbe conseguito il
titolo di maestro di cappella. K. M. Smith (New Grove, p. 716) ha dimostrato
tuttavia che per l'incongruenza di fatti e date è impossibile che il Duni sia
stato allievo del Durante, perlomeno all'interno del conservatorio.
La prima notizia certa sulla sua attività di compositore
riguarda la rappresentazione dell'opera seria Nerone, avvenuta a Roma nel
maggio 1735. Stando ai Mémoires del Grétry, l'opera, seconda della stagione
dopo l'Olimpiade dei già celebre Pergolesi, ebbe un discreto successo. Giova
tuttavia ricordare che il successo del Nerone non è confermato da altre fonti:
secondo il Diario di Valesio, infatti, l'opera ebbe "poco plauso".
Nella successiva stagione di carnevale il Duni fece comunque
rappresentare un'opera a Roma, Adriano in Siria (teatro Tordinona, dicembre
1735), e una a Milano, La tirannide debellata (eseguita al teatro Ducale nel
1736). Intorno a quest'epoca il Duni si sarebbe recato a Vienna in missione
segreta, su incarico di un certo "cardinal C.". Dell'episodio, citato
da un'unica fonte non particolarmente attendibile, non si sono per ora trovate
conferme.
Il suo Demofoonte fu rappresentato a Londra nel maggio 1737,
ed è molto probabile che il compositore fosse presente. Fu in seguito in
Olanda, dove si immatricolò all'università di Leida il 22 ott. 1738. Nella
stessa città (ma ovviamente in epoca precedente) era stato costretto a
ricorrere alle cure del più celebre medico dell'epoca, H. B. Boerhaave, in
quanto andava soggetto, come narra Goldoni nelle sue Memorie (p. 381), ai
"vapori ipocondriaci".
Il "savio olandese" gli prescrisse semplicemente
"di montare a cavallo, di divertirsi, di far la sua vita consueta e di
guardarsi bene da qualsiasi specie di medicamento"; cura, questa, che
piacque molto a Goldoni, a cui il Duni la descrisse quando si conobbero alla
corte di Parma nel 1756. Il veneziano fu anzi cosi colpito dalla figura
dell'illustre dottore da indurre il musicista a fargli "una descrizione
particolareggiata dei suoi costumi e delle sue abitudini" e a parlargli
"di sua figlia, madamigella Boerhaave, ch'era giovane, ricca, bella e
ancora da marito"; e da questi racconti trasse l'ispirazione per la
commedia Il medico olandese.
Nel gennaio 1739 il Duni era a Milano, dove una sua opera fu
rappresentata al teatro Ducale, mentre altre furono messe in scena a Firenze,
al teatro della Pergola, dal 1740 al 1744. L'episodio, riferito dalla maggior
parte delle biografie, secondo il quale il Duni sarebbe stato assalito nei
pressi di Milano da una banda di ladri, con il conseguente aggravarsi della sua
instabilità psichica, non trova conferma nelle fonti. Anche un suo presunto
ritorno a Matera e un viaggio a Venezia, che sarebbero entrambi di questo
periodo, non sono seriamente documentati. La sua nomina, viceversa, a maestro
di cappella nella basilica di S. Nicola a Bari è attestata dalla
"conclusione capitolare" del 16 dic. 1743, in cui il Duni viene
definito "professore di molta perizia e di ottima indole". Forse
proprio per dimostrare quella "molta perizia" scrisse un oratorio, il
Giuseppe riconosciuto, su libretto di Metastasio. Degli altri due oratori che
sarebbero stati da lui composti, Il sacrificio d'Isacco e Atalia quest'ultimo
tratto dalla tragedia di Racine, non rimane traccia.
Nel 1746 venne rappresentato a Napoli Catone in Utica, già
eseguito a Firenze nel 1740. Ma fu probabilmente il brillante successo delle
due opere Ipermestra e Ciro riconosciuto, entrambe rappresentate a Genova nel
1748, ad attirare l'attenzione di qualche autorevole personaggio della corte di
Parma. Nel 1749 infatti il Duni entrò al servizio di Filippo di Borbone, duca
di Parma fratello del re di Napoli Carlo. Ebbe il titolo ufficiale di maestro
di cappella di corte e fu maestro di musica della figlia del duca, Isabella,
che andò poi sposa a Giuseppe d'Asburgo Lorena. A Parma egli compose ancora
un'opera seria, Olimpiade (carnevale 1755). Ma l'atmosfera francesizzante e
innovatrice di quella corte (il duca era il genero di Luigi XV), alla quale
molto contribuiva la personalità di G.-L. du Tillot (all'epoca "intendente
generale della casa di Sua Altezza Reale" e non, come si è spesso
erroneamente ripetuto, sovrintendente agli spettacoli; quest'ultima carica,
come ci informa Goldoni, era invece affidata al "signor Jacobi") e
soprattutto l'incontro con Goldoni, che arrivò a sua volta a Parma nel 1756,
determinarono a questo punto un mutamento di rotta e uno spiccato interesse per
il teatro francese. è dubbio che il Duni abbia musicato i due testi di Ch. S.
Favart, La chercheuse d'esprit e Ninette à la cour: l'unica prova a favore è
l'esistenza di un libretto dal titolo La semplice curiosa, versione italiana de
La chercheuse d'esprit, rappresentato a Firenze nel 1751.
Di altre esecuzioni pubbliche o private non rimane traccia.
è certo invece che il Duni musicò, nel 1756, il primo dei tre libretti per
opera buffa commissionati a Goldoni dalla corte di Parma. Si trattava de La
buona figliola, che, come nota lo stesso Goldoni, "fu più fortunata nelle
mani del Piccinni"; tuttavia "l'opera piacque molto, e avrebbe potuto
piacere anche di più se l'esecuzione fosse stata migliore". Questo
successo evidentemente incoraggiò il Duni e lo indusse a mirare più in alto,
scrivendo un'opera addirittura per Parigi. Jean Monnet, direttore
dell'Opéra-Comique di Parigi, ci informa infatti nelle sue memorie di aver
ricevuto nell'autunno del 1756 la richiesta, da parte della corte di Parma, di
un libretto francese. Così nacque Le peintre amoureux de son modèle (1757), su
testo di Louis Anseaume, rappresentato a Parigi con un brillante e duraturo
successo.
Il Duni fece precedere la partitura da un avertissement in
cui prendeva posizione nell'annosa querelle sulla musica italiana confutando
l'opinione espressa da Rousseau nella celebre Lettre sur la musique française
del 1753 (che, cioè, la lingua francese fosse inadatta ad essere rivestita di
note, mentre quella italiana era di gran lunga più armoniosa e più adatta al
canto) e rendendo anzi omaggio alla lingua francese che gli aveva fornito
"le melodie, i sentimenti, le immagini". Questo culto del francese,
vero o pretestuoso che fosse, rimase da allora un elemento centrale della sua
arte, e fin dal 1761 il Grimm osservava che, sebbene il Duni fosse straniero,
"non gli capitava mai di violare nella sua musica la prosodia
francese". La sua posizione filofrancese gli procurò l'inimicizia di
Rousseau, mentre fu invece molto apprezzato da Diderot, di cui divenne amico e
presso il quale introdusse Goldoni, dissipando l'incomprensione che si era creata
fra i due. Di questa amicizia e dell'entusiasmo di Diderot nei suoi confronti
rimane viva testimonianza in Le neveu de Rameau. Fu comunque subito evidente
che Le peintre non era, come Monnet aveva annunciato, la rielaborazione di un
intermezzo italiano, ma era stato certamente concepito in francese. Sebbene il
linguaggio musicale sia nettamente italiano, la partitura contiene parecchi
vaudevilles, com'era d'obbligo scrivendo per la Foire, e anzi termina con un
vaudeville obbligato. Aveva insomma tutti gli ingredienti di un'opéra-comique
modello, e infatti rimase in auge per molti anni.
Forte del successo ottenuto, il Duni abbandonò la corte di
Parma (che gli concesse tuttavia un vitalizio) e si stabili a Parigi, dove
sposò l'attrice francese Catherine Elisabeth Superville e ne ebbe nel 1759 il
figlio Jean-Pierre, mediocre compositore.
Negli anni successivi la sua fama crebbe considerevolmente
grazie a una serie di opere di successo, la più importante fra le quali fu
L'isle des foux (1760), tratta dall'Arcifanfano di Goldoni. In esse veniva
perfezionata la fusione tra elementi italianeggianti (come le ariette) ed
elementi francesi (come gli ensembles) e si evidenziavano le caratteristiche di
uno stile descrittivo, pittoresco, più tardi addirittura larmoyant (L'école de
la jeunesse, 1765).
Nel 1761 il Duni lasciò la Foire e divenne direttore
musicale della Comédie-Italienne (carica creata espressamente per lui da
Favart), con uno stipendio di 1.000 franchi l'anno. Nonostante questa
prestigiosa carica i suoi ultimi anni di attività (si ritirò nel 1770) non
furono felici. Mentre alcune sue opere continuarono a riscuotere notevole
successo (La fée Urgèle, 1765, su libretto di Favart; La clochette, 1766, su
libretto di Anseaume), altre furono un totale fallimento (La plaideuse ou Le
procès di Favart e La nouvelle Italie di Jean Galli di Bibbiena, entrambe del
1762); a ciò si aggiunsero tensioni e malumori con critici e librettisti. Già
nell'agosto del 1761 sul Mercure de France comparve una sua risposta indignata
alle critiche negative alla sua opera La bonne fille, del giugno 1762. Una
lettera del gennaio 1762 - pubblicata da Tiersot - indirizzata dal Duni
all'abate Voisenon rivela che i rapporti del musicista con Favart (che non gli
aveva ancora dato il terzo atto de La plaideuse e che egli accusava in sostanza
di averlo ingannato, non mantenendo fede agli impegni presi) erano assai tesi
all'epoca. Nel 1766, allorché fu rappresentata l'opera La clochette, il Grimm,
che pure la trovò "graziosa", scrisse che era "di un gusto un
po' sorpassato e di uno stile un po' debole" e aggiunse: "il nostro
buon papà Duni non è più giovane; le idee cominciano a mancargli ed egli lavora
ormai soltanto col mestiere". Sembra che fra il 1766 e il 1768 egli
tornasse in Italia per un viaggio del quale però mancano notizie. Nel 1767
assistette a Marsiglia, probabilmente sulla via del ritorno, a un'esecuzione di
La fée Urgèle.
Dopo il suo ritorno a Parigi, seguito dalla rappresentazione
delle due opere Les moissoneurs e Les sabots (rispettivamente gennaio e ottobre
1768), che ebbero peraltro un buon successo, Grimm tornò alla carica con parole
ancor più velenose, scrivendo che il Duni "avrebbe fatto bene a rinunciare
a comporre, dal momento che il suo viaggio in Italia non era servito a rinfrescargli
le idee". Gli consigliava in sostanza di ritirarsi e di lasciare il campo
a Philidor e a Grétry, ciò che egli fece nel 1770, dopo la rappresentazione
della sua ultima opera Thémire (26nov. 1770). Nel 1770 gli era stata concessa
dalla Comédie-Italienne una pensione che egli comunque integrò continuando a
dare lezioni fino alla morte, che lo colse cinque anni dopo.
Mori a Parigi l'11 giugno 1775.
I TALENTI CONTEMPORANEI DEL CONSERVATORIO
Alberto Urso, Laurea Magistrale, consegue il Titolo di
Cantante Lirico, il 25 Maggio 2019 partecipa e vince al noto Talent Show di
Canale 5 “AMICI di Maria De Filippi”.
Enrica Musto, studentessa dello stesso Conservatorio,
ventunenne, il 14 dicembre dello stesso anno, partecipa e vince al Talent Show
“Tu sì che vales” della stessa Maria De Filippi con Gerry Scotti, Teo
Mammuccari, Rudy Zerbi e Sabrina Ferilli, con un esemplare esibizione di canto
lirico del famoso brano, “C’era una volta il West” del grande Maestro Ennio
Morricone, ricevendo un tripudio di applausi.
Originaria di Montemiletto (Avellino) paese di circa 5 mila
abitanti, studia canto dall’età di 12 anni, mentre a 14 si trasferisce a Matera
per proseguire gli studi al noto Conservatorio E.R.Duni, con lo stesso Maestro
Francesco Zingariello, raggiungendo la Laurea in Canto Lirico.
Dody Battaglia, noto chitarrista dei “POOH” riceve la Laurea
ad Honorem nello stesso anno, nello stesso Conservatorio.
Martina Tragni, di Altamura, Cantante lirica (Soprano)
Laureata in Pianoforte Principale sempre allo stesso conservatorio, colleziona
partecipazioni e riconoscimenti per la sua dote canora in giro per l’Italia,
orgogliosa della sua formazione musicale Materana.
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