RAFFAELE FITTO
MINISTRO DEGLI AFFARI EUROPEI E DEL PNRR
Procedimenti
giudiziari
Inchiesta "La Fiorita" per
tangenti in sanità
Nel 2006
Fitto è stato indagato dalla Procura di Bari a seguito del finanziamento di
500.000 euro da parte di Tosinvest, società di Antonio Angelucci, alla lista La
Puglia prima di tutto creata dallo stesso Fitto in occasione delle elezioni
regionali del 2005. Secondo la Procura, tale somma sarebbe stata una tangente
pagata per ottenere dalla Regione Puglia la gestione di undici residenze
sanitarie assistite nell'ambito di un appalto da 198 milioni di euro.
Il 20 giugno
2006 la Procura di Bari ha chiesto alla Camera dei deputati l'autorizzazione a
procedere con gli arresti domiciliari di Fitto, nel frattempo diventato
deputato. La Camera ha respinto l'autorizzazione all'arresto con 457 voti
favorevoli su 462 presenti. Il 12 ottobre 2009 la Procura di Bari ha chiesto il
rinvio a giudizio per Fitto, insieme a numerosi altri imputati, ritenuto
colpevole di associazione per delinquere, peculato, concussione, corruzione,
falso, abuso d'ufficio e illecito finanziamento ai partiti. L'11 dicembre 2009
il giudice dell'udienza preliminare ha rinviato a giudizio Fitto per abuso
d'ufficio, due episodi di corruzione, finanziamento illecito ai partiti,
peculato e un altro abuso e lo ha prosciolto per gli altri reati.
Il 12
febbraio 2013 Fitto è stato condannato in primo grado a quattro anni di
reclusione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici per i reati di
corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d'ufficio, venendo
assolto per gli altri capi d'imputazione. Il 29 settembre 2015 viene assolto in
appello perché "il fatto non sussiste".
Nel 2017 la
Corte di cassazione ha confermato l'assoluzione, riconoscendo tuttavia «il
diritto della Regione Puglia al risarcimento del danno». A febbraio 2020 si è
pertanto aperto il procedimento civile presso il Tribunale di Bari, che vede Fitto
contrapposto alla Regione Puglia per un ammontare di 189.000 euro più gli
interessi.
L'inchiesta sulla gestione delle RSA
Complessivamente,
i procedimenti civili che vedono Raffaele Fitto contrapposto alla Regione
Puglia sono quattro, per un contenzioso di circa 21 milioni di euro.
Tale cifra è
in gran parte legata alla vicenda, che peraltro sul piano penale si è conclusa
con un proscioglimento, dell'affidamento a privati di cinque residenze
sanitarie assistenziali (RSA) pubbliche per effetto di una delibera della
giunta regionale del 2004 che evidenziava carenze di personale pubblico, in
contrasto con le dichiarazioni raccolte dai dirigenti sanitari secondo i quali
la gestione pubblica diretta sarebbe stata possibile senza difficoltà. Per tale
vicenda la Corte di appello civile è stata chiamata a decidere sulla richiesta
di risarcimento presentata dall'avvocatura della Regione Puglia, per un
ammontare di 21 milioni di euro.
Nel luglio
2021 i giudici hanno emesso una sentenza di condanna al risarcimento di 454.000
euro da parte di Fitto alla Regione Puglia, con la quale, pur riconoscendo che
l'on. Fitto non aveva provocato alcun danno patrimoniale, ha affermato la
sussistenza del danno morale; tale statuizione è stata impugnata dall'on. Fitto
innanzi alla Corte di Cassazione che non si è ancora pronunciata.
La Corte di
Appello di Bari con due pronunce, rispettivamente dell'aprile e del giugno del
2022 ha respinto le richieste risarcitorie proposte dalla Regione, sicché allo
stato sono ancora pendenti due giudizi.
Inchiesta sul fallimento Cedis
Il 3
febbraio 2009, Raffaele Fitto è stato rinviato a giudizio con l'accusa di
concorso in turbativa d'asta e di interesse privato del curatore fallimentare
per aver venduto a prezzo di favore (per sette milioni di euro, a fronte di un
valore stimato di 15,5 milioni di euro) la società commerciale Cedis, all'epoca
dei fatti in amministrazione straordinaria, a un contraente predeterminato (la
società Sviluppo Alimentare, riconducibile all'imprenditore Brizio Montinari)
durante la sua presidenza della Regione Puglia.
Prima
dell'avvio del processo Fitto accusò i magistrati inquirenti di essere "un
manipolo di legionari" e ne denunciò l'operato presso il Consiglio
Superiore della Magistratura che, il 4 aprile 2009 archiviò la denuncia e aprì
un nuovo fascicolo per ingerenze politiche sull'operato dei magistrati. Alla
fine di marzo, infatti, il guardasigilli Angelino Alfano, compagno di partito
di Fitto, all'epoca dei fatti anche Ministro della giustizia, aveva disposto
un'ispezione ministeriale presso la Procura di Bari. L'ispezione aveva
determinato un'indagine per abuso d'ufficio a carico dei due ministri, poi
archiviata.
Il 6 luglio
2012 il pubblico ministero ha chiesto il proscioglimento di Fitto per
intervenuta prescrizione dei reati. Dopo la rinuncia dello stesso Fitto alla
prescrizione, questi è stato assolto il 22 ottobre successivo "per non
aver commesso il fatto".
I SUOI CAMBI DI PARTITO:
Dal DC dal 1988 al 1994
PPI (1994-1995)
CDU (1995-1998)
CDL (1998-2001)
FI (2001-2009)
LPPdT (2005-2015)
PdL (2009-2013)
FI (2013-2015)
Oltre con Fitto (2015)
CoR (2015-2017)
NcI (2017-2018)
DI (2017-2019)
Fratelli d'Italia (dal 2019)
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