GIGGINO “A
CARTELLETTA” ALLA RIBALTA GRAZIE A DRAGHI

Dagli uffici della Commissione europea rispunta Luigi di
Maio. L’ex ministro degli Esteri italiano, che non è stato rieletto in
Parlamento alle ultime elezioni e che aveva guidata la scissione dall’M5S, è in
corsa – con parecchie chance di riuscita – per un incarico europeo.
Quale? Quello di Inviato Speciale Ue per la Regione del
Golfo Persico. La decisione sarà presa a breve. Nelle prossime settimane. Ma Di
Maio è entrato in una “short list” composta di quattro nomi: il suo, appunto,
quello del greco Dimitris Avramopoulos (ex ministro ed ex commissario europeo),
il cipriota Markos Kiprianou (ex ministro degli Esteri) e infine un ex ministro
degli esteri slovacco.
La candidatura italiana appare quella più accreditata. Anche
perché rappresenta il Paese più “grande” dei quattro. Ed è maturata nelle
settimane finali del governo Draghi. L’ex premier – negli ultimi colloqui estivi
con i rappresentanti di Bruxelles – aveva dato il suo benestare.
La scorsa settimana si sono chiuse le audizioni dinanzi ad
un panel di esperti incaricato di valutare i “concorrenti” e nei prossimi
giorni verrà formulata una proposta all’Alto Rappresentante per la politica
estera, lo spagnolo Josep Borrell. La scelta finale in effetti spetta proprio
al capo del Seae (Servizio europeo per l’Azione esterna). E nelle preferenze
dell’esponente spagnolo, Di Maio figura al primo posto.
Fu lo stesso Borrell circa nove mesi fa ad annunciare la
decisione di incaricare «un inviato speciale dell’Unione europea per la regione
del Golfo, perché sappiamo che le questioni di sicurezza in quest’area – nel
più ampio Medio Oriente – sono molto importanti per noi». E il riferimento era
all’Iran, allo Yemen e alla questione energetica. Ossia al petrolio. Anzi, con
la guerra in Ucraina l’esigenza di stabilire nuove relazioni proprio in virtù
degli acquisti petroliferi si è intensificata. Ed è diventato centrale.
La scelta spetta dunque quasi esclusivamente all’Alto
Rappresentante. Tanto che la questione non è ancora arrivata sul tavolo del
nuovo governo italiano. Che potrebbe dunque rimanere all’oscuro e non essere
coinvolto. Lunedì però si terrà il Consiglio dei ministri Ue degli Esteri con
Antonio Tajani ed inevitabilmente la questione verrà trattata almeno ad un
livello informale.
Per l’esecutivo di Meloni potrebbe però rappresentare un
altro schiaffo dopo quelli ricevuti in questi giorni dalla Francia sul caso
migranti. Anzi, qualcuno lo interpreta proprio come un’ulteriore prova della
distanza tra Bruxelles e la maggioranza di centrodestra.
Nelle “pagelle” è stata valutata anche la circostanza che
proprio Di Maio fu protagonista di un duro scontro con Arabia Saudita e Emirati
Arabi. Due anni fa l’allora governo Conte decise di bloccare la vendita di armi
italiane a quei due Paesi. La reazione fu durissima, soprattutto da parte di
Abu Dhabi che rispose con una sorta di embargo di tutti i prodotti italiani.
L’allora ministro degli Esteri dovette spendere molto tempo e qualche visita
nei due Paesi per recuperare i rapporti.
Ma da allora molta acqua è passata sotto i ponti. E per la
Commissione, l’ex capo della Farnesina può essere il profilo migliore per
trattare con gli Stati del Golfo Persico. E aiutare a strappare prezzi più
vantaggiosi nelle forniture di petrolio.
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