25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE
MATERA PRIMA CITTÀ DEL MEZZOGIORNO
INSORTA IN ARMI CONTRO IL
NAZIFASCISMO

L'insurrezione di Matera fu un episodio accaduto a Matera il
21 settembre 1943 durante la seconda guerra mondiale. Nel corso degli scontri
con i militari tedeschi persero la vita 26 persone, di cui 18 civili. Matera fu
la prima città del Mezzogiorno a insorgere contro il nazifascismo.
Contesto storico
Subito dopo l'annuncio dell'armistizio di Cassibile, l'8
settembre 1943, i fascisti abbandonarono il palazzo della Milizia Volontaria
per la Sicurezza Nazionale che fu temporaneamente occupato dai soldati tedeschi
appartenenti al Primo Battaglione della Prima Divisione Paracadutisti e
capeggiati dal maggiore Wolf Werner Graf von der Schulenburg, che in un
rapporto redatto dal capitano inglese R.L. Stayer per conto del War Crime Group
di Padova, verrà inserito in un elenco di nazisti da "rintracciare e
catturare" in quanto responsabile della strage di Matera e dell'eccidio di
Pietransieri, un'altra strage compiuta dall'esercito tedesco il 21 novembre
1943 nel comune di Roccaraso. Durante gli ultimi giorni di permanenza dei
tedeschi in città, la popolazione materana divenne sempre più esasperata dai
saccheggi e dai soprusi compiuti dagli invasori che si preparavano alla
ritirata.
Con il passare dei giorni la situazione si fece sempre più
tesa e cominciarono i rastrellamenti e gli arresti di civili e militari
rinchiusi dai tedeschi nel Palazzo della Milizia, tra cui Natale Farina e
Pietro Tataranni, due soldati materani di ritorno dal fronte arrestati il 21
settembre.
La scintilla che fece precipitare una situazione di già alta
tensione avvenne nel primo pomeriggio dello stesso giorno, quando ci fu un
conflitto a fuoco tra due militari italiani e due soldati tedeschi che si
trovavano in una gioielleria, in cui ebbero la peggio questi ultimi due. I
testimoni dell'episodio, sapendo di rischiare una dura rappresaglia, cercarono
di nascondere i due cadaveri ma non servì perché i nazisti insospettiti da
strani movimenti si accorsero di quanto accaduto. Subito dopo un militare
austriaco che si trovava in una sala da barba fu accoltellato da un altro
cittadino materano, Emanuele Manicone, che appena compiuto il gesto corse per
le strade per chiamare a raccolta i suoi concittadini affinché corressero alle
armi.
Seguirono circa tre ore di violenta guerriglia; il
sottotenente Francesco Paolo Nitti per proteggere la cittadinanza decise di
armare sia i militari che i civili dislocandoli in varie zone strategiche della
città, tra cui la Prefettura; ne seguirono diversi conflitti a fuoco in cui
persero la vita i civili Eustachio Guida, Francesco Paolo Loperfido ed
Eustachio Paradiso, oltre ad Antonio Lamacchia, un pastore ucciso già la
mattina del 21 nelle campagne a sud della città. Dal campanile della chiesetta
della Mater Domini un cittadino materano, Nicola Di Cuia, fece fuoco sui nemici
impedendo loro di avvicinarsi alla Prefettura, e numerosi furono i casi di
cittadini intervenuti spontaneamente contro il nemico. Nei pressi della caserma
della Guardia di Finanza vi furono altri lunghi momenti di guerriglia, con i
finanzieri accorsi in aiuto dei cittadini materani; rimasero uccisi il
finanziere Vincenzo Rutigliano (insignito della medaglia di bronzo al valore
militare e a cui è dedicata l'attuale caserma cittadina della Guardia di
Finanza), il civile Emanuele Manicone, che nel frattempo era stato incaricato
dai finanzieri di guardia al magazzino centrale di chiamare i rinforzi presso
il Comando, ed il farmacista Raffaele Beneventi che si trovava dietro la
finestra della sua abitazione posta nei pressi della caserma della Guardia di
Finanza e fu colpito dalle raffiche di mitragliatrice dei tedeschi.
Gli invasori assediarono anche il palazzo dell'elettricità
per lasciare la città al buio e nelle operazioni di occupazione uccisero i
civili Raoul Papini, Pasquale Zigarelli, Michele e Salvatore Frangione e
ferirono Mirko Cairola.
La strage di Matera
Tuttavia il peggio doveva ancora accadere, infatti
immediatamente prima di abbandonare la città i nazisti fecero saltare in aria
il Palazzo della Milizia, ormai divenuto una prigione, con al suo interno
sedici persone tra civili e militari, delle quali solo una si salvò. Dopo la
strage, conosciuta anche come strage della milizia, furono recuperati i corpi
di tredici persone, di cui dieci identificate, ma la testimonianza dell'unico
superstite porterà a stabilire che le vittime dell'esplosione furono
complessivamente quindici.
L'insurrezione del popolo materano impedì ai tedeschi in
ritirata di radere al suolo molti palazzi della città, ed evitò inoltre il
bombardamento sulla città da parte degli alleati, che giunsero a Matera
provenienti da sud immediatamente dopo quella tragica giornata.
Monumenti
A ricordo degli avvenimenti nella città sono stati eretti
vari monumenti: un cippo in marmo nei pressi del palazzo della Milizia, una
lapide in via Cappelluti sulla facciata laterale della Camera di commercio dove
era la sede della Guardia di Finanza, una lapide in via Lucana dove vi era il
palazzo della Società Elettrica ed infine una lapide sulla facciata laterale
del palazzo del Governo recante la scritta:
«Nel tragico giorno 21–IX-1943 mentre i tedeschi devastatori
compivano orrenda strage di ostaggi innocenti il popolo materano sorto in armi cacciava
il feroce nemico e col sacrificio dei suoi animosi figli si ridonava alla
libertà. Monito agli oppressori. Incitamento agli oppressi.»
Inoltre davanti al palazzo comunale è stato realizzato il
monumento alla resistenza per Matera, composto da sei sculture bronzee eseguite
dall'artista Vittorio Basaglia; infine il campo sportivo cittadino, all'epoca
intitolato a Luigi Razza, fu ribattezzato stadio XXI settembre per ricordare
questa drammatica giornata.
Strade della città portano il nome delle vittime
dell'insurrezione.
Onorificenze
Medaglia d'oro al
valor civile
Il 19 agosto 2016 è stata conferita alla città la Medaglia
d'oro al valor civile[1], consegnata dal Presidente della Repubblica Sergio
Mattarella durante una cerimonia svoltasi al Quirinale il 17 novembre 2016.
«Durante gli ultimi giorni di permanenza dei tedeschi in
città, la popolazione materana, sempre più esasperata dalle distruzioni, dai
saccheggi e dai soprusi compiuti dagli invasori che si preparavano alla
ritirata, si rese protagonista di atti di eroismo e di martirio per contrastare
la violenza perpetrata dagli occupanti, sia nel centro urbano che nelle
campagne, che causò rastrellamenti e numerose vittime innocenti. Splendido
esempio di identità comunitaria e alto spirito umanitario, orientati ad
affermare i valori di libertà e giustizia. Settembre 1943 - Matera.»
Medaglia d'argento al
valor militare
In virtù dei sacrifici della popolazione, la città di Matera
è stata insignita della Medaglia d'argento al valor militare. Tale onorificenza
venne conferita il 21 settembre 1966 dal Ministro della Difesa Roberto
Tremelloni e consegnata tre anni dopo dal suo successore Luigi Gui, il quale
decorò della medaglia il gonfalone della città e scoprì una lapide con
l'iscrizione:
«Matera prima città del Mezzogiorno insorta in armi contro
il nazifascismo addita l'epico sacrificio del 21 settembre 1943 alle
generazioni presenti e future perché ricordino e sappiano con pari dignità e
fermezza difendere la libertà e la dignità della coscienza contro tutte le
prevaricazioni e le offese.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme
ordinaria Medaglia d'argento al valor
militare
«Indignati dai molteplici soprusi perpetrati dal nemico,
gruppi di cittadini insorsero contro l'oppressore e combatterono con
accanimento, pur con poche armi e munizioni, per più ore, senza smarrimenti e
noncuranti delle perdite. Sorretti da ardente amor di Patria, con coraggio ed
ardimento, costrinsero l'avversario, con aiuto di elementi militari, ad
abbandonare la Città prima dell'arrivo delle truppe alleate. Città di Matera,
21 settembre 1943.»
Medaglia di bronzo al
valor militare
Vincenzo Rutigliano 41 anni, militare della Guardia di
Finanza, ucciso dai tedeschi durante i combattimenti.
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