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32° ANNIVERSARIO DELLA VISITAZIONE DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

NELLA CITTÀ DI MATERA 27 APRILE 1991

Matera rivive per la 32^ volta un evento che ha lasciato un segno indelebile in città e nell’animo di ogni singolo cittadino, tanto da ricordarlo puntualmente e regolarmente ogni anno alla sua scadenza.

La data del 27 aprile 1991 è considerata ormai una data storica per la città di Matera e per i materani, il motivo che ha reso indimenticabile questa data è la visita di Papa Giovanni Paolo II (Papa Wojtyla) nella Città dei Sassi (il ritorno di un Papa a Matera dopo la permanenza di qualche mese di Papa Urbano II nell’ottobre del 1093) di un sabato piovoso ed uggioso, ma nonostante le avverse condizioni metereologiche, una gran folla assiepata lungo tutto il tragitto, attese con impazienza il passaggio della Papamobile con a bordo il Santo Padre. Il Pontefice, dopo l’atterraggio del suo elicottero sul belvedere di Murgia Timone, cominciò il suo itinerario, dai Sassi alla Cattedrale, e successivamente in piazza della Visitazione (ribattezzata proprio in questa occasione) per il tradizionale discorso e saluto, successivamente si diresse presso la Casa di Riposo “Brancaccio” per il pranzo ed il meritato riposo.

Nello stesso giorno (27 aprile) dell’anno 2014, esattamente a distanza di 23 anni, Papa Giovanni Paolo II fu proclamato Santo da Papa Francesco, l’attuale Pontefice, un caso o una premonizione? Ci piace pensare che questo, per la città di Matera, sia stato un cenno divino, a protezione e devozione verso il popolo Materano, che con fede e cristianità, lo ha accolto a braccia aperte. Intanto successivamente, Papa Francesco, su invito di Mons. Pino Caiazzo, arcivescovo della diocesi di Matera-Irsina, espresse la volontà di partecipare al Congresso eucaristico nazionale che nell’anno 2022, si è tenuto a Matera, precisamente il 25 settembre, garantendo la sua presenza.

Questo il discorso del Santo Padre rivolto alla moltitudine di Materani presenti:

“Fratelli e sorelle,

Sono lieto di essere nuovamente tra voi. A oltre dieci anni dal mio precedente passaggio in questa Regione in occasione del tremendo sisma che creò innumerevoli danni alle persone e alle strutture, torno per ripetervi il mio affetto e la mia stima. So con quanto impegno voi avete lavorato in questo tempo per ricostruire la vostra città; mi è nota anche la determinazione che vi anima nel portare a compimento quanto resta ancora da fare.

Saluto voi, cittadini di Matera, che gremite questa piazza facendola risuonare del vostro entusiasmo, saluto le autorità civili e militari e tutti coloro che sono giunti dai dintorni o che in questo momento sono uniti a noi attraverso la radio. Saluto l’Arcivescovo della vostra Città, Monsignor Ennio Appignanesi e l’intera Comunità diocesana. Ringrazio l’Onorevole rappresentante del Governo italiano per il cordiale benvenuto che mi ha rivolto. Sono grato anche al Signor Sindaco per le sue calorose espressioni di omaggio a nome dell’intera cittadinanza. Ringrazio tutti voi, qui presenti, per l’affettuosità dell’accoglienza e abbraccio spiritualmente tutte le sei Diocesi della Lucania.

La mia prima parola è di cristiana solidarietà, di speranza e di incoraggiamento a proseguire nel cammino di ricostruzione materiale, morale e civile, da voi intrapreso con ardore dopo il terribile evento. Siate perseveranti e tenaci superando ogni ostacolo e difficoltà! Quando si ha solida fede in Dio e non si perde la fiducia nelle proprie forze, si riesce ad ottenere molto di più di quanto si pensi.

Voi, abitanti di Matera e della Provincia, siete temprati da un’esperienza secolare ad affrontare grandi e piccoli disagi, a non piegarvi davanti alle avversità e alle forze della natura. Siete una popolazione laboriosa, paziente, silenziosa, profondamente umana e cristiana. È ben giusto che io vi renda oggi questa pubblica testimonianza. Merita di essere conosciuto il vostro coraggio, nutrito di fede, di pazienza e di amore al sacrificio. La nostra epoca raramente sa apprezzare tali preziose virtù perché spesso sembra preferire l’apparenza alla realtà, l’avere all’essere.

Simbolo della vostra secolare esperienza umana è quel complesso di centenarie abitazioni scavate nella roccia, conosciute nel mondo come i “Sassi”, divenute oggi una curiosità archeologica. Ma sotto lo stesso nome esse nascondono una storia di ristrettezze economiche e di enormi sacrifici individuali e collettivi. I vostri non lontani antenati erano poveri, ma onesti; privi dei tanti beni fuggevoli, che può offrire questa terra, ma ricchi di quegli altri beni che non tramontano mai.

I “Sassi” richiamano alla mente le avventure di popolazioni scacciate dalla loro patria, per motivi religiosi o politici, e qui approdati trovandovi rifugio ed accoglienza.

Come non pensare agli emigranti, ai profughi, ai deportati dei nostri giorni?

In questo momento, penso a tanti nostri fratelli senza patria né casa, a intere etnie minacciate di distruzione, a interi Paesi devastati dalla guerra, che sempre semina lutti e rovine, alle vittime dei terremoti, delle epidemie e della fame, dell’ingiustizia e dell’odio. Sono davanti al nostro spirito beni materiali distrutti, vite umane stroncate, corpi torturati e mutilati, sofferenze di innocenti che non trovano sollievo. Che fare per rispondere al grido di chi soffre e muore? Il mondo ha bisogno di solidarietà e di pace. Aspira a ritornare alle sorgenti spirituali dell’esistenza e a riscoprire il valore della vita umana, degna di rispetto e bisognosa di tutela in ogni sua fase e momento. La vostra secolare tradizione vi ha insegnato ad amare questi valori. Non distaccatevi da essi. L’autentico sviluppo, anche nella vostra Regione si costruisce rispettando l’uomo, aprendo gli animi alla fraterna solidarietà seguendo sempre la legge del Signore. Vi aiuti in quest’impresa la vostra solida fede.

Il grande dono della fede, arricchisce, in effetti, il vostro patrimonio tradizionale. Il Vangelo che avete accolto non solo vi rende pazienti nella prova e coraggiosi nella lotta contro il male, ma vi aiuta a condividere con gli altri questo ardimento e questo entusiasmo.

Ricordate il vostro passato. La vostra Regione un tempo era tutta una fioritura di colonie greche, con centri commerciali e scuole di cultura note in tutto il mondo. Sopraggiunse poi l’annuncio cristiano ed essa si trasformò in un’oasi spirituale con cenobi e numerosi asceti. Si formò, così, il sostrato per una nuova società cui molto attinsero i vostri antenati.

Si tratta ora di proseguire su questa linea, di portare avanti questa tradizione di laboriosità, di moralità, di unità della famiglia, di semplicità ed autenticità di vita che ha permeato intere generazioni di vostri conterranei.

Vi assistano in questa impresa i vostri Santi, Sant’Ilario abate, la Beata Eugenia, San Giovanni da Matera. Vegli su di voi la Beata Vergine della Visitazione, la cui festa fu istituita dal mio predecessore Urbano VI, già Arcivescovo della vostra Città.

Vi conforti la benedizione di Dio.

Anch’io con affetto vi benedico.“

In allegato anche la preghiera che il Santo Padre rivolse, in quell’occasione, alla città di Matera ed a tutti i materani.

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 27 aprile 1991

Vergine Gloriosa e Benedetta,

gran Madre di Dio, Maria Santissima,

rivolgi il tuo sguardo su questa Comunità diocesana,

che incoraggiata dalle parole del Figlio Tuo Gesù

sulla Croce: “Ecco la Madre tua” (Gv 19, 27),

desidera affidarsi alla tua celeste protezione.

 

Questa Diocesi della Visitazione e del Magnificat,

sin dalla remota antichità ha reso testimonianza

della Tua continua e materna benevolenza,

e la città si è fregiata del titolo di “Città di Maria”.

 

Ora, o Madre della Chiesa

e Madre nostra,

questa Comunità nel consacrarsi a Te, Ti offre:

l’innocenza dei bambini,

la generosità e l’entusiasmo dei giovani,

la sofferenza dei malati, la solitudine degli anziani,

la fatica dei lavoratori, le angustie dei disoccupati,

gli affetti coltivati nelle famiglie.

 

Guarda, o Madre,

chi ricerca il senso dell’esistenza,

il pentimento di chi si è smarrito nel peccato,

i propositi e le speranze di quanti cercano e vivono

l’amore del Padre,

la fedeltà e la dedizione dei Sacerdoti,

le preghiere e il servizio delle Religiose

e lo zelo di chi si spende nell’apostolato

e nelle opere di misericordia.

 

Tu, Vergine Beata “che hai creduto alla parola

del Signore” (Lc 1, 45),

fa’ di noi coraggiosi testimoni di Cristo: che la

nostra carità sia autentica, per condurre alla fede

gli increduli, per raggiungere tutti.

Concedi, o Maria, alla comunità civile

di progredire nella solidarietà e nella giustizia,

di crescere sempre nella fraternità.

 

Aiutaci a raggiungere gli orizzonti della speranza,

fino alle realtà eterne del Cielo.

Vergine Santissima,

ci affidiamo a Te, T’invochiamo

perché ottenga alla Chiesa di Matera-Irsina,

di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo,

per l’edificazione del Regno di Gesù Cristo,

che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.


Enzo Scasciamacchia

Coll.re Giornalistico/Scrittore

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