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24 MAGGIO, LA MARCIA SUL PIAVE

Il Piave, 24 maggio 1915: l’Impero Austro-Ungarico decide di sferrare un attacco sul fronte del fiume. L’esercito italiano era già provato dalla sconfitta di Caporetto. Da questo episodio storico, nel giugno 1918, nacque la famosa canzone patriottica La leggenda del Piave. Ricordando questa data storica ed i fatti del giorno.

Il Piave, la battaglia del Solstizio e la Prima Guerra Mondiale

Il 24 maggio 1915 l’Italia entra ufficialmente in guerra. Questo episodio storico ispirerà il maestro Ermete Giovanni Gaeta che scriverà la famosa canzone patriottica nota come La leggenda del Piave: tale composizione – dopo l’armistizio del 8 settembre 1943 – fu per un anno l’inno nazionale d’Italia. L’Impero Austro-Ungarico decide di sferrare un attacco sul fronte del fiume Piave: gli italiani erano già reduci dalla sconfitta di Caporetto. l’Episodio è noto come Battaglia del Solstizio, combattuta nel giugno 1918.

L’appellativo Battaglia del Solstizio fu coniato dal poeta Gabriele d’Annunzio. Alle 3 del mattino, dopo alcuni colpi di cannone sparati contro le fortezze austriache sulla Piana di Vezzena, le truppe italiane varcano il confine con l’impero austriaco entrando ufficialmente in conflitto. Un conflitto con cui l’Italia riconquisterà le terre come il Trentino, ma che le costerà 700 mila morti.

La leggenda del Piave

La leggenda del Piave fu composta nel giugno 1918 dopo la Battaglia del Solstizio, da E. A. Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta .L’inno contribuì a ridare vigore e speranza alle truppe italiane, tanto che, il generale Armando Diaz inviò un telegramma all’autore sostenendo come la composizione della canzone avesse dato rinvigorimento alle truppe italiane. Musica e testo sembrano riferirsi all’incitazione di una battaglia: la struttura è colta e riflette altre canzoni di Giovanni Gaeta: fra le più note  Le rose rosse e Balocchi e profumi.

La leggenda del Piave nel primo dopoguerra idealizza il conflitto mondiale; la sua funzione era infatti quella di far cadere nell’oblio le atrocità e le sofferenze che l’avevano caratterizzata. La curiosità che la costituisce è, come alla fine di ogni strofa, quest’ultima finisca con il termine straniero. Di seguito, le argomentazioni delle quattro strofe della canzone:

24 maggio 1626: il politico olandese Peter Minuit compra l’isola di Manhattan dagli indiani Lenape per circa 1000 dollari di oggi. America, 24 maggio 1883: il famoso ponte di Brooklyn verrà aperto al traffico, sarà per lungo tempo il ponte sospeso più grande al mondo. Mentre nel 1929 nelle sale cinematografiche americane esce Le noci di cocco, il primo film comico dei leggendari fratelli Marx. Seconda Guerra Mondiale: il 24 maggio 1943 il famigerato dottor Mengele è nominato capo ufficiale medico di Auschwitz. Due anni dopo, il 24 maggio 1945, l’ultimo comandante del campo di concentramento di Mauthausen-Gusen Zieris sarà ferito mortalmente e catturato dagli americani in seguito ad un tentativo di fuga.

LA BALLATA DEL PIAVE

Il Piave mormorava

Calmo e placido, al passaggio

Dei primi fanti, il ventiquattro maggio

L’esercito marciava

Per raggiunger la frontiera

Per far contro il nemico una barriera

Muti passaron quella notte i fanti

Tacere bisognava, e andare avanti

S’udiva intanto dalle amate sponde

Sommesso e lieve il tripudiar dell’onde

Era un presagio dolce e lusinghiero

Il Piave mormorò: "Non passa lo straniero"

Ma in una notte trista

Si parlò di un fosco evento

E il Piave udiva l’ira e lo sgomento

Ahi, quanta gente ha vista

Venir giù, lasciare il tetto

Poiché il nemico irruppe a Caporetto

Profughi ovunque, dai lontani monti

Venivan a gremir tutti i suoi ponti

S’udiva allor, dalle violate sponde

Sommesso e triste il mormorio de l’onde

Come un singhiozzo, in quell’autunno nero

Il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero"

E ritornò il nemico

Per l’orgoglio, per la fame

Volea sfogare tutte le sue brame

Vedeva il piano aprico

Di lassù, voleva ancora

Sfamarsi e tripudiare come allora

"No" disse il Piave, "No" dissero i fanti

Mai più il nemico faccia un passo avanti

E si vide il Piave rigonfiar le sponde

E come i fanti combattevan le onde

Rosso del sangue del nemico altero

Il Piave comandò: "Indietro va’, straniero"

Indietreggiò il nemico

Fino a Trieste, fino a Trento

E la vittoria sciolse le ali al vento

Fu sacro il patto antico

Tra le schiere, furon visti

Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti

Infranse, alfin, l’italico valore

Le forche e l’armi dell’impiccatore

Sicure l’Alpi, libere le sponde

E tacque il Piave: "Si placaron le onde"

Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi

La Pace non trovò né oppressi, né stranieri.

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