FINCHÈ MORTE NON CI SEPARI…

Queste sono le parole fondamentali che in un matrimonio
assumono un valore non completamente compreso al momento, una coppia in quel
momento se ne assume ogni responsabilità inconsapevolmente.
Questo è il caso di Mimì e Titina, che contraggono all’epoca
un vincolo matrimoniale basato sull’amore indissolubile, inconsapevolmente
immortale, ma che in realtà non si dimostra tale.
Una vita matrimoniale fatta di attenzioni, accortezze, di
morbosa condivisione, procreando una conseguente prole a testimonianza di un
sentimento ormai raro, l’amore coniugale, che ti rende immune a problemi e
preoccupazioni, spianando la strada della vita familiare alla serenità ed alla
tranquillità.
Tutto dato per scontato in età post matrimoniale, quando
invece poi si viene assaliti dall’ossessione della malattia, tutto assume un
significato diverso, ogni promessa, ogni sogno costruito insieme si dissolve in
un attimo, nulla ha più senso, il buio ti assale, spegnendo i toni rosei che ti
hanno accompagnato fino a qui, tutto assume il sapore amaro dell’ingiustizia,
della mala sorte, diventando irrazionale ed incontrollabilmente irascibile nei
confronti di questa imprevedibile vita.
Chi l’avrebbe mai detto, dopo anni di vita coniugale serena,
qualcuno ha deciso di decretarne la fine con una malattia degenerativa durata
decenni, dicono “invecchiamento precoce delle cellule”, perché, non sarebbe
bastato l’invecchiamento naturale per mettere fine a questo grande amore? Non
sarebbe stato sufficiente il passare del tempo ed invecchiare serenamente come
semplici esseri umani? Questo “Qualcuno” ha deciso diversamente e mettere in
atto la promessa fatta all’origine del coronamento amoroso… finchè morte non ci
separi… e Titina ha mantenuto la promessa.
Enzo Scasciamacchia
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