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FESTA PATRONALE A FERRANDINA

IN ONORE DI SAN ROCCO

Mercoledì 16 agosto 2023, solenni festeggiamenti in onore del santo Patrono di Ferrandina, San Rocco, tanti gli eventi previsti nel programma, tra il sacro ed il profano previsti dal 14 al 18 c.m., la Comunità tutta contribuirà, insieme alle autorità Amministrative ed Ecclesiastiche, alla consegna ufficiale delle chiavi della città al Santo Patrono, che ringrazierà sfilando in una suggestiva processione lungo le principali vie cittadine, assumendone , anche se solo per un giorno, i pieni poteri.

Di seguito alcuni cenni sulla sua storia, sulle sue gesta, e sulla sua breve ma intensa vita vissuta:

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San Rocco è nato a Montpellier fra il 1345 e il 1350 ed è morto a Voghera fra il 1376 ed il 1379 molto giovane a non più di trentadue anni di età. Secondo tutte le biografie i genitori Jean e Libère De La Croix erano una coppia di esemplari virtù cristiane, ricchi e benestanti ma dediti ad opere di carità. Rattristati dalla mancanza di un figlio rivolsero continue preghiere alla Vergine Maria dell’antica Chiesa di Notre-Dame des Tables fino ad ottenere la grazia richiesta. Secondo la pia devozione il neonato, a cui fu dato il nome di Rocco (da Rog o Rotch), nacque con una croce vermiglia impressa sul petto. Intorno ai vent’anni di età perse entrambi i genitori e decise di seguire Cristo fino in fondo: vendette tutti i suoi beni, si affiliò al Terz’ordine francescano e, indossato l’abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia sono i suoi ornamenti; la preghiera e la carità la sua forza. 

DALLA FRANCIA ALL'ITALIA

Non è possibile ricostruire il percorso prescelto per arrivare dalla Francia nel nostro Paese: forse attraverso le Alpi per poi dirigersi verso l’Emilia e l’Umbria, o lungo la Costa Azzurra per scendere dalla Liguria il litorale tirrenico. Certo è che nel luglio 1367 era ad Acquapendente, una cittadina in provincia di Viterbo, dove ignorando i consigli della gente in fuga per la peste, il nostro Santo chiese di prestare servizio nel locale ospedale mettendosi al servizio di tutti. Tracciando il segno di croce sui malati, invocando la Trinità di Dio per la guarigione degli appestati, San Rocco diventò lo strumento di Dio per operare miracolose guarigioni. Ad Acquapendente San Rocco si fermò per circa tre mesi fino al diradarsi dell’epidemia, per poi dirigersi verso l’Emilia Romagna dove il morbo infuriava con maggiore violenza, al fine di poter prestare il proprio soccorso alle sventurate vittime della peste.

IL MIRACOLO DI ROMA

L’arrivo a Roma è databile fra il 1367 e l’inizio del 1368, quando Papa Urbano V è da poco ritornato da Avignone. È del tutto probabile che il nostro Santo si sia recato all’ospedale del Santo Spirito, ed è qui che sarebbe avvenuto il più famoso miracolo di San Rocco: la guarigione di un cardinale, liberato dalla peste dopo aver tracciato sulla sua fronte il segno di Croce. Fu proprio questo cardinale a presentare San Rocco al pontefice: l’incontro con il Papa fu il momento culminante del soggiorno romano di San Rocco. La partenza da Roma avvenne tra il 1370 ed il 1371. Varie tradizioni segnalano la presenza del Santo a Rimini, Forlì, Cesena, Parma, Bologna. Certo è che nel luglio 1371 è a Piacenza presso l’ospedale di Nostra Signora di Betlemme. Qui proseguì la sua opera di conforto e di assistenza ai malati, finché scoprì di essere stato colpito dalla peste. Di sua iniziativa o forse scacciato dalla gente si allontana dalla città e si rifugia in un bosco vicino Sarmato, in una capanna vicino al fiume Trebbia. Qui un cane lo trova e lo salva dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane, finché il suo ricco padrone seguendolo scopre il rifugio del Santo.

IN PRIGIONE A VOGHERA

La Provvidenza non permette che il giovane pellegrino morisse di peste perché doveva curare e lenire le sofferenze del suo popolo. Intanto in tutti i posti dove Rocco era passato e aveva guarito col segno di croce, il suo nome diventava famoso. Tutti raccontano del giovane pellegrino che porta la carità di Cristo e la potenza miracolosa di Dio. Dopo la guarigione San Rocco riprende il viaggio per tornare in patria. Le antiche ipotesi che riguardano gli ultimi anni della vita del Santo non sono verificabili. La leggenda ritiene che San Rocco sia morto a Montpellier, dove era ritornato o ad Angera sul Lago Maggiore. È invece certo che si sia trovato, sulla via del ritorno a casa, implicato nelle complicate vicende politiche del tempo: San Rocco è arrestato come persona sospetta e condotto a Voghera davanti al governatore. Interrogato, per adempiere il voto non volle rivelare il suo nome dicendo solo di essere “un umile servitore di Gesù Cristo”. Gettato in prigione, vi trascorse cinque anni, vivendo questa nuova dura prova come un “purgatorio” per l’espiazione dei peccati. Quando la morte era ormai vicina, chiese al carceriere di condurgli un sacerdote; si verificarono allora alcuni eventi prodigiosi, che indussero i presenti ad avvisare il Governatore. Le voci si sparsero in fretta, ma quando la porta della cella venne riaperta, San Rocco era già morto: era il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 ed il 1379.

PATRONO DEGLI APPESTATI

Prima di spirare, il Santo aveva ottenuto da Dio il dono di diventare l’intercessore di tutti i malati di peste che avessero invocato il suo nome, nome che venne scoperto dall’anziana madre del Governatore o dalla sua nutrice, che dal particolare della croce vermiglia sul petto, riconobbe in lui il Rocco di Montpellier. San Rocco fu sepolto con tutti gli onori. Sulla sua tomba a Voghera cominciò subito a fiorire il culto al giovane Rocco, pellegrino di Montpellier, amico degli ultimi, degli appestati e dei poveri. Il Concilio di Costanza nel 1414 lo invocò santo per la liberazione dall'epidemia di peste ivi propagatasi durante i lavori conciliari.

LA STORIA DELLA FESTA PATRONALE DI FERRANDINA

La festa di San Rocco è una devozione molto popolare a Ferrandina, come in tanti altri comuni della Basilicata, la festa rappresenta un appuntamento per la Comunità residente e i tanti emigranti e fuori sede che ritornano abitualmente ogni anno, per abbracciare i propri cari, ma anche per respirare l’aria natia e per rivivere momenti della festa pregna di significati e di ricordi del passato.

Non a caso, Nicola Caputi, nella sua pubblicazione “Cenno storico sull’origine, progresso e stato attuale della città di Ferrandina” edito nel 1870, cita: “Nella ricorrenza di San Rocco la statua era accompagnata da fedeli con piedi scalzi e recinti di catene di ferro, in memoria di quelle tollerate con pazienza nella prigionia sofferta”.

Resta ancora oggi, la vecchia tradizione di far benedire dei canestri di pane che poi vengono distribuiti, per devozione, alle persone convenute alla cerimonia, mentre le donne che a piedi scalzi seguono la processione del Santo Patrono, portando nei canestrini, arti di cera, per ringraziamento a San Rocco dell’avvenuto miracolo o per implorare la guarigione.

Nella nicchia di San Rocco era presente, fino a qualche tempo fa, un quadro a ricordo di un miracolo del Santo, la guarigione di una malata di Tolve.

La leggenda narra che, alcuni si dicevano incuriositi dalla presenza continua dalla mattina alla sera di una devota di Tolve, considerato che fortissima è la devozione a San Rocco, anche in quel paese, gli chiesero il perché di quella presenza, la candida risposta fu che, aveva sognato San Rocco di Ferrandina, il quale gli annunciava la sua completa guarigione dal suo grave malanno.

Nell’arte invece, il Santo è raffigurato come un pellegrino con bastone, cappello, stivali e sulla propria coscia una piaga prodotta dalla peste, talvolta è accompagnato anche da un cane, mentre si allontana un po’ dalla iconografia, il dipinto del Giorgione, conservato nel Museo del Prado a Madrid, in cui è raffigurato San Rocco davanti alla Madonna col bambino.

Quest’anno a Ferrandina, come di consueto, il 16 agosto si ripeterà la consegna delle chiavi della città al Santo Patrono, seguirà la santa messa presieduta dall’arcivescovo di Matera-Irsina Antonio Giuseppe Caiazzo, in Piazza Plebiscito,  mentre, subito dopo, si procederà con il corteo della processione per le vie della città.

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