GIORNATE FAI A FERRANDINA CON IL CONVENTO DEI CAPPUCCINI

Sabato 14 e domenica 15 ottobre 2023 tornano, per la
dodicesima edizione, le Giornate FAI d’Autunno, l’amato e atteso evento di
piazza che il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica ogni anno al
patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. Durante il fine
settimana – animato e promosso dai Gruppi FAI Giovani, assieme a tutti i
volontari della Rete Territoriale della Fondazione – saranno proposte speciali
visite a contributo libero in 700 luoghi straordinari inoltre 350 città
d’Italia, spesso inaccessibili o semplicemente insoliti, originali, curiosi,
poco conosciuti e valorizzati(elenco dei luoghi aperti e modalità di
partecipazione su www.giornatefai.it).
Le Giornate FAI d’Autunno sono l’evento principale della
grande campagna nazionale di sensibilizzazione e raccolta fondi “Ottobre del
FAI”, promossa dalla Fondazione a sostegno del patrimonio culturale e
ambientale del nostro Paese. A partire dal 2023, infatti, ottobre sarà per il
FAI e i suoi iscritti “il mese del patrimonio”. Che è di tutti, e verso cui
tutti hanno una responsabilità. Non a caso, lo slogan di Ottobre del FAI è “FAI
la tua parte”: perché il destino dell’Italia è nelle nostre mani, e tutti
possiamo esserne protagonisti.
Il FAI in collaborazione con il Comune di Ferrandina apre le
porte del “Convento dei Cappuccini”, nell’omonimo rione, a tutti i visitatori
interessati, anticipando l’evento con alcune nozioni storiche a riguardo…
Gli annali monastici dei Cappuccini riferiscono che nel 1560
fu gettata la prima pietra per l’edificazione della seconda Casa religiosa che
comportò anche la demolizione di un’antica cappella dedicata all’apostolo San
Pietro. L’insalubrità del sito prescelto, dovuta a malaria e umidità del suolo,
costrinse la comunità ad edificare altrove il nuovo Convento e cinquant’anni
dopo, l’anno del Signore 1615, si diede inizio alla nuova fabbrica ubicata,
questa volta, sulla sommità di un colle che dominava il paese. Una lapide
inserita sul paramento murario del fronte occidentale conferma la data “
Fundatio Loci Novi 1615 D. Petri”. All’interno della chiesa una ulteriore
iscrizione reca la data 1652, anno in cui il Convento veniva ultimato
dall’Arcivescovo Mons. T. Purpura. Risparmiato dalle leggi di soppressione del
1809, i Padri abitarono il Convento sino al 1866 epoca in cui si proclamò la
soppressione del Convento che passò dal Demanio dello Stato, il Demanio a sua
volta, lo alienò agli stessi frati che acquistarono tutta la parte ad oriente
ed a mezzogiorno. L’ala occidentale con l’annessa chiesa fu acquistata invece,
dall’Arciprete Lisanti con il tacito accordo di rivenderlo successivamente ai
frati Francescani. Gli eventi che si susseguirono non consentirono mai questo
trasferimento tant’è che il Convento subì profanazioni e trasformazioni di ogni
genere che lo videro abitato anche a stazione di monta ed a pubblico macello.
Grazie all’intervento di un benefattore, tale Sig.ra Stella Spirito, la parte
occidentale del Convento venne riscattata e successivamente destinata a
orfanotrofio femminile S.Antonio, retto ancora oggi dalle Rev. Suore del Sacro
Costato.
Modificato in più parti dalle trasformazioni succedutesi nel
tempo, l’antico complesso monastico si presenta oggi come una costruzione a
pianta quadrangolare articolata su due livelli intorno ad un chiostro centrale.
Sul lato sinistro osservando il fronte principale si sviluppano i locali
dell’asilo, Orfanotrofio e l’annessa Chiesa. Il lato destro invece è occupato
da locali di proprietà privata. Dell’impianto originario solo i due fronti
laterali est ed ovest conservano evidenti le caratteristiche strutturali ed
architettoniche, sul fronte prientale la massiccia struttura a scarpa del muro
perimetrale, interrotto al piano terra da profonde aperture per porte e
finestre e terminante superiormente con la tradizionale romanella di coppi
aggettanti. Un ingresso a doppio arco conduce in un corridoio con voltine a
crociera che costituiva, con ogni probabilità, uno dei bracci del corridoio
perimetrale del chiostro, sulla destra di tale corridoio la scala che conduce
al piano superiore. Notevoli e disastrose le trasformazioni subite dal chiostro
a seguito di alcune superfetazioni funzionali alle esigenze abitative dei vari
proprietari. Si conserva tutt’ora la vera quadrata del pozzo centrale e sono
comunque leggibili le arcate, ora tompagnate, di quello che una volta doveva
essere il portico perimetrale. Sul fronte occidentale ancora visibili al piano
superiore le arcate su pilastrini di un portico tompagnato e sulla parte
sommitale la caratteristica romanella. In fondo la costruzione realizzata in
tempi più recenti per l’ampliamento dell’asilo – orfanotrofio. Tra la fine del
XIX e l’inizio del XX secolo il fronte principale subisce una sostanziale
modificazione del suo assetto originario, si realizza infatti una diversa
ripartizione delle aperture finestrate cui si aggiunge, sul lato sinistro, la
realizzazione di un balcone aggettante al primo piano. L’edicola con la statua
del Santo Patrono e la finestra rettangolare che la sormontava, lasciano spazio
ad una finestra circolare che da luce all’interno della Chiesa. Anche il
campanile a vela veniva sostituito con un campaniletto a doppia arcata.
L’interno della Chiesa conserva tutt’ora intatta l’impostazione architettonica
e stilistica settecentesca. La navata centrale cui si affianca una piccola
navata laterale sinistra con cinque cappelle voltate a crociera o a botte
lunettata impreziosita, così come il resto delle pareti, da stucchi e cornici
aggettanti. Di particolare effetto il coro soprastante l’ingresso costituito da
una struttura portante in legno cui si aggancia la originale volta ribassata
realizzata in incannucciato. In corrispondenza della parete di fondo del
presbiterio l’antica sagrestia coperta da una magnifica volta a padiglione anch’essa
adorna di stucchi ed al centro la scena del sacrificio di Adamo. Per la sua
significativa testimonianza storica e per le sue caratteristiche artistiche ed
architettoniche che, se pur modificate da interventi successivi, documentano un
antico sistema costruttivo ed organizzativo tipico dei complessi conventuali
seicenteschi, si ritiene che l’immobile denominato “Convento dei Cappuccini” di
Ferrandina, sia sottoposto a tutela.
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