IN RICORDO DELL’UNITÀ D’ITALIA

Questo articolo in ricordo di circa duecento anni di storia
spazzati via da una legge “farlocca” che proprio in questi giorni sancisce “L’Indipendenza
differenziata”, praticamente ciò che è stato “Unito” duecento anni fa, oggi
viene spazzato via a scapito di guerre, sacrifici umani e impegno assiduo di
personaggi che ne scrissero le gesta in quel periodo.
Tanti i protagonisti di questa vicenda, da Bossi a Salvini,
Calderoli, Meloni, Tajani, La Russa ecc. si vantano di aver raggiunto il loro
traguardo, la rottura dell’Unità D’Italia, a scapito di quanti si rivolteranno
nella tomba, e di una nazione che con orgoglio difendeva le proprie origini di
Regni divisi ed indipendenti.
Oggi invece preferiscono fare la differenza tra “Nord e Sud”,
dove il Nord rifiuta ogni aiuto e sostentamento al Sud, ignari del saccheggio
del Regno di Napoli a favore del Nord, che ne trarrò ogni beneficio e ricchezza,
lasciando il Sud alla mercé di delinquenti ed assassini.
Ma il Sud non si scoraggia, magari si potrebbe pensare ad un
nuovo Regno di Napoli… Hai visto mai!!!
Di seguito alcune
nozioni di storia:
La proclamazione del Regno d'Italia fu l'atto formale che
sancì la nascita dello Stato unitario italiano, istituendo il Regno d'Italia.
Avvenne con un atto normativo del Regno di Sardegna sabaudo (legge 17 marzo
1861, n. 4671) col quale Vittorio Emanuele II assunse per sé e per i suoi
successori il titolo di Re d'Italia. Con la legge 5 maggio 1861, n. 7, fu
istituito l'anniversario dell'Unità d'Italia, festa nazionale, con ricorrenza
la prima domenica di giugno di ogni anno.
In seguito alla Seconda guerra d'indipendenza e alla
spedizione dei Mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, nel biennio 1859-60,
l'obiettivo dell'unità d'Italia era stato in gran parte raggiunto, con le sole
eccezioni del Triveneto e del Lazio. L'annessione al Regno di Sardegna delle
varie province era stata sancita da una serie di plebisciti.
Il 3 novembre 1860 in Piazza regia (in seguito Piazza del
Plebiscito) il presidente della corte suprema di giustizia di Napoli, Vincenzo
Niutta, proclamò il risultato del plebiscito che sancì l'annessione del Regno
di Napoli al Regno di Sardegna: «Proclamo che il popolo delle province
meridionali d'Italia vuole l'Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele,
Re costituzionale e suoi legittimi discendenti». Il 4 novembre lo stesso fece
il presidente della Corte suprema di giustizia siciliana, Pasquale Calvi. Le
annessioni furono formalizzate con regi decreti 17 dicembre 1860, n. 4498 («Le
province napoletane fanno parte dello Stato Italiano») e 4499 («Le province
siciliane fanno parte del Stato Italiano»).
Il 18 febbraio 1861, si riunì a Torino, presso Palazzo
Carignano, già sede del Parlamento Subalpino, il nuovo Parlamento Nazionale
uscito dalle elezioni del 27 gennaio, che già si definiva Italiano, pur
numerandosi come VIII legislatura, continuando la numerazione delle legislature
del Regno di Sardegna. La Camera dei deputati comprendeva anche parlamentari
eletti nelle "nuove province", mentre il Senato, non eletto ma di
nomina regia, era stato integrato con nomine di senatori provenienti dalle
altre province d'Italia.
L'apertura della nuova legislatura avvenne con il discorso
della Corona pronunciato dal Re. Il Senato nella risposta votata il 26 febbraio
parlava esplicitamente di nuovo regno. La Camera dei deputati nel discorso di
risposta a Vittorio Emanuele, redatto dall'onorevole Giuseppe Ferrari e datato
13 marzo 1861 già dichiarava che:
«i suffragi di tutto un popolo pongono sul vostro capo
benedetto dalla Provvidenza la corona d'Italia»
Subito dopo l'inizio della legislatura, in data 21 febbraio,
l'allora Presidente del Consiglio Camillo Benso, conte di Cavour presentò al
Senato un progetto di legge, composto da un solo articolo, per ufficializzare
la nuova denominazione del Re, divenuto poi norma il 17 marzo 1861, con la
pubblicazione, il giorno successivo nella Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia
n. 68. Il 17 marzo, Cavour scriveva al reggente della legazione italiana a
Londra:
«La legalità costituzionale ha consacrato l'opera di
giustizia e riparazione che ha restituito l'Italia a sé stessa. A partire da
questo giorno, l'Italia afferma a voce alta di fronte al mondo la propria
esistenza. Il diritto che le apparteneva di essere indipendente e libera [...]
l'Italia lo proclama solennemente oggi.»
Il 17 marzo è ricordato annualmente dall'anniversario
dell'Unità d'Italia, festa nazionale istituita nel 1911 in occasione del
cinquantennale della ricorrenza.
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