IL CARNEVALE DI FERRANDINA HA FATTO UNA BRUTTA FINE

Nell’antichità il Carnevale veniva bruciato per invocare una buona annata in agricoltura, i falò venivano preparati anticipatamente insieme alla effige rappresentativa della mala sorte, e distrutta nell’ultimo giorno utile.
A Ferrandina invece, la distruzione riguarda l’intero periodo, ridotto ai minimi termini, praticamente all’ultimo giorno utile, quello che dovrebbe riguardare la distruzione, in buon auspicio della buona annata, invocata con il falò di fine periodo, quest’anno funziona al contrario, a Ferrandina si festeggerà solo quando dovrebbe essere distrutto, forse per incompetenza, forse per ingenuità o forse per scarsa conoscenza della cristianità.
Cominciato alla grande il primo anno, si è andato spegnendo nei successivi, sempre meno impegno, sempre meno volontà, sempre meno creatività, venuta meno anche la cooperazione tra i vicinati, la collaborazione, l’intesa e la manualità di residenti uniti in un unico scopo, quello di animare, rallegrare, movimentare antichi rioni ormai assopiti e spenti, una decadenza di intendi ideati e organizzati solo da alcuni che hanno deciso di fare e disfare a loro esclusivo piacimento, un solo cenno di adesione, un piccolo riferimento distorto e male organizzato nell’ultimo giorno utile, quello che dovrebbe chiudere giorni di divertimento ed animazione per grandi e piccini, tutto ridotto al lumicino, come se non esistesse altro che un ultimo giorno per dimostrare un’allegria repressa e nascosta.
Pazienza, ci limiteremo a vivere quei pochi momenti di divertimento ed allegria, per poi ritornare subito dopo ognuno ai propri problemi che assillano tutti gli altri giorni dell’anno, tanto si sa che il Carnevale finisce sempre per essere bruciato in pochi istanti, sperando in una buona annata almeno in agricoltura.
Se cerchiamo un Carnevale fatto a regola d’arte invece, possiamo sempre scegliere quello di seguito descritto.
A pochi chilometri da Matera, nella splendida cittadina di Montescaglioso, va in scena ogni febbraio
l'ormai amatissimo Carnevale Montese: una bella manifestazione, ormai giunta alla 65° edizione,
densa di intrattenimenti di vario tipo che uniscono due tradizioni diverse.
La manifestazione si svolge nei giorni 28 gennaio, 3-4-11-12-13 febbraio 2024 e quest'anno presenta
diverse novità pur conservando la tradizione montese. In programma (qui tutti i dettagli) ci sono infatti
la sfilata dei carri allegorici, spettacoli, concerti, mercatini, street food e molto altro.
Si parte con la presentazione dei gruppi cartapestai domenica 28 gennaio e si prosegue per oltre due
settimane con tantissimi eventi, tra cui le immancabili sfilate per le quali i carri vengono realizzati dai
cartapestai locali, secondo la tradizione, per animare le vie della città con colori e allegria.
L'ultimo e più importante appuntamento, però, è il famoso e storico Carnevalone. È un evento dal
sapore fortemente arcaico, attira la curiosità di visitatori giunti da tutta la regione e dona al martedì
grasso montese (13 febbraio) un'atmosfera coinvolgente.
Il Carnevalone trova la sua origine nella cultura pastorale delle comunità lucane, con maschere antiche
ispirate ai riti propiziatori della fertilità, alla natura e ai simboli del mondo greco-romano e medievale.
Essendo una tradizione contadina, Il Carnevalone si è evoluto nel tempo insieme al mondo cui
apparteneva e ha visto rinnovarsi anche i materiali con i quali vengono prodotti i costumi per le
maschere, che, però, rimangono fedeli al loro retaggio.
Il Carnevalone si compone di una serie di maschere tipiche che rendono l'evento davvero suggestivo. Si
parte da Carnevalone, ovviamente, un vecchio destinato a finire sul rogo come buon auspicio per il
nuovo anno. Vi sono poi Quaremma, moglie di Carnevalone vestita a lutto, e Carnevalicchio, che
rappresenta l'anno nuovo e il rinnovarsi della natura, e che sarà partorito durante il rogo di
Carnevalone.
C'è anche "U' fus", la vecchia parca che tesse il filo della vita, "U' zembr", ovvero il caprone simbolo del diavolo, ma esistono anche vari personaggi che accompagnano Carnevalone al rogo e assistono la sua vedova, quali il medico e il frate.
Il rituale ha inizio all'alba del Martedì Grasso, con il rito della vestizione e la parca che rotea il fuso
della vita tra le gambe della gente. Giungono poi i portatori dei campanacci insieme alla "Quaremma"
vestita a lutto con in braccio il neonato e la carriola con Carnevalicchio, cui bisogna lasciare offerte in
natura e in denaro, richieste sguaiatamente anche dalla Quaremma.
A chiudere il corteo è il vecchio Carnevalone a cavallo di un asino, su cui vengono di solito attaccati
cartelli con frasi popolari in critica al sistema, ai politici, alle tasse e quant'altro sia andato storto durante
l'anno.
A notte avanzata ha il via il funerale di Carnevalone, portato a spalla dagli amici fino alla piazza, dove
ne verrà bruciato il feretro, mentre Quaremma partorisce Carnevalicchio. La celebrazione si conclude
con quaranta rintocchi, che segnalano l'inizio della Quaresima e la fine della festa.
n.d.r. Enzo Scasciamacchia
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