LA STORIA AVVINCENTE DEL CANTANTE GHALI

Lui è Ghali. Nasce a Milano nel 1993. I genitori hanno pochi
mezzi, si arrangiano come possono. Ghali ha 2 anni. Il padre finisce in
carcere. La madre è sola con un bambino da crescere. Si spezza la schiena ogni
santo giorno per portare il pane a casa. Una volta alla settimana, prende il
figlio e gli mette il suo vestito migliore. Andiamo a trovare papà. Camminano
mano nella mano, Ghali ha il lettore cd. Una cuffia a testa, la musica di
Michael Jackson, un passo dietro l’altro, in silenzio, fino al portone della
prigione. Entrano, si siedono, aspettano. Papà, papà. Ghali gli corre incontro,
strofina la guancia sulla sua felpa, sente il suo odore, il profumo del gel. I
genitori si baciano, Ghali finge di non vedere, disegna. Il padre gli dà degli
album. Eminem, Snoop Dogg, Nelly. Ghali li consuma. Passa qualche anno. La sua
mamma è malata. Ghali ha il terrore di perderla, ma lei lo rassicura, lotterà
con tutte le sue forze, non lo lascerà solo. È il 2003. La battaglia è vinta.
Iniziano una nuova vita nel quartiere di Baggio. La casa è vuota, dormono sul
tappeto, cucinano con i fornelli da campeggio. Niente frigo, mettono il latte
fuori dalla finestra per tenerlo al fresco. L’appartamento è piccolo, ma la
porta è sempre aperta. Ghali cresce ascoltando le storie dei grandi. Favole
tristi, di dolore, solitudine. Decide di farne tesoro. Un giorno, in qualche
modo, le racconterà al mondo. Dopo scuola si chiude in camera. Canta, dice le
parolacce, ma a bassa voce, se no mamma lo sgrida. Ha 18 anni. Registra la sua
musica con un microfono e una webcam. Pubblica le sue canzoni sul web. È il
2016. Debutta con Ninna Nanna, batte ogni record e vince il disco d’oro. La sua
carriera decolla. Ghali ha 26 anni. È un rapper famoso, ha conquistato tutto,
ma non dimentica. Mamma, ti ho messo sulla copertina del mio singolo più
importante, come mi ero ripromesso da bambino. Abbiamo dormito nello stesso
letto fino ai miei 23 anni, e non me ne vergogno. Ti devo tutto. Ti amo.
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