OGGI RICORRE “LA CANDELORA”

Per la santa Candelora se nevica o se plora dell'inverno
semo fora ma se plora e tira vento dell'inverno semo dentro , è un antico
proverbio popolare, riferito al rituale della Candelora, introdotto da Papa
Gelasio I intorno all'anno 474 d.C., in sostituzione della cerimonia pagana dei
Lupercali. È un proverbio che riguarda le stagioni.
Il rito della
Candelora
La parola Candelora deriva dal latino festa candelarum e va
messa in relazione con l'usanza di benedire le candele, prima di accenderle e
portarle nella processione.
I ceri vengono conservati nelle abitazioni dei fedeli per
essere riutilizzati, come accadeva in passato, per ingraziarsi le divinità
pagane, durante calamità meteorologiche, oppure nell'assistenza di una persona
gravemente malata, o nel caso di epidemie, o nell'attesa del ritorno di
qualcuno momentaneamente assente, o infine, come accade attualmente, in segno
di devozione cristiana.
Anticamente, i seguaci dei riti magici, nel giorno della
Candelora verificavano se una persona era colpita da malocchio seguendo queste
modalità: immergevano tre capelli dell'interessato in una bacinella d'acqua
seguiti da tre gocce di olio, precedentemente messo a contatto col dito
dell'individuo. A questo punto, secondo i seguaci della magia, se le gocce
restavano intere e collocate nel centro della bacinella, il soggetto non era
stato affetto da malocchio, in tutti gli altri casi invece sì.
Il clima della
Candelora
In molte culture esistono tradizioni che attribuiscono al 2
febbraio, giorno della Candelora e della "Purificazione, detto anche
"giornata delle Cere", una capacità di prevedere la fine
dell'inverno, come nel caso del Giorno della marmotta negli Stati Uniti e nel
Canada. Il 2 febbraio è oggetto di numerosi proverbi dialettali meteorologici,
anche in contrasto fra loro.
La Candelora e la
vernata
«Delle cere la giornata
ti dimostra la vernata,
se vedrai pioggia
minuta
la vernata fia
compiuta,
ma se vedi sole chiaro
marzo fia come
gennaro.»
Questa è una versione in dialetto napoletano riguardo alla
Candelora e la fine dell'inverno:
A Cannelora Vierno è fora! Risponne San Biase: Vierno mo'
trase! dice a vecchia dint' a tana: ...nce vo' 'nata quarantana! cant' o monaco
dint' o refettorio: tann' è estate quann' è Sant'Antonio!
(«Alla Candelora l'inverno è finito! Risponde San Biagio
"L'inverno ora inizia!". Dice la vecchia dentro la tana "Ne
mancano ancora 40". Canta il monaco dal refettorio "L'estate arriva
quando viene Sant'Antonio"». Ovviamente ci si riferisce a S. Antonio da
Padova, che ricorre il 13 giugno, e non a S. Antonio abate, che ricorre il 17
gennaio.)
Il dialetto foggiano esprime questi proverbi sulla Candelora
e l'inverno:
Se p'a Cannelore ne chòve 'u virne se ne more
("Se nella Candelora non piove/ l'inverno muore."
G.Ruggiero)
A Cannelore, a vernate esce fore. Respunnija a vecchija
arraggiate: nun è sciuta a vernate se nun arrive 'a 'Nnunziate, e se vuje esse
chiù secure, quanne calane i meteture
("Alla Candelora l'inverno esce fuori. Rispose la
vecchia arrabbiata: non è uscito l'inverno se non arriva l'Annunziata (25
marzo) e se vuoi essere più sicuro, quando calano i mietitori." G.
Donatacci)
Se la candeila a fa cer, n'aut inver
("Se la candela rischiara, (ci sarà) un altro
inverno", dialetto canavesano)
La Candelora e il vino
«Se per la Candelora il tempo è bello
molto più vino avremo che vinello.»
Il 2 febbraio è uno di quei giorni, dispiegati nel
calendario, utili, in base alle credenze popolari, per trarre auspici per il
futuro, per predire l'esito dei raccolti. In fondo, da un punto di vista
tecnico-agricolo, è effettivamente importante che, in certe fasi dello sviluppo
del grano e della vite, le condizioni meteorologiche siano favorevoli.
La Candelora, la pioggia e la neve
«Se nevica per la Candelora
sette volte la neve svola.»
«Se piôv par Zariôla
quaranta dè l'inveran in z'arnôva.»
(dialettale romagnolo)
("Se piove per la Candelora si rinnovano quaranta
giorni d'inverno"). In questo caso, il proverbio romagnolo vuole
evidenziare come la giornata della Candelora si trovi a metà strada tra il
Natale e la metà di marzo, quindi non è impossibile che altri quaranta giorni
di cattivo tempo possano trascorrere prima degli attesi spiragli primaverili.
La Candelora, la pioggia ed il vento
«La Madona Candelora, se la vien con sol e bora
de l'inverno semo fora;
Se la vien con piova e vento,
de l'inverno semo drento.»
(dialettale triestino)
("Se per la festa della Madonna della Candelora c'è
sole e c'è la Bora, siamo fuori dall'inverno; ma se piove o c'è vento, siamo
ancora in inverno.")
«Da la Madona Candeòra
de l'inverno semo fora;
ma se xe piova e vento,
de l'inverno semo drento.»
(dialettale veneto)
("Dalla festa della Madonna della Candelora siamo fuori
dall'inverno; ma se piove o c'è vento, siamo ancora in inverno.")
«Da Candelora ill'nvernu simu fora,
ma si chiovi e ventu tira, ill'nvernu simu intra»
(dialettale calabrese)
("Alla Candelora dell'inverno siamo fuori, ma se piove
e tira vento siamo ancora dentro l'inverno ")
«A la Madonna Candelora de l'inverno semo fora,
ma se piove e tira vento, de l'inverno semo dentro»
(dialettale umbro)
("Quando c'è la Madonna Candelora siamo usciti dall'inverno,
ma se piove e tira vento allora è ancora inverno")
«Col dì de'a Candeòra
de l'inverno semo fora;
ma se piove o tira vento,
de l'inverno semo ancora 'rento.»
(dialettale veneto)
("Col giorno della Candelora dall'inverno siamo fuori;
ma se piove o c'è vento, siamo ancora dentro l'inverno.")
«Pella 'Andelora
se pioe o se gragnola
dell'inverno semo fora;
ma se sole o solicello
semo ancor in mezzo a i'verno.»
(dialettale toscano)
("Per la Candelora, se piove o se grandina, siamo
usciti dall'inverno; ma se c'è il sole più o meno sereno, siamo ancora in mezzo
all'inverno")
«Il di' dla Candelora
de l'inverno sem fora
ma se piov, fioca o tira il vent
in dl'invern andem in den»
(dialettale lodigiano)
("Il giorno della Candelora siamo fuori dall'inverno,
ma se piove, nevica o c'è il vento, andiamo dentro nel (pieno) inverno")
La Candelora e le uova
«De la Candelora
ogni aceddu fa la cova»
(dialettale salentino)
("Dalla Candelora ogni uccello fa le cova"). In
questo caso il proverbio ci proietta verso Pasqua.
«Da Candalora, cu on avi carni
s'impigna a figghjiola»
(dialettale calabrese)
("Per la Candelora, chi non ha carne si impegna la
figliola"). Questa è invece una versione calabrese riguardo alla
Candelora.
La Candelora, l'orso e la terra
«Se l'ors a la Siriola la paia a fà soé
a'nt l'invern tornoma a intré»
(dialettale piemontese)
("Se l'orso alla Candelora fa asciugare la paglia (il
giaciglio), si rientra nell'inverno").
Il proverbio, noto in Piemonte e Valle d'Aosta, ci riporta
sia alla credenza dell'orso lunare, che esce dalla tana nella notte del 1º
febbraio e osservando la posizione della luna percepisce se la primavera è in
arrivo, sia al Santo che si festeggia proprio in questo giorno: sant'Orso. Il
pagliericcio, messo ad asciugare nel primo giorno di febbraio, rimanda
direttamente alla maschera dal momento che, il "materasso" su cui
dormivano i contadini era, per l'appunto, fatto di paglia o foglie secche.
In altre regioni viene utilizzato il lupo o il leone come
protagonista simbolico di questo proverbio che esplora le dinamiche interne
della terra, che proprio nel momento di maggior gelo, ricominciano a
risvegliare gli elementi assopiti e quindi al di sotto di una superficie brulla
corrisponde una vita intensa.
Non è un caso se il termine febbraio derivi dal latino
februus ("purificante"), associato al periodo annuale di
purificazione e quindi di rinascita della natura e dello spirito.
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