SALVATORE SCHILLACI, DETTO TOTÒ
(PALERMO, 1º DICEMBRE 1964 – PALERMO, 18 SETTEMBRE 2024)

è stato un calciatore
di ruolo attaccante
Non ce l'ha fatta Totò Schillaci a vincere la sua ultima
partita, quella più importante. L'ex attaccante della Nazionale, oltre che di
Inter e Juventus, è morto a 59 anni, dopo che negli ultimi giorni le sue
condizioni si erano drammaticamente aggravate a seguito del tumore al colon per
il quale aveva già subito due interventi. Schillaci si è spento alle 9.55
all'ospedale Civico di Palermo, dov'era ricoverato. La salma è stata portata
allo stadio Renzo Barbera di Palermo, dove è stata allestita la camera ardente
all'interno della sala stampa. Sarà aperta dalle 16 alle 22 di oggi e domani
dalle 7 alle 22.
"La Direzione e il personale sono vicini alla famiglia
nel ricordo anche dell'affetto di cui ha sempre goduto il grande
campione", ha fatto sapere la direzione sanitaria. "Con la prematura
scomparsa di Totò Schillaci, la città piange la perdita del calciatore
palermitano più rappresentativo della storia a livello mondiale", ha
dichiarato il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla. "Una popolarità che,
però, non ha mai cambiato Schillaci, il quale ha sempre mantenuto un animo
gentile, umile e disponibile. Per l'Italia gli occhi e i gol di Schillaci hanno
rappresentato il simbolo delle notti magiche dei Mondiali del 90, ma per
Palermo hanno significato molto di più, l'esempio di riscatto di un figlio di
questa città che stava attraversando anni difficili".
Lo si ricorda principalmente per le sue prestazioni e reti
nel campionato del mondo 1990, competizione chiusa dalla nazionale italiana al
terzo posto, durante la quale Schillaci si è aggiudicato anche i titoli di
capocannoniere e di migliore giocatore della competizione. Nello stesso anno è
giunto secondo nella classifica del Pallone d'oro, alle spalle del tedesco Lothar
Matthäus, vincitore con la sua nazionale del mondiale italiano.
Il fratello minore Giuseppe ha giocato nella Fermana nella
stagione 1990-1991; un terzo fratello più giovane, Giovanni, da ragazzo ha
sostenuto un provino per la Juventus. Aveva inoltre un nipote, Francesco Di
Mariano, e un cugino, Antonio Maurizio Schillaci, anche loro calciatori.
Si era sposato due volte, prima con Rita e poi con Barbara;
aveva tre figli. Si professava cattolico.
Nel 2022 ha dovuto sottoporsi a operazioni chirurgiche e a
chemioterapia a causa di un tumore al colon.[6] Colpito da una recidiva, il 7
settembre 2024 è stato ricoverato nel reparto di pneumologia dell'Ospedale
Civico di Palermo; in seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute, è
morto il 18 settembre, all'età di 59 anni.
Attaccante molto rapido, «aveva una voglia di fare gol che
non ho mai visto in nessuno», disse di lui il suo allenatore nel Messina,
Franco Scoglio.
Nato e cresciuto nel popolare quartiere palermitano di San
Giovanni Apostolo, iniziò a giocare nelle giovanili dell'AMAT Palermo, squadra
di quartiere che rappresentava l'omonima azienda municipalizzata palermitana.
Schillaci ha ricordato così i tentativi del Palermo di acquistare sia lui che
il compagno Carmelo Mancuso: «La società rosanero per entrambi offrì 28 milioni
di lire; ma i dirigenti dell'AMAT sapevano che da noi due dovevano guadagnare
il massimo per sopravvivere e giocarono al rialzo chiedendo 35 milioni. Così,
per soli 7 milioni non andammo al Palermo».
Nel 1982 fu ingaggiato dal Messina, in Serie C2. Nella
stagione 1985-86 contribuì con 11 reti alla promozione in Serie B. Nel 1987 due
interventi ai menischi ne compromisero la stagione,[senza fonte] nella quale
segnò solo 3 gol. Nella stagione seguente, sempre allenato da Franco Scoglio,
segnò 13 reti. Il giocatore ha ricordato così il rapporto con il tecnico: «Mi
diceva sempre un concetto base: fai quello che vuoi e gioca come ti senti.
Questo mi caricava a mille proprio in virtù di questa libertà che mi concedeva sul
campo di gioco. Ho imparato tantissimo dalla sua persona e non smetterò mai di
ringraziarlo. Con lui e i compagni di allora abbiamo reso ai messinesi anni
fantastici».
Sotto la guida di Zdeněk Zeman, subentrato a Scoglio nel
1988-1989, Schillaci, con 23 gol, fu capocannoniere del campionato cadetto; a
detta dell'attaccante, i metodi di allenamento portati da Zeman a Messina hanno
contribuito alle sue ottime prestazioni. Questa fu l'ultima stagione di
Schillaci al Messina. In sette campionati, tra Serie C2, C1 e B, aveva giocato
256 gare coi peloritani, delle quali 37 in Coppa Italia: è a tutt'oggi il
secondo giocatore più presente per il Messina in campionato (219 presenze,
dietro solo ad Angelo Stucchi con 235). Con i suoi 77 gol totali (61 in campionato,
16 in Coppa Italia), è il secondo cannoniere assoluto — preceduto solo da
Renato Ferretti (89 reti) — nella storia del club giallorosso.
Juventus
Nel 1989 venne ingaggiato dalla Juventus per 6 miliardi di
lire. Esordì in Serie A il 27 agosto nella partita in casa col Bologna (1-1).
Nella sua prima stagione in bianconero conquistò subito il posto da titolare e
realizzò 15 gol in 30 partite di campionato, acquisendo il soprannome di
Totò-Gol e contribuendo in maniera decisiva al double del club torinese nella
Coppa Italia e nella Coppa UEFA, vinte superando in finale, rispettivamente, il
Milan e – nella prima finale confederale tutta italiana – la Fiorentina. La sua
ottima annata convinse Azeglio Vicini a convocarlo al successivo campionato del
mondo 1990 da giocarsi proprio in Italia.
Dopo la rassegna iridata, Schillaci giocò altre due stagioni
con i bianconeri, andando tuttavia incontro a una pesante involuzione e
trovando poche volte la rete. L'11 novembre 1990, al termine di
Bologna-Juventus, Schillaci minacciò il giocatore rossoblù Fabio Poli (che
durante la partita lo aveva provocato) al momento di uscire dal campo,
dicendogli: «Ti faccio sparare». Il gesto, da cui scaturì una serie di polemiche,
fu ricordato così da Schillaci: «Avrei dovuto contare fino a dieci. Ma lui mi
aveva provocato con uno sputo e io non ci ho visto più. Ho sbagliato, ma mi
hanno massacrato come fossi stato un killer».
Ai cori discriminatori contro di lui si aggiunse la lite con
Roberto Baggio. Schillaci ricordò così questo gesto: «Nella Juventus e in
nazionale siamo diventati amici. Dividevamo la stessa camera, lui parlava poco,
io niente. Eppure, nonostante questo, una volta facemmo a cazzotti: anzi, fui
io a rifilargli un pugno. Si è trattato veramente di una stupidaggine. Eravamo
nello spogliatoio della Juve. Roberto stava scherzando con me, ma si lasciò
prendere la mano e lo scherzo divenne pesante. Io reagii in quel modo e me ne
pentii subito. Per fortuna, la cosa si chiuse lì».
Alla fine della stagione 1991-1992, con l'arrivo di Gianluca
Vialli in bianconero, Schillaci trovò sempre meno spazio, fino a decidere di
lasciare il club torinese; una scelta, a detta dello stesso Schillaci,
facilitata dal fatto che la dirigenza juventina non vide di buon occhio la
contemporanea separazione dalla consorte: «La società non mi perdonò la
decisione di separarmi da mia moglie. Non dovevo farlo, così, senza tanti
riguardi, mi vendettero».
Inter
Nella stagione 1992-1993 passò per 8,5 miliardi di lire
all'Inter. Schillaci ricordò con grande entusiasmo il suo trasferimento da
Torino a Milano: «Ho ottenuto il massimo, sognavo la maglia nerazzurra e avrei
accettato di restare fermo se non fossi riuscito a raggiungerla. I soldi non
sono tutto. [...] Riparto da zero a 27 anni e cerco una rivincita». L'esordio
con il club nerazzurro avvenne nella gara Inter-Reggiana (4-2) in Coppa Italia,
in cui segnò il suo primo gol con la nuova maglia.
Con l'Inter, con cui giocò due stagioni siglando in totale
11 gol in 30 partite, partecipò al vittorioso cammino nella Coppa UEFA
1993-1994, pur non potendosi fregiare de iure del trofeo, poiché lasciò Milano
nell'aprile 1994, alcune settimane prima della disputa della doppia finale
contro gli austriaci del Salisburgo. Riguardo a questa esperienza, il
centravanti siciliano affermò che i suoi inizi in nerazzurro furono buoni e i
rapporti con il presidente Ernesto Pellegrini perfino ottimi, ma che la mancanza
di continuità e i problemi fisici gli impedirono di rendere al meglio.
Nell'aprile del 1994, messo ai margini dall'Inter ancora
prima del termine della stagione e con gli altri campionati nazionali del
continente che, nell'era immediatamente pre-Bosman, erano generalmente preclusi
ai calciatori italiani, si trasferì in Giappone nelle file dello Júbilo Iwata,
che gli aveva proposto un ottimo contratto dal punto di vista economico.
Schillaci divenne il primo calciatore italiano a militare
nel campionato giapponese; i nipponici gli fornirono un interprete, un autista
personale 24 ore su 24 e una bella abitazione. Al suo esordio con il club
giapponese, Schillaci segnò il suo primo gol nella vittoria per 2-0 contro il
Kawasaki Frontale. Il 9 giugno 1994 venne squalificato per due giornate per
aver insultato l'arbitro che aveva diretto l'incontro fra Júbilo Iwata e JEF
United. Nel 1997 vinse con la sua squadra la J. League, ma subì anche un serio
infortunio che lo relegò definitivamente lontano dai campi di gioco, fino al
ritiro ufficializzato nel 1999.
Con la maglia del Júbilo Iwata segnò in totale 56 gol in 78
partite. Il giocatore italiano ricordò così la sua esperienza giapponese:
«Quando arrivai lì trovai un entusiasmo contagioso. Per loro lo Schillaci del
mondiale non era mai finito e dimostrai con i miei gol quanto era forte il
connubio: entusiasmo uguale impegno in campo e palla in fondo al sacco».
In carriera ha totalizzato complessivamente 120 presenze e
37 reti in Serie A e 105 presenze e 39 reti in Serie B.
Nazionale
Le buone prestazioni offerte alla sua prima stagione nella
Juventus lo portarono nel 1990 a esser convocato per la prima volta nella
nazionale maggiore, col commissario tecnico Azeglio Vicini che lo inserì nella
rosa azzurra per il mondiale casalingo di Italia 1990. In precedenza, Cesare
Maldini aveva fatto vestire per la prima volta all'attaccante siciliano la
maglia azzurra, come fuoriquota, nell'Under-21.
Ai campionati del mondo, Schillaci partì dalla panchina come
riserva di Carnevale, cui subentrò nella seconda metà del secondo tempo
dell'incontro di apertura contro l'Austria, quando il punteggio era fermo sullo
0-0: dopo appena 4' dal suo ingresso in campo, l'attaccante siciliano segnò di
testa il gol decisivo che permise agli azzurri di vincere la partita,
anticipando i due difensori austriaci che lo pressavano da vicino al momento
del cross di Vialli. Ad eccezione della seguente gara contro gli Stati Uniti,
Schillaci diventò titolare dell'attacco italiano, insieme a Roberto Baggio, e
segnò in tutte le successive gare giocate dagli azzurri contro Cecoslovacchia,
Uruguay, Irlanda, nella semifinale persa ai tiri di rigore contro l'Argentina e
nella finalina contro l'Inghilterra, che l'Italia vinse per 2-1; in
quest'ultima partita, Baggio fece tirare a Schillaci un calcio di rigore, poi
rivelatosi decisivo, in modo da fargli vincere la classifica dei marcatori del
torneo. In semifinale, invece, Schillaci aveva preferito non rientrare fra i
cinque giocatori designati per la sequenza dei tiri dal dischetto: «Avevo un
problema muscolare ed ero stanco, ho preferito lasciare il compito a qualcuno
più fresco di me. Non sono un grande tiratore di rigori: a volte li segno, a
volte li sbaglio. Quando prendi la rincorsa, pensi a un sacco di cose e in un
momento simile non puoi rischiare. È una grande responsabilità. Avrei voluto
calciare, ma non ero al meglio».
A fine torneo vinse il Pallone d'oro Adidas quale miglior
giocatore della manifestazione e la Scarpa d'oro Adidas in qualità di
capocannoniere (6 reti); nello stesso anno solare si classificò secondo nella
graduatoria del Pallone d'oro di France Football, dopo il tedesco Lothar
Matthäus. I gol del mondiale 1990, ricordato come quello delle «notti magiche»
dal testo della canzone ufficiale della manifestazione interpretata dalla
coppia Bennato-Nannini, rimasero nella memoria di tifosi e sportivi italiani.
Schillaci ricordò così la sua avventura in quella rassegna
iridata: «Nemmeno un folle avrebbe mai potuto immaginare cosa mi stava per
accadere. Ci sono periodi nella vita di un calciatore nei quali ti riesce
tutto. Basta che respiri e la metti dentro. Per me questo stato di grazia è
coinciso con quel campionato del mondo. Vuol dire che qualcuno, da lassù, ha
deciso che Totò Schillaci dovesse diventare l'eroe di Italia '90. Peccato che
poi si sia distratto durante la semifinale con l'Argentina. Una disdetta:
abbiamo preso solo un gol in quell'edizione dei mondiali, e quel gol ci ha
condannati».
Dopo il ritiro
Dal 2000 ha gestito a Palermo il centro sportivo "Louis
Ribolla", una scuola calcio nella quale sono cresciuti diversi calciatori
diventati professionisti, come Antonio Di Gaudio e suo nipote Francesco Di
Mariano;[36] era inoltre proprietario dell'U.S. Palermo, squadra delle
categorie dilettantistiche siciliane. Nella stagione 2017-2018 ha seguito da
direttore tecnico la nascita del progetto dell'Asante, club palermitano di
Terza Categoria legato a un'omonima ONLUS e composto interamente da atleti
migranti.
Alle elezioni amministrative del 2001 si candidò come
consigliere comunale della sua città tra le file di Forza Italia; venne eletto
con circa 2 000 voti ma, non abituato all'agone politico, si dimise dalla
carica dopo due anni.
Nel 2004 partecipò al reality show L'isola dei famosi,
arrivando terzo con il 15% dei voti. Nel 2008 prese parte, assieme ad altri ex
calciatori, al film Amore, bugie & calcetto. Nello stesso anno, nell'ambito
del programma televisivo Quelli che il calcio, in cui era spesso ospite, tornò
scherzosamente a vestire i panni di calciatore con la formazione
dilettantistica dell'Altamura, disputando la partita conclusiva del campionato
pugliese di Eccellenza; replicò l'esperienza nel 2017 con il Crocetta, squadra
del campionato piemontese di Terza Categoria. Nel 2011 interpretò il ruolo di
un boss mafioso nel quinto episodio della terza stagione della serie televisiva
Squadra antimafia - Palermo oggi, mentre l'anno dopo partecipò in un cameo a un
episodio della serie Benvenuti a tavola - Nord vs Sud. Nel 2016 pubblicò
l'autobiografia Il gol è tutto, scritta assieme ad Andrea Mercurio.
Nel 2019 partecipò al singolo Gli anni degli anni dei 78
Bit. Nel 2021 prese parte come concorrente al programma televisivo Back to
School di Italia 1. Due anni dopo, assieme alla moglie Barbara, prese parte
alla decima edizione del reality show Pechino Express, raggiungendo le
semifinali.
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