MOSTRA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA A FERRANDINA

Da domenica 15 dicembre a domenica 5 gennaio 2025 in Via
F.lli Venita a Ferrandina, si potrà visitare la mostra d’arte a cura del
Maestro Marco Tamburro, noto pittore/scultore contemporaneo, lo presentano l’Arch.
Luca D’Amelio e l’Arch. Marianna Regina, questo l’invito:
“Siamo lieti di invitarvi al 3° appuntamento con " INCONTRI
D'ARTE", una rassegna annuale di dipinti d’autore, questa volta con “
LUOGO, SPAZIO, TEMPO” vi presentiamo le opere del Maestro Marco Tamburro, importante
protagonista nel panorama dell' arte moderna e contemporanea”, di seguito la
sua biografia:
Marco Tamburro nasce a Perugia nel 1974.
Diplomatosi in Architettura e Arredamento presso l’Istituto
d’Arte della sua città, nel 1994 si trasferisce a Milano e si iscrive al Corso
di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Entrato in contatto con
l’ambiente artistico milanese, inizia a collaborare con fotografi e scenografi
come assistente. Scelta non casuale, dal momento che Marco Tamburro ha già
maturato un profondo interesse verso gli ampi spazi teatrali, dentro i quali
immagina e dà forma a pannelli pittorici dalle dimensioni imponenti, lasciando
a briglia sciolta la sua visionaria fantasia.
Tamburro resta affascinato soprattutto dalla pittura e dalla
sua grande potenza espressiva. In un’epoca in cui ci si interroga su dove
questo forma artistica stia andando, lui viene invaso da una potenza espressiva
capace di tradurre semplici immagini in un mezzo comunicativo. Marco Tamburro
riflette sulla speculazione e la versatilità della forma pittorica, in grado di
interagire con altri linguaggi artistici quali il teatro, la fotografia,
l’arredamento, l’architettura e tutto ciò che occorre per realizzare un
impianto scenografico.
A Milano espone per la prima volta: le sue opere compaiono
in gallerie e spazi alternativi del tessuto urbano, legati in primis agli
ambienti della moda e del design.
Da sempre attratto da Roma per le innumerevoli bellezze
artistiche e la vita metropolitana frenetica, così diversa da quella milanese,
Tamburro si trasferisce nella capitale. La sua passione per il teatro può qui
nutrirsi copiosamente: l’artista collabora con diverse compagnie teatrali, si
dedica a tempo pieno alla pittura, fonda un’associazione culturale che si
occupa esclusivamente di arti visive e nel 1999 si diploma all’Accademia di
Belle Arti di Roma.
Al di là dei titoli di studio, Marco Tamburro può completare
davvero la sua formazione artistica nella città capitolina: qui infatti,
immerso nelle meraviglie artistiche e dai fermenti che permeano la città, può
raggiungere una padronanza pittorica più matura e completa. Inseritosi nel giro
di pochi anni nel jet set artistico romano, frequenta importanti critici e
galleristi, espone in diverse gallerie e partecipa a numerose mostre collettive
affiancando le sue opere a quelle di giovani artisti emergenti. Riceve svariati
apprezzamenti e prestigiosi riconoscimenti per il suo lavoro.
L’ambiente culturale romano lo eleva ad artista impegnato.
Grazie a una diversificata speculazione su uno stesso tema, Tamburro riflette
profondamente sulla vita quotidiana, sulla coazione a ripetere, fino alla
spersonalizzazione dell’essere umano che esiste ma non vive, inghiottito in una
vorticosa esistenza cittadina frenetica, ma gelida, distaccata, che
incessantemente olia un meccanismo alienante e alienato. Il tempo scorre a
velocità tali da fargli perdere ogni valore.
In questo scenario la figura umana occupa solo un ruolo
marginale nella sua pittura: è una presenza di contorno, un’ombra, uno spettro
consumato dal tempo che insegue senza sosta le traiettorie infinite della
città, attraversando lunghe strisce pedonali e salendo in alto a vertiginosi e
monumentali grattacieli. L’uomo rimane inevitabilmente schiacciato e alienato
da questo magma che è la metropoli odierna, simbolo della forza del potere
ostile e aggressivo che lo sovrasta.
L’utilizzo dei ritagli fotografici, così prepotente nelle
sue prime opere, si riduce progressivamente, la pittura diventa il mezzo
espressivo preponderante. Estese campiture di bianco e nero, interrotte di
quando in quando da accesi squarci di colore rosso, esprimono al meglio la
trasfigurazione di quel “teatro della vita” che egli vuole rappresentare. Nei
quadri di Marco Tamburro la rappresentazione dell’umanità si trasfigura in un teatro
simbolico che porta sulla scena esseri umani ridotti a tristi burattini
manovrati da un infinito intrico di fili. E in mezzo a questi burattini,
l’artista si inserisce a margine, impotente come il resto dell’umanità.
Il plauso e il consenso che riceve dal collezionismo e dal
mercato dell’arte attira l’attenzione di gallerie e istituzioni pubbliche
sempre più attratte dalla sua opera. Ben presto arrivano mostre di rilievo:
Museo Maxxi Roma, Biennale di Venezia, Macro Roma, Castel dell’ovo Napoli, Palazzo
Penna Perugia, Palazzo Medici Firenze, Palazzo Frisacco Udine. Emerge nel
mercato straniero con esposizioni a Miami, New York, San Paolo del Brasile,
Cina, Monaco di Baviera, Londra e Berlino.
Pubblicate dalle più importanti riviste d’arte italiani, le
opere di questo artista hanno ricevuto il plauso di critici d’arte, letterati
ed esponenti del mondo artistico come Renato Civello, Maurizio Sciaccaluga,
Vito Riviello, Luca Beatrice, Enzo Santese, Barbara Martusciello, Floriano De
Santis, Antonio Arevalo, Ennio Calabria, Gianluca Marziani e altri, i quali
hanno definito la personalissima opera di Marco Tamburro come efficace nel
trasmettere il suo cinico messaggio: una rappresentazione puntuale che annulla
le identità, sostanziando l’età contemporanea di alienanti spersonalizzazioni
in favore di metallici tessuti urbani.
Vi aspettiamo domenica 15 dicembre dalle ore 19:00 presso il
nostro studio.
Arch. Luca D'Amelio e Arch. Marianna Regina.
Locandina e FotoGallery






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