Passa ai contenuti principali

 



IL CASO DI ENRICHETTA LAVIGNA,

LESBICA, CONVIVENTE CON LA COMPAGNA,

E DEL TUTTO INTEGRATA NEL CONTESTO DI UN PAESINO DELLA PROVINCIA DI MATERA

La Storia breve di due nipoti


Se sapesse come ce la contendiamo, in famiglia, zia Enrichetta sarebbe felice, ogni Natale è la stessa storia.

Era più zia a me che a te: io sono la bisnipote del figlio del fratello!

E io sono la procugina dello zio del nonno!

Dopo l’entusiasmo iniziale, tuttavia, la zia scatenerebbe le sue ire, rimaste indelebili nel ricordo di chi l’ha conosciuta: “Sciagurate! Non ero vostra zia quando avete permesso a degli esseri di sesso maschile di mettere piede nella mia cappella, eh? Come avete potuto permetterlo?”. Se c’era una cosa a cui teneva era questa: mai nessun uomo, neppure per rifare l’intonaco o mettere a posto l’impianto elettrico, avrebbe dovuto entrare nella tomba che aveva fatto costruire esclusivamente per sé e per la sua compagna, Giuseppina, che lei chiamava “sorella di vita”. Da quando zia Enrichetta è morta, però, è passato quasi un secolo e le sue volontà le abbiamo dimenticate – o abbiamo fatto finta di… meritiamo un paio di esemplari punizioni divine a testa.

Mia zia Enrichetta Lavigna, che già solo per il suo nome e cognome sarebbe stata la perfetta protagonista di un romanzo minore di Alessandro Manzoni o di Giovanni Verga, è stata la prima lesbica accertata di Ferrandina, un delizioso e minuscolo paesino nella provincia di Matera, Basilicata (quella di Albino Pierro, Mango, Arisa) e dove vive tutta la mia famiglia (che si attesta sui sessanta membri, se non conto propaggini tipo procugini e prozii).

Nacque sul finire dell’Ottocento, quando nel nord nasceva il Partito socialista italiano e nel sud la mezzadria non dava cenni di cedimento, in una famiglia di ricchi proprietari terrieri che le assicurarono una vita di agi non meritocratici. Potendo vivere di rendita, zia Enrichetta imparò a scrivere e leggere bene, si dedicò all’arte e imparò a suonare il mandolino, ma soprattutto evitò accuratamente di sposarsi. Era alta, robusta e poco bella.

Vestiva sempre in stile casual ottocentesco: abiti scuri, niente corpetti, stivali e gonnelloni. Insieme al suo fido bastone, si metteva in viaggio verso Lecce, dove andava spesso a commissionare statue sacre per le sue amiche del convento dei Cappuccini di Ferrandina. Era una donna devota? Certo, Dio le piaceva, ma più di lui, che comunque era un maschio (dovevano passare molti decenni ancora prima che Papa Paolo Giovanni I dicesse “Dio è papà, ma ancora di più è madre”), le piacevano le suore. Non tutte le donne, a quei tempi, potevano permettersi lo stile di vita indipendente di zia Enrichetta: le suore erano quelle che più vi si avvicinavano. Credo che ci andasse d’accordo soprattutto per questo, cristianesimo a parte.

Al suo amore per Dio, tuttavia, non mancò di fare omaggi: fece piastrellare la cupola di San Domenico, che tuttora sovrasta il paese da qualsiasi angolo lo si guardi e finanziò il dipinto della parete sinistra della cappella del Santo Sacramento in Chiesa Madre. In ogni chiesa di Ferrandina c’è qualcosa che lei contribuì a realizzare.

Tranne che per Altissimo e suore, zia Enrichetta non lavorò mai. Visse tutta la sua vita insieme a Giuseppina: insieme formarono una coppia di fatto, con la casa condivisa e tutto il resto. Come nei migliori lesbo-cliché, Giuseppina era eterea e femminile, mentre mia zia era mascolina e possente. Non fecero mai coming out, né qualcuno fece outing per loro, sebbene tutto il paese mormorasse. Nessuno, nemmeno le teppe e le bande di ragazzini che scorrazzavano per le strade, le prese mai in giro per il loro amore, forse perché tutti sapevano cosa fosse l’omosessualità, ma i termini gay e lesbica non erano stati inventati – o comunque non si sentivano spesso, almeno a Ferrandina – e se non c’è parola con cui dire lo scandalo, lo scandalo non c’è.

Zia Enrichetta veniva tormentata per il suo stile austero, le dicevano che assomigliava a un uomo, che aveva “la pigna”, ma mai nessuno osò dirle qualcosa sui suoi gusti sessuali. Lei e Giuseppina vissero felici e contente, esposte, attive e integrate in una minuscola comunità ai confini del Regno, nel profondo sud. Tutte le volte che ci penso, mi viene in mente la risposta che Luciano De Crescenzo diede a Umberto Bossi, all’inizio dei suoi sproloqui su Padania, secessione e terroni: “Quando voi vivevate sugli alberi, noi eravamo già froci”. Dopotutto, Ferrandina faceva parte della Magna Grecia, che a De Crescenzo è sempre stata cara.

Quando Giuseppina morì, zia Enrichetta fece edificare la cappella nella quale tuttora riposano entrambe. Le tombe – e i loro ritratti – sono posizionate una di fronte all’altra e sotto il nome di Giuseppina è scritto “La sua sorella di vita, Enrichetta, pose”.

Quando morì anche lei, zia lasciò tutto alle suore, scatenando l’odio dei suoi familiari, che però non si è affatto tramandato, tant’è che io e le mie cugine gareggiamo a chi, di noi, come dicevo sopra, ha i titoli per essere la sua discendente più vicina.

Se non avessi sentito la sua storia non avrei mai nemmeno pensato che a Ferrandina, agli inizi del secolo scorso, una storia che oggi verrebbe scaffalata tra i romanzi Lgbt, si fosse snodata tra i sentieri che preferisco: quelli della normalità.

Articolo tratto da Donneuropa

La vita felice di mia zia Enrichetta, lesbica 100 anni fa in Lucania.

Di Simonetta Sciandivasci


LEI ha 29 anni e si chiama Simonetta Sciandivasci. Fa la giornalista a Roma, una dei tanti giovani che hanno lasciato la Basilicata per cercare la propria strada altrove.
Nata a Tricarico (Matera) nel 1985. È cresciuta tra Matera e Ferrandina, coccolata da sessantotto parenti, senza patente, dopo una lunga parentesi milanese. Scrittrice, attualmente collabora con Il Foglio.it, Il Giornale e con pagina99, raccontando bruttezze che la interdicono e bellezze che la conquistano. Cura il progetto Basilicon Valley e fa la ghost writer. Ogni tanto, lavora per una scapestrata società di produzione televisiva. Battezzata, materialista, meridionale. Al lei, preferisce il voi. È una di quelle donne che odiano il jazz senza capirne il motivo. Lascia il calcio e il duro lavoro ai maschi. Ha fatto virtù dell’incapacità di capire il calcio, tanto da usarla per scriverci un libro – “La domenica lasciami sola” (Baldini&Castoldi) – e la rubrica “Gioco Maschio”. Da grande sarà bisnonna.

Ha deciso di rendere pubblica la storia di Zia Enrichetta «per la sua eccezionale normalità» e per spingere a una riflessione: «Tanto più ci sentiamo normali tanto più saremmo trattati come tali. Nel gaypride è come se si chiedesse conferma di uno statuto speciale, che a mio parere è ancora più ghetizzante».

Cosa c’entra tutto questo con Zia Enrichetta? Ebbene, zia del nonno – ovvero del papà della mamma – Zia Enrichetta era lesbica e ha trascorso tutta la sua vita a Ferrandina con la compagna Giuseppina, con la quale è sepolta insieme al cimitero del paese.

E Simonetta ha deciso di parlare a tutti di questa donna «robusta e poco bella – come scrive nell’articolo pubblicato su DonneEuropa – vestita in stile casual ottocentesco: abiti scuri, niente corpetti e gonnelloni».

Una donna di cui sente il bisogno di raccontare la normalità con cui viveva la sua omosessualità e il suo rapporto con la compagna. Tanto che a Ferrandina tutti sapevano e mormoravano. Ma non ci fu mai un’offesa, uno sfottò. Le due donne mai hanno fatto outing e mai nessuno lo ha fatto per loro. E tutto ciò nel piccolo paese lucano della prima metà del Novecento. «E non perchè Ferrandina fosse gayfriendly all’epoca – dice Simonetta – il fatto è che se non hai parole per definire uno scandalo, lo scandalo non c’è».

Se oggi tutti in paese sanno di questa donna e guardano affascinati l’antico ritratto su un vassoio d’acciaio, ormai ossidato, poggiato sulla sua tomba dove è sepolta con l’amata Giuseppina, non è per gli orientamenti sessuali.

Spiega Simonetta, «Al suo amore per Dio non mancò di fare omaggi: fece piastrellare la cupola di San Domenico, che tuttora sovrasta il paese da qualsiasi angolo lo si guardi e finanziò il dipinto della parete sinistra della cappella del Santo Sacramento in Chiesa Madre. In ogni chiesa di Ferrandina c’è qualcosa che lei contribuì a realizzare».

È continua, «Condusse una vita molto ritirata. Tant’è che mio nonno non la ricorda con tanto piacere. Proprio per questa sua eccessiva discrezione che la portò a vivere lontana dalla famiglia, fino a lasciare tutti i suoi averi alle suore, affinché ciò che aveva fatto in vita potesse continuare. Se la sua eredità fosse stata divisa tra i parenti probabilmente questa sua volontà non sarebbe stata rispettata». La sua vita è tutta qui. Tra Giuseppina, che chiamava “sorella di vita” e il suo paese. Entrambe non lavoravano perchè di famiglie benestanti, della borghesia agraria. Enrichetta Lavigna, infatti, era una Montemurro. «Potendo vivere di rendita – racconta Simonetta nel suo articolo – imparò a scrivere e leggere bene, si dedicò all’arte e imparò a suonare il mandolino, ma soprattutto evitò accuratamente di sposarsi. Insieme al suo fido bastone, si metteva in viaggio verso Lecce, dove andava spesso a commissionare statue sacre per le sue amiche del convento dei Cappuccini di Ferrandina».

Poi arrivò il triste momento in cui perse la sua compagna della vita.

«Quando Giuseppina morì, zia Enrichetta fece edificare la cappella nella quale tuttora riposano entrambe. Le tombe – e i loro ritratti – sono posizionate una di fronte all’altra e sotto il nome di Giuseppina è scritto “La sua sorella di vita, Enrichetta, pose”. Se non avessi sentito la sua storia – conclude Simonetta – non avrei mai nemmeno pensato che a Ferrandina, agli inizi del secolo scorso, una storia che oggi verrebbe scaffalata tra i romanzi LGBT, si fosse snodata tra i sentieri che preferisco: quelli della normalità». Una normalità che fa sentire la lontana Zia Enrichetta così vicina. «Se c’è un filo che sento mi conduce a Zia Enrichetta è proprio questo. La normalità, la discrezione, la riservatezza. Il duro lavoro e basta. Nel silenzio. Senza clamore». Perchè, forse, oggi, presi dalla mania di apparire e dimostrare, manca ciò che fa veramente la differenza: la concretezza.







Commenti

Tutti i Post

  ANCORA UNA GRAVE E PREMATURA PERDITA  NELLA COMUNITÀ FERRANDINESE Purtroppo ci ritroviamo a registrare ancora una volta la perdita di una ulteriore giovane vita, ci ha lasciato prematuramente la nota Dottoressa Antonietta Moramarco, Dirigente Medico e Docente Universitario dell’Università La Sapienza di Roma, oltre a rinomata Oculista. Una brutta improvvisa malattia l’ aveva costretta, oltre a frequenti cure, anche a dover subire un intervento urgente e molto difficoltoso, sembrava superato, ma le sue condizioni non miglioravano, sino a peggiorare giorno per giorno, portandola purtroppo, alla fine dei suoi giorni, nonostante gli sforzi di medici specialisti luminari del settore. Tutto questo ci porta a pensare che al di là della malattia, quando qualcuno decide che deve andare così, nessuno è in grado di poter cambiare le cose, magari in altri casi si sarebbe potuto risolvere, in questo caso invece no, questo qualcuno, al di sopra di tutto, aveva già deciso. Non sarà...
  QUANDO L’AMORE VA OLTRE LA VITA Un episodio dall’epilogo struggente quello avvenuto nella città Aragonese, una coppia di coniugi cinquantacinque anni Lei, sessantacinque Lui, non hanno retto alla separazione della morte, e hanno deciso di andarsene insieme, per essere eternamente uniti, anche dopo il trapasso. Questi i fatti, Lei malata di una grave patologia, non ben compresa ma tranquillamente curata, da anni sotto cura, non ha retto, ha dovuto desistere per sopravvenute complicazioni, e si spegne inaspettatamente. Lui attaccatissimo, non la lascia mai da sola durante il suo calvario, e come un guerriero combatte insieme a Lei una guerra contro il male oscuro, un nemico invisibile senza scrupoli, che presto, purtroppo, ha la meglio su di loro. Lui non lo accetta, è disperato, non è lucido, non ragiona più e se ne torna a casa, durante il tragitto non vede più un futuro, non sopporta una vita senza di Lei, e deviando il suo percorso, si ritrova nella loro casa di campagn...
  È SUCCESSO OGGI A FERRANDINA… Un ragazzo di colore, extracomunitario, preso non si sa da cosa, un momento di schizofrenia oppure una esaltazione provocata da stupefacenti, è entrato improvvisamente in chiesa durante una veglia funebre, chiudendosi il portone alle spalle ed impedendo l’uscita a tutti i presenti, urlando prima verso l’immagine sacra di un dipinto come un esaltato e dopo essersi avvicinato alla salma ancora scoperta, ha preso a scuoterla scatenando l’ira dei parenti che si sono scagliati contro per arrestare la sua furia diabolica, ma nonostante il gran numero di parenti allarmati e infuriati, ha barbaramente malmenato e ferito tutti durante la colluttazione, imminente l’arrivo dei carabinieri che dopo aver immobilizzato e ammanettato il depravato hanno potuto soccorrere anche i feriti rimasti inermi per terra. Tutti sono finiti in caserma per fornire le necessarie testimonianze compreso anche l’indemoniato che sicuramente pagherà per le sue malefatte.
LA CITTADELLA E' VICINA  AL CARO AMICO MIMMO Sabato 13 agosto presso la chiesa di San Domenico nella CITTADELLA alle ore 16:00, avranno luogo i funerali della nostra amata concittadina “ELENA”, che arriverà, poco prima, dall’Ospedale di Acquaviva delle Fonti (BA), per ricevere l’estremo saluto da tutti i parenti, amici e conoscenti, dopo la Santa messa. Tutti scossi dalla sua prematura scomparsa, avvenuta il 7 agosto nel predetto nosocomio, per motivi ancora da accertare, la Magistratura farà chiarezza sui dubbi e perplessità suscitati dalla inaspettata dipartita, ma soprattutto per dare un motivo di rassegnazione al congiunto e figlia che, ancora oggi, non trovano conforto. Da parte di questa rubrica giornalistica… le più sentite condoglianze. CRONACHE FERRANDINESI L’Amministratore Unico Enzo Scasciamacchia    
  UNA STORIA TRISTE, UNA STORIA DA RICORDARE Non doveva andare così, questa la triste storia di una guerriera impegnata da anni in un conflitto personale contro l’ormai noto nemico invisibile, una guerra che ti logora, ti consuma giorno per giorno, ed in alcuni casi ti distrugge. È il caso di Michela, parrucchiera 51 enne piena di vita, apparentemente indistruttibile, che d’improvviso si ritrova guerriera, suo malgrado, inconsapevole, ma abbastanza coraggiosa e temeraria, da affrontare il male oscuro della malattia. Questo il problema del secolo, non solo conflitti bellici, ma personali, dove purtroppo, in molti casi, ti ritrovi a combattere da solo, contro un nemico troppo forte, che ti consuma dentro, che ti porti dietro costantemente, che diventa parte di te, nonostante ti danneggi corpo ed anima giorno per giorno. In molti casi, oggi giorno, la guerra la si vince, ma in molti altri, troppi, si capitola. Oggi Michela non ce l’ha fatta, e ci ritroviamo tutti a ricordarl...
  A PIERLUIGI… Combattere contro il più scaltro dei mali ti può rendere, agli occhi degli altri, un guerriero, ma nella maggior parte dei casi non è così, nel profondo del tuo animo sai di essere pur sempre troppo fragile, troppo indifeso, inerme e soggiogato dai suoi voleri, che non sempre si dimostrano a tuo favore, non sei sufficientemente rispettato, ne tanto meno compreso e tutelato, alcuni addirittura dimostrano “invidia” non del tuo male, ma della tua condizione di diversità, poi magari ti piangeranno anche, ma solo per l’apparenza, o per unirsi al comune senso del falso buonismo. Non mi stancherò mai di dire che il rispetto va dimostrato in vita, oltre non ha senso, un malato di cancro andrebbe compreso nella sua irascibilità, nel suo stato di impotenza, di inspiegabile nervosismo, di agitazione e scontrosità, del suo profondo incubo, che non gli dà pace né di giorno né di notte, una tortura che nessuno comprende, o meglio, che si arriva a capire solo quando ormai è tro...

Lieto ma frettoloso evento a Ferrandina...

  Un lieto ma inusuale evento a Ferrandina E’ successo a Ferrandina… Giovedì 20 gennaio alle ore 06:00 circa, una giovane mamma di circa 34 anni al suo secondo parto, dà alla luce, inaspettatamente il suo secondo figlio, in casa, su di una sedia, il marito, allarmato dall’improvviso vagito, allerta e richiede l’intervento del 118, che sopraggiunge in brevissimo tempo nel domicilio, constatando l’avvenuto ed improvviso lieto evento, riscontrando la piena salute sia della mamma che del nascituro, celermente trasportati al Madonna delle Grazie, naturalmente con il cordone ombelicale ancora collegato, subito assistiti dal personale sanitario, oggi risultano in piena salute e fuori da ogni possibile pericolo, l’interesse per l’accaduto ha attirato anche i maggiori Network locali, i quali presto renderanno pubblica la notizia, Noi intanto, non possiamo fare altro che augurare ad entrambi un buon ritorno alla normalità e per il lieto ed inusuale evento, auguri Grazia ed il frettoloso nu...
BRACERIA DA ANTONIO ECCELLENZA FERRANDINESE Visitando la Città di Ferrandina, oppure se casualmente vi dovesse capitare di passarci, oppure se vi capita di dover scegliere un posto dove rifocillarvi, un consiglio, il posto giusto è la “BRACERIA DA ANTONIO”, una nuova apertura datata 1° giugno 2021, in Via Calata Madonna del Carmine, dove poter degustare esclusivamente carne freschissima, ovviamente cotta al momento "sulla brace". L’accoglienza è familiare, la gentilezza e la cortesia sono le loro prerogative, il caratteristico e rustico ambiente è di origini antichissime, un vecchio frantoio ristrutturato che richiama una delle principali ricchezze locali, la produzione olearia, di cui il territorio gode, con le sue immense piantagioni di antichissimi alberi di olive circostanti. I titolari, Antonio e Rosangela, sono i principali protagonisti del servizio in sala, del trattamento e del coccolamento della clientela, soddisfandoli in ogni loro richiesta, amichevolmente, sen...
  ATTENZIONE TRUFFE IN ATTO Stanno girando per le abitazioni dei finti tecnici di ENEL , dicendo che sulle bollette precedenti c'era l'avviso del loro passaggio. Richiedono i codici delle vecchie bollette e vi attivano il passaggio al loro gestore di energia, sono sia ragazzi che ragazze, con un palese accento campano, molto insistenti ed arroganti e con tono anche minaccioso qualora non accettiate l'attivazione da loro proposta al momento gratuitamente, e al pagamento di oneri dovuti a questa presunta modifica obbligatoria del contratto... sono tutte chiacchere NON È VERO NIENTE , allertate i vostri genitori anziani e soli. È UNA TRUFFA . E soprattutto non firmate nulla senza prima leggere quello che vi propongono, oppure chiamate un vostro figlio o parente stretto, per ulteriori verifiche. Non fidatevi assolutamente di questi soggetti, sono solo degli estorsori senza scrupoli, che pretendono di prendere in giro chiunque, non fateli entrare in casa, potrebbero trasfo...
  ANCORA UNA VOLTA FERRANDINA SI TINGE DI GIALLO Non si fermano le tragedie a Ferrandina, oggi nella tarda mattinata l’elisoccorso dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, ha sorvolato i cieli della città Aragonese in attesa di un difficile atterraggio nei pressi di una tenuta ippica appena fuori paese, l’emergenza era urgentissima, e nonostante l’intervento dei sanitari del 118, forza pubblica e vigili del fuoco, non c’è stato verso, ancora una volta una giovane vita ha dovuto lasciare inspiegabilmente questa Comunità, ancora sconosciute le cause di tanta movimentazione, intanto il Sindaco, Carmine Lisanti, ha già emanato un messaggio di cordoglio alla famiglia e a tutta la comunità dicendo: “A nome della nostra Comunità, dell’Amministrazione Comunale   e mio personale esprimo sincero e profondo cordoglio per la tragica ed inattesa scomparsa di un’altra giovane vita. Sentimenti di sincera vicinanza ed affetto giungano in questo tristissimo momento alla famiglia, co...