VINCENZO TOTA UN DAUNO BOLSCEVICO
CONFINATO A FERRANDINA NEL 1937

Questa è l’avvincente storia di Vincenzo Tota, Foggiano di
San Severo, confinato a Ferrandina nel 1937 dove diede origine alla famiglia
Tota Ferrandinese, di cui ancora oggi tra figli, nipoti e pronipoti ne
tramandano le radici e le incredibili gesta.
Fu condannato più volte perché definito comunista
sovversivo, bolscevico, filorusso, contrario al regime antifascista statale, soviettista
e cospiratore, sino a portarlo alla pena di morte, poi amnistiato e confinato.
Di seguito l’incredibile storia che lo vide protagonista
insieme ad altri suoi “Compagni” di fede politica, frutto di una estenuante
ricerca da parte di uno dei suoi nipoti acquisiti, attuale coniuge della diretta
discendente, la nipote.
STORIA DELLA DAUNIA
LE ORIGINI DELLA FAM. TOTA FERRANDINESE
EPISODI DI FASCISMO E DI ANTIFASCISMO A SAN SEVERO
STORIE DI SOPRUSI E DI CONFINO
Carmine Cannelonga, Vincenzo Tota, Luigi Allegato e Michele Ferrara i protagonisti…
L’8 maggio del 1937 una lunga missiva a firma del Prefetto
Ciotola partiva dalla Regia Prefettura di Foggia diretta al Ministero
dell’Interno (Divisione Affari generali e Riservati) avente per oggetto: San
Severo. Attività sovversiva. Proposta di confino per Ferrara Michele di Matteo
arrestato; Cannelonga Carmine di Severino arrestato; Tota Vincenzo fu Antonio arrestato e Allegato Luigi di ignoti
arrestato.
Il commissario aggiunto Giovanni Santamaria del
Commissariato di San Severo aveva comunicato di aver eseguito il 3 maggio 1937
dopo un’informazione fiduciaria una serie di perquisizioni nelle case dei
soggetti indicati, oltre che nell’abitazione di De Vivo Gaetano di Michele,
impregiudicato, unicamente perché visto qualche volta accompagnato al Ferrara.
Nella missiva si fece presente che in casa di Vincenzo Tota vennero rinvenuti i
volumi:
Storia della Rivoluzione Russa - di Marco Slonin - C.E.
Monanni Milano;
La capacità politica delle classi operaie - di Proudon -
C.E. Città di Castello “Il solco”;
Letteratura sovietica - di Ettore Lo Gatto - C.E. Istituto
per l’Europa orientale - Roma;
V. Hugò (sic) “I lavoratori del mare” sul cui frontespizio
figurava la firma del ben noto sovversivo “Ferrara Michele” al cui nome e
cognome, però, segue: M.P.I.”.
Essendo assente da casa Tota
Vincenzo, veniva rintracciato e si procedeva al suo fermo per essere
sottoposto a interrogatorio. Questi assumeva di aver portato i libri dal
confino e non dava spiegazione della sigla M.P.I.
Dopo questa perquisizione immediatamente vennero fatti altri
accessi nelle case di altri sospettati. In casa di Michele Ferrara vennero
reperiti alcuni volumi:
L’unico di Max Stirner (Kaspar Schimit), C.E. Sociale,
Milano (notare alcune frasi a pag. 168,169);
La distruzione della personalità di M. Gorky, C. E. Bocca,
L’inchiesta sulla gioventù sovietica di K. Mehnert, C.E:
Conticelli, Milano; un volumetto contenente 4 capitoli:
Risultati congresso socialista di Milano, Discorso di Clara
Zektin.
Discorso di E. Walecki. Il bilancio di un congresso -
Dichiarazione dei delegati del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista
al congresso socialista di Milano. Un manoscritto:
“Appunti di storia”, firmato da Ferrara Michele.
Contemporaneamente veniva perquisita la casa di Carmine
Cannelonga (ex fiduciario provinciale del partito comunista) e vengono
ritrovati 4 giornali “Le temps”, Lenin della Casa editrice Corbaccio, Dio e
Stato nonché un manoscritto su temi sulla questione meridionale. In questo
manoscritto “vien fatta la storia della lotta tra gli agricoltori del
Mezzogiorno e gli industriali del settentrione. Il manoscritto termina
inneggiando a due “forze sociali”: il proletariato e i contadini”.
Nella stessa occasione venne ritrovato un solo volume in cui
erano riuniti: Dio e lo stato di Bakunin; Commemorazione di Enrico Cosenza,
tenuta a Napoli da Raffaele De Cesare;
Socialismo utopistico e scientifico di Federico Hengels; Il
giubileo del manifesto comunista di Enrico Leone;
Parlamentarismo e riformismo nel Partito Socialista di
Arturo Labriola;
Gli agguati della consorteria di Pompeo Ciotti;
Non mi fido del prete di Victor Hugo; Il povero signore
conferenza di Augusto Novelli;
La democrazia cristiana di Giuseppe Toniolo.
Esito negativo ebbe
la perquisizione nella casa di Luigi Allegato, come in quella di De Vivo
Gaetano, abitante in via Emanuele Filiberto, 12.
Furono fermati e arrestati Carmine Cannelonga, Vincenzo Tota e Luigi Allegato.
Il Questore dopo aver
avuto la comunicazione ufficiale delle perquisizioni e degli arresti sollecitò
la redazione di un rapporto e di disporre gli interrogatori, con le contestazioni
degli addebiti, i confronti, “onde stabilire l’attività sovversiva dei fermati,
e onde e dove e con chi avesse avuto pratica attuazione”.
Il funzionario riferiva anche che la fonte fiduciaria
dell’informazione ricevuta era stato il segretario politico “al quale costava
che i surriferiti erano in possesso della stampa sovversiva”.
Il questore ricordò che tutti i fermati erano da tempo
sottoposti a censura preventiva della loro corrispondenza e nel caso di Ferrara
Vincenzo non erano emersi dati di rilievo tranne che in un caso. Una lettera
spedita da Gioia del Colle venne ritirata e sottoposta a controllo
dell’Ispettore generale della III° zona dell’OVRA, il quale dopo il suo esame
dette il nulla osta per la trasmissione. Questa lettera a firma di “Atos-Sing”
metteva in guardia il Ferrara a non dare fiducia a persone che si fossero
presentati a nome del partito comunista, senza che pronunciassero la parola
d’ordine, perché erano sicuramente confidenti della Polizia.
A questa lettera non fu data risposta, ma il Ferrara limitò
i suoi colloqui e i suoi contatti solo a Vincenzo
Tota.
In data 5 maggio il Commissario di San Severo avvertiva di
aver rilasciato Luigi Allegato e di aver arrestato Michele Ferrara che aveva
dichiarato che il possesso dei libri e delle pubblicazioni era di antica data e
proveniva da acquisti leciti.
Precisava che i suoi incontri in piazza con gli altri
fermati avvenivano alla luce del sole e solo per ragioni di lavoro. Il
commissario a questo proposito affermava:
“ciò può essere vero,
ma non si può escludere che parlino anche di cose politiche”.
Il commissario parlò anche di riunioni di comunisti in
masserie sperdute dell’agro di San Severo, ove leggevano “giornali francesi”
con riferimento ai numeri del periodico Le Temps.
A proposito del comportamento del Ferrara il questore ribadì
il suo atteggiamento contraddittorio relativo alla famosa lettera a firma di
Atos sing sottoposta a censura a insaputa del destinatario, in cui c’era
riferimento a una spia interna alla sua formazione politica e della quale era a
conoscenza anche Cannelonga. Il Ferrara dopo qualche reticenza dichiarava di
averla strappata.
Inoltre il Questore segnalò che la perquisizione del 3
maggio era stata effettuata su richiesta della 148a Legione della M.V.S.N., tenendo
conto degli indizi forniti da confidenti. L’operazione fu effettuata dal
Commissario di P.S. assieme al Segretario del Fascio e dal comandante del
Presidio della Milizia.
In casa di Vincenzo
Tota furono trovati i libri: Letteratura sovietica di Ettore Lo Gatto,
Storia della Rivoluzione in Russia di Marco Slonin, La capacità politica delle
classi operaie di Proudhon.
Il Prefetto ribadì che le iniziative relative all’arresto
del Tota e degli altri compagni non
erano state prese dal funzionario della polizia ma dal Fascio e dalla Milizia e
le informazioni raccolte confermano che il commissario vi aveva aderito e che
“i fermi operati sono stati anche determinati dalla preoccupazione di evitare
che i perquisiti avessero potuto subire aggravi inopportuni, esistendo una
reale possibilità di una reazione dei fascisti con gravi conseguenze e
intemperanze. Inoltre il prefetto confermò che nonostante “la povertà degli
elementi raccolti dal questore Santamaria” vennero arrestati “a comprova di
attività sovversiva, contrastante e dannosa per la tranquillità cittadina”.
Insistette il prefetto sulle letture di libri “di indole prettamente comunista”
come le opere di Victor Hugo e i giornali francesi.
Anche gli incontri casuali in piazza dei tre arrestati
erano, sempre secondo il prefetto, “non la puerile giustificazione di incontri
amichevoli o per motivo di lavoro” ma “data la radicale convinzione comunista
presumibilmente determinavano sempre scambi di vedute di quel minimo di
propaganda spicciola delle loro idee”.
Per Allegato il prefetto propose i provvedimenti di polizia
perché pericoloso e che “alla sua tenacia comunista, accoppia una furbizia e
una cautela eccezionale”.
Questa operazione di polizia fu paradossale e la prova della
colpevolezza fu il semplice possesso di libri, il riunirsi la sera per parlare,
una lettera a firma di una persona di fantasia. Anche la commemorazione di
Enrico Cosenza fu ritenuta illecita anche se la persona di cui si parlava era
stato un generale dell’esercito italiano e un garibaldino.
È evidente che tutta la fase inquisitoria fu svolta sulla
base di rivelazioni di confidenti e agenti OVRA, infiltrati e pagati dalla
polizia segreta. Di essi non si parla mai esplicitamente e non si esclude che
siano stati dirigenti dello stesso partito dei comunisti.
Ma l’osservazione più sconvolgente in questa vicenda è
quello che si dice dei libri rinvenuti nelle perquisizioni: “mentre potrebbero
passare nell’abitazione di un onesto professionista, non possono non destare
sospetti fondati allorquando vengono rinvenuti in casa di un comunista
schedato, di cultura molto ristretta”.
Carmine Cannelonga
Carmine Cannelonga,
nato a San Severo il 3 febbraio 1904, contadino, fu uno dei più influenti
componenti del Partito Comunista del suo paese di origine. La sua storia
giudiziaria iniziò nel 1928.
Il 28 ottobre 1928 fu
condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione e tre di vigilanza
speciale. Fu liberato nel 1932 per la ricorrenza del decennale della marcia su
Roma dal carcere di Fossano in provincia di Cuneo. Tornato nel suo luogo natale
continuò la sua attività politica anche se con cautela. Nel maggio 1937 fu
oggetto di attenzione da parte della polizia politica fascista.
In data 7 maggio 1937 il comandante della compagnia dei
Carabinieri di San Severo scriveva al Regio Commissario di Pubblica Sicurezza
un’informativa con la proposta per l’assegnazione al confino di polizia del
comunista schedato Cannelonga Carmine di Severino e di Grifa Maria Michela,
nato a San Severo il 2 febbraio 1904, contadino.
“L’individuo è stato
sempre un pericoloso sovversivo. Ha fatto parte del partito comunista e si è
mantenuto sempre in contatto col comunista schedato Allegato Luigi del luogo
che ha ricoperto la carica di segretario interregionale del partito per l’Italia
meridionale e per la Sicilia.
Il Cannelonga ha
sempre svolto attività contraria alle direttive del governo Nazionale.
Per un periodo di
tempo non ha dato motivo a rilievi sulla sua condotta politica, mentre ora
secondo informazioni confidenziali avute, ha ripreso la sua attività e contatti
con i compagni di fede tanto da rendersi pericoloso per l’ordine pubblico.
Egli ha riportato la
condanna a anni 10 di reclusione e anni 3 di vigilanza speciale dal Tribunale
speciale per la difesa dello Stato, in data 22 ottobre 1928, per ricostituzione
del partito sciolto comunista e propaganda sovversiva.
Venne dimesso dal
reclusorio di Fossano ove scontava tale pena il 14 novembre 1932 per amnistia.
Poiché l’ulteriore
libertà del Cannelonga potrebbe dar luogo a gravi perturbamenti dell’ordine
pubblico, si è del parere che lo stesso venga assegnato al confino di polizia,
provvedimento questo che verrebbe bene accolto dalla parte sana della
cittadinanza”.
Il 1° capitano
comandante della Compagnia
Ottorino Bozza
Il 3 maggio era stata sottoposta a perquisizione
l’abitazione del Cannelonga in via Australe, 31, durante la quale vennero
sequestrate, come detto, alcune pubblicazioni: 4 giornali “Le temps” pubblicati
tra marzo e aprile del 1937, Lenin della Casa editrice Corbaccio, Dio e Stato
nonché un manoscritto su temi della questione meridionale. In data 5 maggio
1937 il Cannelonga venne convocato presso il Commissariato di San Severo e
interrogato. Alle molte domande rispose:
“Tempo fa incontrai
Ferrara Michele il quale mi esibì una lettera con firma falsa, scritta la
lettera a macchina, e nella quale si avvisava il Ferrara che una persona
precedentemente venuta a San Severo, era una spia. Consigliai il Ferrara a
distruggere detta lettera che era compromettente. I numeri del Tempo li ho
comprati in un’edicola di San Severo, e il volume su Lenin anche qui da
Cervone.
Il volume “Dio e
Stato” ed altri li acquistai a San Severo, su una bancarella dei soliti
venditori di libri usati.
Il manoscritto sulla
questione meridionale è del Ferrara Michele, scritto di suo pugno, ma il
contenuto è di altro autore che non so precisare.
Con il Ferrara mi vedo
solamente per ragioni di lavoro, quando si va in campagna e quando si va in
cerca di lavoro”.
In data 12 maggio un’altra relazione del commissariato di
P.S. indirizzata al questore parlava di Cannelonga come di un soggetto…
“ … tra i peggiori
sovversivi del luogo… esperto propagandista ed attivo organizzatore… già
segretario interregionale del partito comunista. Amico dei peggiori sovversivi
di San Severo con i quali spesso si associa (Ferrara Michele e Tota Vincenzo – ex confinati). La sera
del 3 corrente in una perquisizione operata nella sua abitazione vennero
trovati volumi di letteratura socialista, che, mentre potrebbero passare
nell’abitazione di un onesto professionista, non possono non destare sospetti
fondati allorquando vengono rinvenuti in casa di un comunista schedato, di
cultura molto ristretta. Furono pure rinvenute alcune copie del “Tempo” e ciò
conferma la notizia varie volte data da terzi che in campagna si univano alcuni
sovversivi per leggere giornali esteri”.
Sulla base di tale informativa il questore Ranieri rincarò
la dose e in una sua comunicazione del 27 maggio indirizzata alla Commissione
Provinciale per i provvedimenti di polizia, dopo aver ricordato i precedenti
penali del Cannelonga che era il fiduciario segreto del gruppo comunista per la
provincia di Foggia, rimarcò: … anziché dimostrarsi ravveduto e pentito del suo
passato politico, [dopo la scarcerazione per la prima condanna] riallacciava
apertamente vincoli di amicizia con tutti gli elementi locali della sua risma,
[…] allo scopo di seguitare a svolgere sia pure con cautela spicciola
propaganda sovversiva. Infatti in una perquisizione operata nel suo domicilio,
la sera del 3 andante, furono rinvenuti e sequestrati alcuni libri di indole
bolscevica, ciò che dimostra in modo evidente la tenacia della sua fede
sovversiva che affila con la lettura di libri e di pubblicazioni di carattere
prettamente comunista, nonché di giornali esteri al servizio del blocco
popolare francese… Elemento sì nocivo e dannoso per la tranquillità cittadina e
pericoloso per l’ordinamento sociale dello Stato è necessario allontanarlo dal
proprio centro di attività per cui, su conforme parere dell’Arma, lo propongo
per l’assegnazione al confino.
Il 31 maggio si riunì la Commissione provinciale per i
provvedimenti di polizia che ascoltò l’imputato che dichiarò:
“lavoro da contadino
insieme a Ferrara Michele e Tota
Vincenzo e con il primo sono stato insieme in carcere quando fui condannato
dal Tribunale speciale perché imputato di aver riorganizzato il partito
comunista di San Severo. Nei cinque anni di carcere ho studiato il francese e
so più leggerlo che parlarlo. Ora non mi occupo più di politica e nego di aver
svolto attività contraria all’attuale Regime. I libri trovati in mia casa hanno
colore sociale e non comunista”.
La decisione finale della Commissione fu di assegnare al
confino di polizia il Cannelonga per anni cinque destinato a Ponza. Nel
frattempo il soggetto fu ristretto nel locale carcere. Il 5 giugno lui stesso
presentò alla Commissione centrale per i confinati di polizia ricorso avverso
la decisione di prima istanza ma con esito negativo, anche per il parere
ostativo del Gruppo di Foggia della Legione territoriale dei Carabinieri Reali
di Bari, che si concluse, nonostante le sue precarie condizioni economiche e
nonostante avesse una moglie indigente e una figlia, Michelina, che aveva
compiuto sette mesi, con il giudizio di non essere meritevole di atti di
clemenza.
Cannelonga iniziò il suo confino a Ponza, per poi
raggiungere Irsina (MT).
Scrisse la moglie di Carmine Cannelonga, Elvira Suriani, il
17 dicembre 1937 al Sottosegretario del Ministero dell’Interno”:
on. Ministro
dell’Interno
Per la terza volta mi
rivolgo a codesto on. Ministero e sono certa mi si voglia dare ascolto. Mio
marito Cannelonga Carmine trovasi in Ponza quale confinato politico per
scontare cinque anni inflittagli dalla Commissione di Foggia.
Dopo la sua partenza
sono rimasta sola e con una bambina in carico e senza un qualsiasi aiuto. Sono
costretta nella più squallida miseria.
Ho rivolto preghiere
presso le Autorità locali e provinciali; ho scritto per altre due volte a
questo On. Ministero perché fosse concesso a me un sussidio per la vivenza mia
e della mia bambina, ma tutte le mie domande sono rimaste inevase.
Perché questo? Non ho
diritto alla vivenza come è stato dato ad altre mogli trovatesi nelle identiche
mie condizioni?
Se nulla posso
ottenere di sussidio, almeno mi si dia autorizzazione a poter raggiungere mio
marito.
Se si è voluto
eliminare dalla società mio marito perché professando idee contrarie alle
moderne (ciò era una volta), e farne sentire gli effetti sia morali che
economici ad una donna e a una bambina, innocenti ed incoscienti? Mi permetto
dire che ciò non è umanamente giusto.
Con l’agire in tal
modo non si è voluto punire uno solo, quale propagandista di idee sovversive ma
si è trascinato anche nella miseria e nell’abbandono altri due che sono poi
vittime innocenti.
Per quanto sopra prego codesto on. Ministero
voler prendere provvedimenti a mio riguardo.
Con la massima osservanza devotissima
Suriani Elvira
via Australe, 21 – Sansevero
Il 21 marzo 1939 nasceva a Irsina il secondo figlio di
Carmine e di Elvira, Severino. L’11 giugno del 1939 Carmine Cannelonga
indirizzava al Ministro dell’Interno domanda per ottenere un sussidio ordinario
per la nascita del secondo figlio visto che le precedenti istanze avevano avuto
esito negativo. Solo il 1° settembre il ministro accordò al confinato il
sussidio suppletivo.
(A.C.S.) Ministero degli interni – Direzione generale
Pubblica Sicurezza – Divisione affari generali e riservati.
Vincenzo Tota
Vincenzo Tota fu
Antonio e di De Litteris Antonia, nato a San Severo il 13 marzo 1896,
contadino, era stato fin da giovane oggetto di attenzione e di indagini da
parte della polizia di Stato.
In una dettagliata relazione del 29 dicembre del 1929 a
firma del Questore di Foggia venne descritta la storia politica del movimento
comunista clandestino. La lettera aveva molti allegati purtroppo non reperiti.
“Con sentenza della
Commissione Istruttoria del Tribunale speciale per la difesa dello Stato in
data 4 corrente, il sovversivo in oggetto arrestato il 15 settembre del
volgente anno e denunziato…
L’attività sovversiva
esplicata dal medesimo emerge attraverso la denuncia inviata al Tribunale
Speciale con rapporto del 17 settembre dal quale si rileva che in San Severo,
Cerignola, Torremaggiore e S. Nicandro Garganico un gruppo di comunisti aveva
ricostituito, sotto forma di un comitato di soccorso, in un primo tempo, e
successivamente, con la costituzione di due cellule denominate Lenin e
Fredmann, un’ organizzazione alla diretta dipendenza del partito comunista
disciolto per ordine della pubblica Autorità. E tale ricostituzione, se pure
non è stato dimostrato dovuta alle disposizioni date dall’emissario della
centrale comunista giunto a San Severo nel gennaio del corrente anno, tuttavia
non può escludersi che rientrava nell’orbita del disciolto partito, sia perché
è proprio del partito comunista l’organizzazione in cellule degli affiliati, e
sia perché è accertato che presero parte al movimento elementi tutti già noti
per la loro appartenenza al medesimo partito.
Dal quadro generale
della prova generica dell’esistenza della ricostituita organizzazione
comunista, prospettata, colla suindicata denuncia alla Autorità giudiziaria,
rilevansi elementi di fatto importantissimi quali: la sussistenza dell’ invio
di piccole somme al detenuto comunista Cannelonga fatta a mezzo di vaglia
postali, la esistenza di corrispondenza epistolare, controllata dall’Ufficio e
riprodotta in fotografia, scambiata tra il nucleo dei comunisti di San Severo,
quello di Cerignola, ed infine le confessioni sia parziali che complete di
cinque coimputati.
Per quanto riguarda la
specifica responsabilità del sovversivo in oggetto indicato, trascrivo, dal
rapporto dinanzi cennato, la parte che lo riguarda: la completa confessione
risultante dal verbale di interrogatorio ed il saggio calligrafico dispensa dal
prospettare specifiche per le quali è raggiunta in pieno la colpabilità del Tota.
Il Tota non ha precedenti penali, e per
quanto noto come sovversivo, in precedenza non esplicò attività sovversiva
degna di rilievo.
Da quanto innanzi ho
riferito non può dubitarsi che il Tota
Vincenzo abbia manifestato il deliberato proposito di commettere atti
diretti a sovvertire gli ordinamenti nazionali e che siano rese pericolose alla
P.S.
Pertanto propongo […]
che venga assegnato al confino di polizia […]”
Il 30 dicembre 1929 fu assegnato al confino per quattro anni
a Ponza e poi a Ventotene, fu liberato il 13 novembre 1932 in occasione della
ricorrenza del decennale della marcia su Roma. Nel 1930 era stato raggiunto
dalla moglie che gli dette un figlio nel 1930. Dopo la scarcerazione non svolse
attività politica palese. Ma frequentò gli ambienti del suo partito e i vecchi
compagni di fede.
Il 3 maggio 1937 era stata sottoposta a perquisizione
l’abitazione di Vincenzo Tota, nel
corso della quale furono requisiti i libri Storia della Rivoluzione russa,
Capacità politica della classe operaia, Letteratura soviettista. Il Tota era assente al momento della
perquisizione ma veniva in seguito rintracciato e arrestato in piazza Mercato.
In data 7 maggio il
capitano comandante della Compagnia dei Carabinieri di San Severo scrisse al
Commissario di P.S.:
“Il comunista in oggetto ha sempre militato in partiti
sovversivi e tuttora professa idee contrarie alle direttive del governo
nazionale. Spesso si accompagna ad altri sovversivi del luogo coi quali esprime
giudizi contrari su quanto pratica il regime fascista.
Il 13 novembre 1932, per atto di clemenza di S.E. il Capo
del Governo venne prosciolto dai vincoli del confino e rimpatriato a Sansevero
con foglio di via obbligatorio, pur tuttavia non ha dato segni di ravvedimento.
Egli da qualche mese ha ripreso sfacciatamente contatti con
i suoi compagni di fede, tanto da doverlo giudicare pericoloso all’ordine
sociale e nazionale per cui è necessario che venga assegnato al confino di
Polizia.
È compreso nell’elenco delle persone da arrestare in
determinate circostanze.
A suo carico risulta:
Il 16 maggio del 1917, Tribunale di Guerra del 23° Corpo
d’Armata anni 5 di reclusione militare per diserzione.
28 settembre 1918,
Tribunale di Guerra del 23° Corpo d’Armata condannato a morte per diserzione
(amnistiato).
6 dicembre 1929, Tribunale speciale per la difesa dello
Stato, unitamente ad altri sovversivi di Sansevero, assolto per insufficienza
di prove per cospirazione contro i poteri dello Stato.
Con ordinanza dell’8 gennaio 1930 la Commissione provinciale
lo assegnò al confino per anni 4.
17 luglio 1932,
Pretura di Ponza, ove era confinato, L. 500 multa per contravvenzione agli
obblighi del confino.
5 agosto 1932,
Pretura di Ponza, L. 400 di ammenda per contravvenzione agli obblighi del
confino”.
Il 27 maggio il questore di Foggia in una missiva al
Commissario provinciale per i provvedimenti di Polizia espresse, praticamente
con un testo sovrapponibile se non identico a quello usato per Cannelonga, il
suo parere su Tota, proponendo anche
per lui il confino di polizia.
Il provvedimento preso fu il confino di polizia per anni
cinque nell’isola di Ventotene.
Inutile e infruttuosa fu l’istanza per chiedere
un’attenuazione della pena a causa dei tre figli in tenera età che vivevano a
San Severo senza mezzi di sussistenza.
Il 25 giugno 1937 il prefetto di Foggia ribadì che il Tota era:
“un pericoloso
irriducibile comunista, propagandista delle sue idee bolsceviche; i suoi
precedenti dimostrano il contrario di quanto afferma nel ricorso; il suo
domicilio era sede di riunioni di tutti gli elementi della sua risma. Ex
confinato, prosciolto per insufficienza di prove dal Tribunale speciale per i
delitti contro i poteri dello Stato, non ha modificato i suoi principi
dimostrando tenacia nella sua fede che cerca sempre di stimolare con la lettura
di libri e di pubblicazioni di carattere bolscevico. Pertanto tenuto conto che
il Tota è pericoloso per la
tranquillità cittadina e all’ordinamento sociale dello stato, esprimo parere
contrario all’accoglimento del ricorso”.
In una missiva del 4 agosto 1937 inviata al Comando generale
dei Carabinieri dal gruppo di Foggia della Legione territoriale di Bari venne
ancora ricordata la vita politica del Tota,
venditore ambulante, iniziata nel 1914 con l’iscrizione alla Camera del lavoro,
la sua attività politica “sovversiva” conclusasi con il confino di polizia nel
1929 e con la condanna del 1937.
Vincenzo Tota venne confinato a Ventotene e poi
a Ferrandina (MT) dove fu raggiunto dalla famiglia composta dalla moglie e da
tre figli che versava in pessime condizioni economiche.
Fu liberato il 2 maggio 1942 per fine periodo.
Luigi Allegato
“Tra i peggiori
sovversivi di questo centro [San Severo] figura questo individuo il quale fu
già consigliere comunale e provinciale ai tempi dell’on. Mucci.
Organizzatore e propagandista di idee sovietiche capeggiò
nel 1921 l’occupazione delle terre e dimostrò il suo antifascismo aggredendo di
pugnale nel 1922 alcuni fascisti. A capo della locale Camera del lavoro, in
casa deteneva il 1922 tre bombe SIPE.
Nel 1924 venne arrestato a Torremaggiore per insurrezione
contro i poteri dello Stato, come capo di un gruppo da lui capeggiato. Ancora
arrestato a Catania per cospirazione contro i poteri dello stato venne proposto
per il confino ma non vi si potette dar luogo trovandosi in espiazione di pena
di cui era stato condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello
Stato, Condannato a dieci anni di
carcere e tre di sorveglianza speciale, “per associazione diretta a commettere
delitti, incitamento all’odio di classe e disobbedienza alle leggi in modo
pericoloso per la pubblica tranquillità, per propaganda antimilitare tra le
file dell’Esercito, offese al Capo del Governo e cospirazione contro i poteri
dello Stato”. Espiò la pena a Catania, Roma, Volterra, Alessandria, Parma e
Nisida, per amnistia fu scarcerato il 18 novembre 1932 e nel 1933 fu fermato
per le indagini di polizia politica ma venne rilasciato.
Egli in questi ultimi tempi ha dato sul suo conto a rilievi
tanto che il 9 maggio decorso per voci corse sul suo conto e rilievi tanto che
il 9 maggio decorso, per voci corse sul suo conto fu fermato unitamente ai
sovversivi schedati Cannelonga Carmine, Tota
Vincenzo e Ferrara Michele i quali furono trovati in possesso di volumi di
letteratura sovietica. L’Allegato è amico intimo dei predetti e con costoro usa
incontrarsi a parlare nelle lontane campagne essendo egli, al pari degli altri,
contadino. Ha riportato condanna per diserzione, e varie volte sottoposto a
procedimenti penali per i quali è riuscito a ottenere mercé la sua scaltrezza,
assoluzione per insufficienza di prove. Si tratta di uno dei peggiori
sovversivi di questo comune, pericoloso per l’ordine e per la sicurezza
pubblica, ragione per cui lo propongo per l’assegnazione al confino di
polizia”.
Così venne descritto Allegato Luigi d’ignoti, nato a San
Severo il giorno 6 aprile 1896, abitante in via Curtatone, 8, contadino, nella
proposta fatta dal Commissario Santamaria del Commissariato di San Severo al
Questore di Foggia il 22 maggio 1937 per la assegnazione al confino di polizia.
Analoga richiesta e per gli stessi motivi era stata fatta
dal Capitano dei Carabinieri della Compagnia di San Severo Ottorino Mozza il 19
maggio 1937.
Infine il Questore Ranieri il 27 maggio del 1937 fece
un’ulteriore richiesta di assegnazione al confino rincarando la dose.
In un primo sommario interrogatorio della Commissione
provinciale per i provvedimenti di Polizia dl 31 maggio 1937 lo stesso Allegato
dichiarò “lavoro da contadino, e in un piccolo vigneto di mia proprietà. Ho
chiesto ma non ottenuto l’iscrizione al Sindacato. Da anni non mi occupo più di
politica e nego di aver espletato l’attività sovversiva”.
Lo stesso giorno la stessa commissione “esaminati i
documenti e le informazioni, risultando sufficientemente dimostrato che lo
stesso ha persistito nel serbare cattiva condotta e tenere rapporti con
pregiudicati” deliberò di assegnarlo al confino di polizia per anni cinque.
Inutile e infruttuoso fu il ricorso in sede di appello per
la revisione del provvedimento a carico dell’Allegato. Fu quindi assegnato alla
colonia penale di Ventotene ove giunse il 25 giugno 1937. Lasciava a San Severo
la moglie Sementino Soccorsa di 37 anni e una figlia di 4 anni Maria, in gravi
condizioni di indigenza e “sofferente di fame”. Una richiesta di trasferimento
della famiglia venne respinta. Allegato si ammalò di una grave forma di
poliartrite con grave deficit funzionale che lo costrinse alla totale
immobilità a letto per tre mesi. Per questi motivi di salute chiese di essere
trasferito sulla terraferma. Venne inviato al piccolo comune di Gimigliano in
provincia di Catanzaro, espiando qui l’intero periodo residuale di confino.
Nel mese di gennaio del 1938 venne raggiunto dalla moglie
che aveva avuto un sussidio economico per il trasferimento da San Severo. Qui
nel maggio del 1940 nacque un secondo figlio.
La famiglia visse in condizioni di estrema indigenza; il 17
marzo 1942 Allegato scrisse al Ministro dell’Interno da Gimigliano e chiese
“visto che gli indumenti personali concessami alla fine del 1940 sono
completamente consumati e si trova in condizione di averne assoluto bisogno”,
una giacca e pantaloni e gilè, un paio di scarpe, camice e mutande.
Il 15 maggio 1942 fu liberato.
La sua storia successiva è nota. Fu deputato all’Assemblea
costituente, Senatore di diritto della Repubblica per il partito Comunista dal
1948 al 1953. Sindaco di San Severo nel 1950, è stato anche il primo Presidente
della Provincia di Foggia, dopo le elezioni del 1952. Rieletto alla Presidenza
alle successive elezioni del 1956.
In data 14 marzo 1954 la Corte d’Appello di Catania in sede
di revisione del processo celebrato dinanzi al Tribunale speciale che lo aveva
condannato a dieci anni di reclusione lo assolse da ogni accusa perché il fatto
non costituiva reato.
Il 14 marzo del 1956 il ministero del Tesoro chiese lumi al
Ministero dell’ Allegato per istruire la pratica atta ad ottenere i benefici
della legge n.96 del marzo 1955 (Provvidenze a favore dei perseguitati politici
antifascisti o razziali e dei loro familiari superstiti).
Istituita la pratica, il Ministero chiese informazioni alla
Questura di Foggia. In una raccomandata riservata a firma dello stesso questore
Vincenzo Bertucci che porta la data del 13 luglio 1956, venne raccontata la
storia giudiziaria e politica di Allegato, precisando che “ha sempre professato
idee estremiste ed è stato tra i più attivi propagandisti comunisti, specie tra
le masse dei braccianti agricoli e dei contadini”.
Non conosciamo quando e se Allegato abbia beneficiato della
legge.
Nelle elezioni politiche del 1958 fu candidato sia alla
Camera che al Senato risultando il primo degli eletti ma la morte lo aveva
colto il 25 maggio1958, il giorno delle elezioni, quando aveva 62 anni di età.
Michele Ferrara
Michele Ferrara fu
parte attiva con gli altri compagni sanseveresi nelle vicende che riguardarono
la lotta antifascista. Nato a San Severo il 20 agosto 1902 da Matteo e Maria
Soccorsa Candela era un contadino comunista. Dopo aver aderito giovanissimo al
Partito Socialista aderì dopo il congresso di Livorno al Partito Comunista
d’Italia. Dopo l’avvento del fascismo aderì tiepidamente all’attività politica.
Nel 1929 fu ammonito per sospetta attività clandestina e per la malcelata
frequentazione con Carmine Cannelonga, fiduciario del partito in provincia. Con
lui aveva in effetti svolto un’intensa attività politica clandestina oltre che
a San Severo, a Torremaggiore e San Nicandro. Fu processato, ancorché già
assegnato al confino, dal Tribunale speciale e assolto per insufficienza di
prove. Il 13 settembre 1929 era stato arrestato e assegnato al confino di
polizia dalla Commissione provinciale per quattro anni a Ponza; fu libero solo
dopo aver espiato la pena. Durante il confino di Ponza fece parte di una
sommossa per protestare per la riduzione del sussidio giornaliero. Fu arrestato
e tradotto al carcere di Portici e poi condannato a quattro mesi di reclusione.
Mentre era detenuto a Portici, i suoi genitori lo
avvertirono che avevano in animo di scrivere al Capo del Governo una supplica
per ottenere una riduzione della pena che stava scontando.
Questa iniziativa lo indignò profondamente e scrisse al
padre una lettera di orgoglioso rifiuto:
“ … Forse voi avete
creduto di fare molto bene, e voi non avete pensato che avete fatto un male
verso di me. Anzi vi avverto questo che io non faccio niente, è se pure verrà
accordato di quello che voi avete fatto, io sono quello che la respingo
indietro, questo è tanto per farvi vedere che sono più educato di voi… di più
caro padre tu e la famiglia dovete occuparvi solo dei vostri interessi e a
portare la famiglia avanti… e non infiltrarvi nella mia questione, perché io ho
sposato una fede e sarà mia fino alla morte… volevo scrivere delle parole
offensive ma mi sono tenuto perché siete dei genitori ma se no’ vi fossi
scritto di un modo tale che voi non ve lo dovevate aspettare, anzi quello che
io vi avverto di non scrivere più, perché io non vi più rispondo solo che così
la possiamo terminare una volta per sempre…”
Dopo la detenzione a Portici Ferrara tornò a San Severo, ma
continuò ad essere oggetto delle attenzioni della polizia politica. Il 3 maggio
1937 fu nuovamente arrestato: durante una perquisizione a casa vennero trovati
alcuni libri “sovversivi”.
Condannato come gli altri compagni in prima e in seconda
istanza dalla commissione politica provinciale e regionale fu assegnato al
confino per cinque anni. Fu ristretto prima a Ponza e poi alle Tremiti. Dopo la
fine della pena fu trattenuto alle Tremiti come internato politico.
(A.C.S.) Ministero degli interni
Direzione generale Pubblica Sicurezza
Divisione affari generali e riservati.
CRONACHE FERRANDINESI
Di Enzo
Scasciamacchia
In collaborazione con
“LA CITTADELLA”
Org. di promozione
turistica
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