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VINCENZO TOTA UN DAUNO BOLSCEVICO

CONFINATO A FERRANDINA NEL 1937

Questa è l’avvincente storia di Vincenzo Tota, Foggiano di San Severo, confinato a Ferrandina nel 1937 dove diede origine alla famiglia Tota Ferrandinese, di cui ancora oggi tra figli, nipoti e pronipoti ne tramandano le radici e le incredibili gesta.

Fu condannato più volte perché definito comunista sovversivo, bolscevico, filorusso, contrario al regime antifascista statale, soviettista e cospiratore, sino a portarlo alla pena di morte, poi amnistiato e confinato.

Di seguito l’incredibile storia che lo vide protagonista insieme ad altri suoi “Compagni” di fede politica, frutto di una estenuante ricerca da parte di uno dei suoi nipoti acquisiti, attuale coniuge della diretta discendente, la nipote.  

STORIA DELLA DAUNIA

LE ORIGINI DELLA FAM. TOTA FERRANDINESE

EPISODI DI FASCISMO E DI ANTIFASCISMO A SAN SEVERO

STORIE DI SOPRUSI E DI CONFINO

Carmine Cannelonga, Vincenzo Tota, Luigi Allegato e Michele Ferrara i protagonisti…

L’8 maggio del 1937 una lunga missiva a firma del Prefetto Ciotola partiva dalla Regia Prefettura di Foggia diretta al Ministero dell’Interno (Divisione Affari generali e Riservati) avente per oggetto: San Severo. Attività sovversiva. Proposta di confino per Ferrara Michele di Matteo arrestato; Cannelonga Carmine di Severino arrestato; Tota Vincenzo fu Antonio arrestato e Allegato Luigi di ignoti arrestato.

Il commissario aggiunto Giovanni Santamaria del Commissariato di San Severo aveva comunicato di aver eseguito il 3 maggio 1937 dopo un’informazione fiduciaria una serie di perquisizioni nelle case dei soggetti indicati, oltre che nell’abitazione di De Vivo Gaetano di Michele, impregiudicato, unicamente perché visto qualche volta accompagnato al Ferrara.

Nella missiva si fece presente che in casa di Vincenzo Tota vennero rinvenuti i volumi:

Storia della Rivoluzione Russa - di Marco Slonin - C.E. Monanni Milano;

La capacità politica delle classi operaie - di Proudon - C.E. Città di Castello “Il solco”;

Letteratura sovietica - di Ettore Lo Gatto - C.E. Istituto per l’Europa orientale - Roma;

V. Hugò (sic) “I lavoratori del mare” sul cui frontespizio figurava la firma del ben noto sovversivo “Ferrara Michele” al cui nome e cognome, però, segue: M.P.I.”.

Essendo assente da casa Tota Vincenzo, veniva rintracciato e si procedeva al suo fermo per essere sottoposto a interrogatorio. Questi assumeva di aver portato i libri dal confino e non dava spiegazione della sigla M.P.I.

Dopo questa perquisizione immediatamente vennero fatti altri accessi nelle case di altri sospettati. In casa di Michele Ferrara vennero reperiti alcuni volumi:

L’unico di Max Stirner (Kaspar Schimit), C.E. Sociale, Milano (notare alcune frasi a pag. 168,169);

La distruzione della personalità di M. Gorky, C. E. Bocca, L’inchiesta sulla gioventù sovietica di K. Mehnert, C.E:

Conticelli, Milano; un volumetto contenente 4 capitoli:

Risultati congresso socialista di Milano, Discorso di Clara Zektin.

Discorso di E. Walecki. Il bilancio di un congresso - Dichiarazione dei delegati del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista al congresso socialista di Milano. Un manoscritto:

“Appunti di storia”, firmato da Ferrara Michele.

Contemporaneamente veniva perquisita la casa di Carmine Cannelonga (ex fiduciario provinciale del partito comunista) e vengono ritrovati 4 giornali “Le temps”, Lenin della Casa editrice Corbaccio, Dio e Stato nonché un manoscritto su temi sulla questione meridionale. In questo manoscritto “vien fatta la storia della lotta tra gli agricoltori del Mezzogiorno e gli industriali del settentrione. Il manoscritto termina inneggiando a due “forze sociali”: il proletariato e i contadini”.

Nella stessa occasione venne ritrovato un solo volume in cui erano riuniti: Dio e lo stato di Bakunin; Commemorazione di Enrico Cosenza, tenuta a Napoli da Raffaele De Cesare;

Socialismo utopistico e scientifico di Federico Hengels; Il giubileo del manifesto comunista di Enrico Leone;

Parlamentarismo e riformismo nel Partito Socialista di Arturo Labriola;

Gli agguati della consorteria di Pompeo Ciotti;

Non mi fido del prete di Victor Hugo; Il povero signore conferenza di Augusto Novelli;

La democrazia cristiana di Giuseppe Toniolo.

 Esito negativo ebbe la perquisizione nella casa di Luigi Allegato, come in quella di De Vivo Gaetano, abitante in via Emanuele Filiberto, 12.

Furono fermati e arrestati Carmine Cannelonga, Vincenzo Tota e Luigi Allegato.

 Il Questore dopo aver avuto la comunicazione ufficiale delle perquisizioni e degli arresti sollecitò la redazione di un rapporto e di disporre gli interrogatori, con le contestazioni degli addebiti, i confronti, “onde stabilire l’attività sovversiva dei fermati, e onde e dove e con chi avesse avuto pratica attuazione”.

Il funzionario riferiva anche che la fonte fiduciaria dell’informazione ricevuta era stato il segretario politico “al quale costava che i surriferiti erano in possesso della stampa sovversiva”.

Il questore ricordò che tutti i fermati erano da tempo sottoposti a censura preventiva della loro corrispondenza e nel caso di Ferrara Vincenzo non erano emersi dati di rilievo tranne che in un caso. Una lettera spedita da Gioia del Colle venne ritirata e sottoposta a controllo dell’Ispettore generale della III° zona dell’OVRA, il quale dopo il suo esame dette il nulla osta per la trasmissione. Questa lettera a firma di “Atos-Sing” metteva in guardia il Ferrara a non dare fiducia a persone che si fossero presentati a nome del partito comunista, senza che pronunciassero la parola d’ordine, perché erano sicuramente confidenti della Polizia.

A questa lettera non fu data risposta, ma il Ferrara limitò i suoi colloqui e i suoi contatti solo a Vincenzo Tota.

In data 5 maggio il Commissario di San Severo avvertiva di aver rilasciato Luigi Allegato e di aver arrestato Michele Ferrara che aveva dichiarato che il possesso dei libri e delle pubblicazioni era di antica data e proveniva da acquisti leciti.

Precisava che i suoi incontri in piazza con gli altri fermati avvenivano alla luce del sole e solo per ragioni di lavoro. Il commissario a questo proposito affermava:

“ciò può essere vero, ma non si può escludere che parlino anche di cose politiche”.

Il commissario parlò anche di riunioni di comunisti in masserie sperdute dell’agro di San Severo, ove leggevano “giornali francesi” con riferimento ai numeri del periodico Le Temps.

A proposito del comportamento del Ferrara il questore ribadì il suo atteggiamento contraddittorio relativo alla famosa lettera a firma di Atos sing sottoposta a censura a insaputa del destinatario, in cui c’era riferimento a una spia interna alla sua formazione politica e della quale era a conoscenza anche Cannelonga. Il Ferrara dopo qualche reticenza dichiarava di averla strappata.

Inoltre il Questore segnalò che la perquisizione del 3 maggio era stata effettuata su richiesta della 148a Legione della M.V.S.N., tenendo conto degli indizi forniti da confidenti. L’operazione fu effettuata dal Commissario di P.S. assieme al Segretario del Fascio e dal comandante del Presidio della Milizia.

In casa di Vincenzo Tota furono trovati i libri: Letteratura sovietica di Ettore Lo Gatto, Storia della Rivoluzione in Russia di Marco Slonin, La capacità politica delle classi operaie di Proudhon.

Il Prefetto ribadì che le iniziative relative all’arresto del Tota e degli altri compagni non erano state prese dal funzionario della polizia ma dal Fascio e dalla Milizia e le informazioni raccolte confermano che il commissario vi aveva aderito e che “i fermi operati sono stati anche determinati dalla preoccupazione di evitare che i perquisiti avessero potuto subire aggravi inopportuni, esistendo una reale possibilità di una reazione dei fascisti con gravi conseguenze e intemperanze. Inoltre il prefetto confermò che nonostante “la povertà degli elementi raccolti dal questore Santamaria” vennero arrestati “a comprova di attività sovversiva, contrastante e dannosa per la tranquillità cittadina”. Insistette il prefetto sulle letture di libri “di indole prettamente comunista” come le opere di Victor Hugo e i giornali francesi.

Anche gli incontri casuali in piazza dei tre arrestati erano, sempre secondo il prefetto, “non la puerile giustificazione di incontri amichevoli o per motivo di lavoro” ma “data la radicale convinzione comunista presumibilmente determinavano sempre scambi di vedute di quel minimo di propaganda spicciola delle loro idee”.

Per Allegato il prefetto propose i provvedimenti di polizia perché pericoloso e che “alla sua tenacia comunista, accoppia una furbizia e una cautela eccezionale”.

Questa operazione di polizia fu paradossale e la prova della colpevolezza fu il semplice possesso di libri, il riunirsi la sera per parlare, una lettera a firma di una persona di fantasia. Anche la commemorazione di Enrico Cosenza fu ritenuta illecita anche se la persona di cui si parlava era stato un generale dell’esercito italiano e un garibaldino.

È evidente che tutta la fase inquisitoria fu svolta sulla base di rivelazioni di confidenti e agenti OVRA, infiltrati e pagati dalla polizia segreta. Di essi non si parla mai esplicitamente e non si esclude che siano stati dirigenti dello stesso partito dei comunisti.

Ma l’osservazione più sconvolgente in questa vicenda è quello che si dice dei libri rinvenuti nelle perquisizioni: “mentre potrebbero passare nell’abitazione di un onesto professionista, non possono non destare sospetti fondati allorquando vengono rinvenuti in casa di un comunista schedato, di cultura molto ristretta”.

Carmine Cannelonga

 Carmine Cannelonga, nato a San Severo il 3 febbraio 1904, contadino, fu uno dei più influenti componenti del Partito Comunista del suo paese di origine. La sua storia giudiziaria iniziò nel 1928.

 Il 28 ottobre 1928 fu condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione e tre di vigilanza speciale. Fu liberato nel 1932 per la ricorrenza del decennale della marcia su Roma dal carcere di Fossano in provincia di Cuneo. Tornato nel suo luogo natale continuò la sua attività politica anche se con cautela. Nel maggio 1937 fu oggetto di attenzione da parte della polizia politica fascista.

In data 7 maggio 1937 il comandante della compagnia dei Carabinieri di San Severo scriveva al Regio Commissario di Pubblica Sicurezza un’informativa con la proposta per l’assegnazione al confino di polizia del comunista schedato Cannelonga Carmine di Severino e di Grifa Maria Michela, nato a San Severo il 2 febbraio 1904, contadino.

“L’individuo è stato sempre un pericoloso sovversivo. Ha fatto parte del partito comunista e si è mantenuto sempre in contatto col comunista schedato Allegato Luigi del luogo che ha ricoperto la carica di segretario interregionale del partito per l’Italia meridionale e per la Sicilia.

Il Cannelonga ha sempre svolto attività contraria alle direttive del governo Nazionale.

Per un periodo di tempo non ha dato motivo a rilievi sulla sua condotta politica, mentre ora secondo informazioni confidenziali avute, ha ripreso la sua attività e contatti con i compagni di fede tanto da rendersi pericoloso per l’ordine pubblico.

Egli ha riportato la condanna a anni 10 di reclusione e anni 3 di vigilanza speciale dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato, in data 22 ottobre 1928, per ricostituzione del partito sciolto comunista e propaganda sovversiva.

Venne dimesso dal reclusorio di Fossano ove scontava tale pena il 14 novembre 1932 per amnistia.

Poiché l’ulteriore libertà del Cannelonga potrebbe dar luogo a gravi perturbamenti dell’ordine pubblico, si è del parere che lo stesso venga assegnato al confino di polizia, provvedimento questo che verrebbe bene accolto dalla parte sana della cittadinanza”.

Il 1° capitano comandante della Compagnia

Ottorino Bozza

Il 3 maggio era stata sottoposta a perquisizione l’abitazione del Cannelonga in via Australe, 31, durante la quale vennero sequestrate, come detto, alcune pubblicazioni: 4 giornali “Le temps” pubblicati tra marzo e aprile del 1937, Lenin della Casa editrice Corbaccio, Dio e Stato nonché un manoscritto su temi della questione meridionale. In data 5 maggio 1937 il Cannelonga venne convocato presso il Commissariato di San Severo e interrogato. Alle molte domande rispose:

“Tempo fa incontrai Ferrara Michele il quale mi esibì una lettera con firma falsa, scritta la lettera a macchina, e nella quale si avvisava il Ferrara che una persona precedentemente venuta a San Severo, era una spia. Consigliai il Ferrara a distruggere detta lettera che era compromettente. I numeri del Tempo li ho comprati in un’edicola di San Severo, e il volume su Lenin anche qui da Cervone.

Il volume “Dio e Stato” ed altri li acquistai a San Severo, su una bancarella dei soliti venditori di libri usati.

Il manoscritto sulla questione meridionale è del Ferrara Michele, scritto di suo pugno, ma il contenuto è di altro autore che non so precisare.

Con il Ferrara mi vedo solamente per ragioni di lavoro, quando si va in campagna e quando si va in cerca di lavoro”.

In data 12 maggio un’altra relazione del commissariato di P.S. indirizzata al questore parlava di Cannelonga come di un soggetto…

“ … tra i peggiori sovversivi del luogo… esperto propagandista ed attivo organizzatore… già segretario interregionale del partito comunista. Amico dei peggiori sovversivi di San Severo con i quali spesso si associa (Ferrara Michele e Tota Vincenzo – ex confinati). La sera del 3 corrente in una perquisizione operata nella sua abitazione vennero trovati volumi di letteratura socialista, che, mentre potrebbero passare nell’abitazione di un onesto professionista, non possono non destare sospetti fondati allorquando vengono rinvenuti in casa di un comunista schedato, di cultura molto ristretta. Furono pure rinvenute alcune copie del “Tempo” e ciò conferma la notizia varie volte data da terzi che in campagna si univano alcuni sovversivi per leggere giornali esteri”.

Sulla base di tale informativa il questore Ranieri rincarò la dose e in una sua comunicazione del 27 maggio indirizzata alla Commissione Provinciale per i provvedimenti di polizia, dopo aver ricordato i precedenti penali del Cannelonga che era il fiduciario segreto del gruppo comunista per la provincia di Foggia, rimarcò: … anziché dimostrarsi ravveduto e pentito del suo passato politico, [dopo la scarcerazione per la prima condanna] riallacciava apertamente vincoli di amicizia con tutti gli elementi locali della sua risma, […] allo scopo di seguitare a svolgere sia pure con cautela spicciola propaganda sovversiva. Infatti in una perquisizione operata nel suo domicilio, la sera del 3 andante, furono rinvenuti e sequestrati alcuni libri di indole bolscevica, ciò che dimostra in modo evidente la tenacia della sua fede sovversiva che affila con la lettura di libri e di pubblicazioni di carattere prettamente comunista, nonché di giornali esteri al servizio del blocco popolare francese… Elemento sì nocivo e dannoso per la tranquillità cittadina e pericoloso per l’ordinamento sociale dello Stato è necessario allontanarlo dal proprio centro di attività per cui, su conforme parere dell’Arma, lo propongo per l’assegnazione al confino.

Il 31 maggio si riunì la Commissione provinciale per i provvedimenti di polizia che ascoltò l’imputato che dichiarò:

“lavoro da contadino insieme a Ferrara Michele e Tota Vincenzo e con il primo sono stato insieme in carcere quando fui condannato dal Tribunale speciale perché imputato di aver riorganizzato il partito comunista di San Severo. Nei cinque anni di carcere ho studiato il francese e so più leggerlo che parlarlo. Ora non mi occupo più di politica e nego di aver svolto attività contraria all’attuale Regime. I libri trovati in mia casa hanno colore sociale e non comunista”.

La decisione finale della Commissione fu di assegnare al confino di polizia il Cannelonga per anni cinque destinato a Ponza. Nel frattempo il soggetto fu ristretto nel locale carcere. Il 5 giugno lui stesso presentò alla Commissione centrale per i confinati di polizia ricorso avverso la decisione di prima istanza ma con esito negativo, anche per il parere ostativo del Gruppo di Foggia della Legione territoriale dei Carabinieri Reali di Bari, che si concluse, nonostante le sue precarie condizioni economiche e nonostante avesse una moglie indigente e una figlia, Michelina, che aveva compiuto sette mesi, con il giudizio di non essere meritevole di atti di clemenza. 

Cannelonga iniziò il suo confino a Ponza, per poi raggiungere Irsina (MT).                                                

Scrisse la moglie di Carmine Cannelonga, Elvira Suriani, il 17 dicembre 1937 al Sottosegretario del Ministero dell’Interno”:

on. Ministro dell’Interno

Per la terza volta mi rivolgo a codesto on. Ministero e sono certa mi si voglia dare ascolto. Mio marito Cannelonga Carmine trovasi in Ponza quale confinato politico per scontare cinque anni inflittagli dalla Commissione di Foggia.

Dopo la sua partenza sono rimasta sola e con una bambina in carico e senza un qualsiasi aiuto. Sono costretta nella più squallida miseria.

Ho rivolto preghiere presso le Autorità locali e provinciali; ho scritto per altre due volte a questo On. Ministero perché fosse concesso a me un sussidio per la vivenza mia e della mia bambina, ma tutte le mie domande sono rimaste inevase.

Perché questo? Non ho diritto alla vivenza come è stato dato ad altre mogli trovatesi nelle identiche mie condizioni?

Se nulla posso ottenere di sussidio, almeno mi si dia autorizzazione a poter raggiungere mio marito.

Se si è voluto eliminare dalla società mio marito perché professando idee contrarie alle moderne (ciò era una volta), e farne sentire gli effetti sia morali che economici ad una donna e a una bambina, innocenti ed incoscienti? Mi permetto dire che ciò non è umanamente giusto.

Con l’agire in tal modo non si è voluto punire uno solo, quale propagandista di idee sovversive ma si è trascinato anche nella miseria e nell’abbandono altri due che sono poi vittime innocenti.

 Per quanto sopra prego codesto on. Ministero voler prendere provvedimenti a mio riguardo.

 Con la massima osservanza devotissima

Suriani Elvira

 via Australe, 21 – Sansevero

Il 21 marzo 1939 nasceva a Irsina il secondo figlio di Carmine e di Elvira, Severino. L’11 giugno del 1939 Carmine Cannelonga indirizzava al Ministro dell’Interno domanda per ottenere un sussidio ordinario per la nascita del secondo figlio visto che le precedenti istanze avevano avuto esito negativo. Solo il 1° settembre il ministro accordò al confinato il sussidio suppletivo.

(A.C.S.) Ministero degli interni – Direzione generale Pubblica Sicurezza – Divisione affari generali e riservati.

Vincenzo Tota

Vincenzo Tota fu Antonio e di De Litteris Antonia, nato a San Severo il 13 marzo 1896, contadino, era stato fin da giovane oggetto di attenzione e di indagini da parte della polizia di Stato.

In una dettagliata relazione del 29 dicembre del 1929 a firma del Questore di Foggia venne descritta la storia politica del movimento comunista clandestino. La lettera aveva molti allegati purtroppo non reperiti.

“Con sentenza della Commissione Istruttoria del Tribunale speciale per la difesa dello Stato in data 4 corrente, il sovversivo in oggetto arrestato il 15 settembre del volgente anno e denunziato…

L’attività sovversiva esplicata dal medesimo emerge attraverso la denuncia inviata al Tribunale Speciale con rapporto del 17 settembre dal quale si rileva che in San Severo, Cerignola, Torremaggiore e S. Nicandro Garganico un gruppo di comunisti aveva ricostituito, sotto forma di un comitato di soccorso, in un primo tempo, e successivamente, con la costituzione di due cellule denominate Lenin e Fredmann, un’ organizzazione alla diretta dipendenza del partito comunista disciolto per ordine della pubblica Autorità. E tale ricostituzione, se pure non è stato dimostrato dovuta alle disposizioni date dall’emissario della centrale comunista giunto a San Severo nel gennaio del corrente anno, tuttavia non può escludersi che rientrava nell’orbita del disciolto partito, sia perché è proprio del partito comunista l’organizzazione in cellule degli affiliati, e sia perché è accertato che presero parte al movimento elementi tutti già noti per la loro appartenenza al medesimo partito.

Dal quadro generale della prova generica dell’esistenza della ricostituita organizzazione comunista, prospettata, colla suindicata denuncia alla Autorità giudiziaria, rilevansi elementi di fatto importantissimi quali: la sussistenza dell’ invio di piccole somme al detenuto comunista Cannelonga fatta a mezzo di vaglia postali, la esistenza di corrispondenza epistolare, controllata dall’Ufficio e riprodotta in fotografia, scambiata tra il nucleo dei comunisti di San Severo, quello di Cerignola, ed infine le confessioni sia parziali che complete di cinque coimputati.

Per quanto riguarda la specifica responsabilità del sovversivo in oggetto indicato, trascrivo, dal rapporto dinanzi cennato, la parte che lo riguarda: la completa confessione risultante dal verbale di interrogatorio ed il saggio calligrafico dispensa dal prospettare specifiche per le quali è raggiunta in pieno la colpabilità del Tota.

Il Tota non ha precedenti penali, e per quanto noto come sovversivo, in precedenza non esplicò attività sovversiva degna di rilievo.

Da quanto innanzi ho riferito non può dubitarsi che il Tota Vincenzo abbia manifestato il deliberato proposito di commettere atti diretti a sovvertire gli ordinamenti nazionali e che siano rese pericolose alla P.S.

Pertanto propongo […] che venga assegnato al confino di polizia […]”

Il 30 dicembre 1929 fu assegnato al confino per quattro anni a Ponza e poi a Ventotene, fu liberato il 13 novembre 1932 in occasione della ricorrenza del decennale della marcia su Roma. Nel 1930 era stato raggiunto dalla moglie che gli dette un figlio nel 1930. Dopo la scarcerazione non svolse attività politica palese. Ma frequentò gli ambienti del suo partito e i vecchi compagni di fede.

Il 3 maggio 1937 era stata sottoposta a perquisizione l’abitazione di Vincenzo Tota, nel corso della quale furono requisiti i libri Storia della Rivoluzione russa, Capacità politica della classe operaia, Letteratura soviettista. Il Tota era assente al momento della perquisizione ma veniva in seguito rintracciato e arrestato in piazza Mercato.

 In data 7 maggio il capitano comandante della Compagnia dei Carabinieri di San Severo scrisse al Commissario di P.S.:

“Il comunista in oggetto ha sempre militato in partiti sovversivi e tuttora professa idee contrarie alle direttive del governo nazionale. Spesso si accompagna ad altri sovversivi del luogo coi quali esprime giudizi contrari su quanto pratica il regime fascista.

Il 13 novembre 1932, per atto di clemenza di S.E. il Capo del Governo venne prosciolto dai vincoli del confino e rimpatriato a Sansevero con foglio di via obbligatorio, pur tuttavia non ha dato segni di ravvedimento.

Egli da qualche mese ha ripreso sfacciatamente contatti con i suoi compagni di fede, tanto da doverlo giudicare pericoloso all’ordine sociale e nazionale per cui è necessario che venga assegnato al confino di Polizia.

È compreso nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze.

A suo carico risulta:

Il 16 maggio del 1917, Tribunale di Guerra del 23° Corpo d’Armata anni 5 di reclusione militare per diserzione.

 28 settembre 1918, Tribunale di Guerra del 23° Corpo d’Armata condannato a morte per diserzione (amnistiato).

6 dicembre 1929, Tribunale speciale per la difesa dello Stato, unitamente ad altri sovversivi di Sansevero, assolto per insufficienza di prove per cospirazione contro i poteri dello Stato.

Con ordinanza dell’8 gennaio 1930 la Commissione provinciale lo assegnò al confino per anni 4.

 17 luglio 1932, Pretura di Ponza, ove era confinato, L. 500 multa per contravvenzione agli obblighi del confino.

 5 agosto 1932, Pretura di Ponza, L. 400 di ammenda per contravvenzione agli obblighi del confino”.

Il 27 maggio il questore di Foggia in una missiva al Commissario provinciale per i provvedimenti di Polizia espresse, praticamente con un testo sovrapponibile se non identico a quello usato per Cannelonga, il suo parere su Tota, proponendo anche per lui il confino di polizia.

Il provvedimento preso fu il confino di polizia per anni cinque nell’isola di Ventotene.

Inutile e infruttuosa fu l’istanza per chiedere un’attenuazione della pena a causa dei tre figli in tenera età che vivevano a San Severo senza mezzi di sussistenza. 

Il 25 giugno 1937 il prefetto di Foggia ribadì che il Tota era:

“un pericoloso irriducibile comunista, propagandista delle sue idee bolsceviche; i suoi precedenti dimostrano il contrario di quanto afferma nel ricorso; il suo domicilio era sede di riunioni di tutti gli elementi della sua risma. Ex confinato, prosciolto per insufficienza di prove dal Tribunale speciale per i delitti contro i poteri dello Stato, non ha modificato i suoi principi dimostrando tenacia nella sua fede che cerca sempre di stimolare con la lettura di libri e di pubblicazioni di carattere bolscevico. Pertanto tenuto conto che il Tota è pericoloso per la tranquillità cittadina e all’ordinamento sociale dello stato, esprimo parere contrario all’accoglimento del ricorso”.

In una missiva del 4 agosto 1937 inviata al Comando generale dei Carabinieri dal gruppo di Foggia della Legione territoriale di Bari venne ancora ricordata la vita politica del Tota, venditore ambulante, iniziata nel 1914 con l’iscrizione alla Camera del lavoro, la sua attività politica “sovversiva” conclusasi con il confino di polizia nel 1929 e con la condanna del 1937.

Vincenzo Tota venne confinato a Ventotene e poi a Ferrandina (MT) dove fu raggiunto dalla famiglia composta dalla moglie e da tre figli che versava in pessime condizioni economiche.

Fu liberato il 2 maggio 1942 per fine periodo.

Luigi Allegato

 “Tra i peggiori sovversivi di questo centro [San Severo] figura questo individuo il quale fu già consigliere comunale e provinciale ai tempi dell’on. Mucci.

Organizzatore e propagandista di idee sovietiche capeggiò nel 1921 l’occupazione delle terre e dimostrò il suo antifascismo aggredendo di pugnale nel 1922 alcuni fascisti. A capo della locale Camera del lavoro, in casa deteneva il 1922 tre bombe SIPE.

Nel 1924 venne arrestato a Torremaggiore per insurrezione contro i poteri dello Stato, come capo di un gruppo da lui capeggiato. Ancora arrestato a Catania per cospirazione contro i poteri dello stato venne proposto per il confino ma non vi si potette dar luogo trovandosi in espiazione di pena di cui era stato condannato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato,  Condannato a dieci anni di carcere e tre di sorveglianza speciale, “per associazione diretta a commettere delitti, incitamento all’odio di classe e disobbedienza alle leggi in modo pericoloso per la pubblica tranquillità, per propaganda antimilitare tra le file dell’Esercito, offese al Capo del Governo e cospirazione contro i poteri dello Stato”. Espiò la pena a Catania, Roma, Volterra, Alessandria, Parma e Nisida, per amnistia fu scarcerato il 18 novembre 1932 e nel 1933 fu fermato per le indagini di polizia politica ma venne rilasciato.

Egli in questi ultimi tempi ha dato sul suo conto a rilievi tanto che il 9 maggio decorso per voci corse sul suo conto e rilievi tanto che il 9 maggio decorso, per voci corse sul suo conto fu fermato unitamente ai sovversivi schedati Cannelonga Carmine, Tota Vincenzo e Ferrara Michele i quali furono trovati in possesso di volumi di letteratura sovietica. L’Allegato è amico intimo dei predetti e con costoro usa incontrarsi a parlare nelle lontane campagne essendo egli, al pari degli altri, contadino. Ha riportato condanna per diserzione, e varie volte sottoposto a procedimenti penali per i quali è riuscito a ottenere mercé la sua scaltrezza, assoluzione per insufficienza di prove. Si tratta di uno dei peggiori sovversivi di questo comune, pericoloso per l’ordine e per la sicurezza pubblica, ragione per cui lo propongo per l’assegnazione al confino di polizia”.

Così venne descritto Allegato Luigi d’ignoti, nato a San Severo il giorno 6 aprile 1896, abitante in via Curtatone, 8, contadino, nella proposta fatta dal Commissario Santamaria del Commissariato di San Severo al Questore di Foggia il 22 maggio 1937 per la assegnazione al confino di polizia.

Analoga richiesta e per gli stessi motivi era stata fatta dal Capitano dei Carabinieri della Compagnia di San Severo Ottorino Mozza il 19 maggio 1937.

Infine il Questore Ranieri il 27 maggio del 1937 fece un’ulteriore richiesta di assegnazione al confino rincarando la dose.

In un primo sommario interrogatorio della Commissione provinciale per i provvedimenti di Polizia dl 31 maggio 1937 lo stesso Allegato dichiarò “lavoro da contadino, e in un piccolo vigneto di mia proprietà. Ho chiesto ma non ottenuto l’iscrizione al Sindacato. Da anni non mi occupo più di politica e nego di aver espletato l’attività sovversiva”.  

Lo stesso giorno la stessa commissione “esaminati i documenti e le informazioni, risultando sufficientemente dimostrato che lo stesso ha persistito nel serbare cattiva condotta e tenere rapporti con pregiudicati” deliberò di assegnarlo al confino di polizia per anni cinque.

Inutile e infruttuoso fu il ricorso in sede di appello per la revisione del provvedimento a carico dell’Allegato. Fu quindi assegnato alla colonia penale di Ventotene ove giunse il 25 giugno 1937. Lasciava a San Severo la moglie Sementino Soccorsa di 37 anni e una figlia di 4 anni Maria, in gravi condizioni di indigenza e “sofferente di fame”. Una richiesta di trasferimento della famiglia venne respinta. Allegato si ammalò di una grave forma di poliartrite con grave deficit funzionale che lo costrinse alla totale immobilità a letto per tre mesi. Per questi motivi di salute chiese di essere trasferito sulla terraferma. Venne inviato al piccolo comune di Gimigliano in provincia di Catanzaro, espiando qui l’intero periodo residuale di confino.

Nel mese di gennaio del 1938 venne raggiunto dalla moglie che aveva avuto un sussidio economico per il trasferimento da San Severo. Qui nel maggio del 1940 nacque un secondo figlio.

La famiglia visse in condizioni di estrema indigenza; il 17 marzo 1942 Allegato scrisse al Ministro dell’Interno da Gimigliano e chiese “visto che gli indumenti personali concessami alla fine del 1940 sono completamente consumati e si trova in condizione di averne assoluto bisogno”, una giacca e pantaloni e gilè, un paio di scarpe, camice e mutande.

Il 15 maggio 1942 fu liberato.

La sua storia successiva è nota. Fu deputato all’Assemblea costituente, Senatore di diritto della Repubblica per il partito Comunista dal 1948 al 1953. Sindaco di San Severo nel 1950, è stato anche il primo Presidente della Provincia di Foggia, dopo le elezioni del 1952. Rieletto alla Presidenza alle successive elezioni del 1956.

In data 14 marzo 1954 la Corte d’Appello di Catania in sede di revisione del processo celebrato dinanzi al Tribunale speciale che lo aveva condannato a dieci anni di reclusione lo assolse da ogni accusa perché il fatto non costituiva reato.

Il 14 marzo del 1956 il ministero del Tesoro chiese lumi al Ministero dell’ Allegato per istruire la pratica atta ad ottenere i benefici della legge n.96 del marzo 1955 (Provvidenze a favore dei perseguitati politici antifascisti o razziali e dei loro familiari superstiti). 

Istituita la pratica, il Ministero chiese informazioni alla Questura di Foggia. In una raccomandata riservata a firma dello stesso questore Vincenzo Bertucci che porta la data del 13 luglio 1956, venne raccontata la storia giudiziaria e politica di Allegato, precisando che “ha sempre professato idee estremiste ed è stato tra i più attivi propagandisti comunisti, specie tra le masse dei braccianti agricoli e dei contadini”.

Non conosciamo quando e se Allegato abbia beneficiato della legge.

Nelle elezioni politiche del 1958 fu candidato sia alla Camera che al Senato risultando il primo degli eletti ma la morte lo aveva colto il 25 maggio1958, il giorno delle elezioni, quando aveva 62 anni di età.

Michele Ferrara

 Michele Ferrara fu parte attiva con gli altri compagni sanseveresi nelle vicende che riguardarono la lotta antifascista. Nato a San Severo il 20 agosto 1902 da Matteo e Maria Soccorsa Candela era un contadino comunista. Dopo aver aderito giovanissimo al Partito Socialista aderì dopo il congresso di Livorno al Partito Comunista d’Italia. Dopo l’avvento del fascismo aderì tiepidamente all’attività politica. Nel 1929 fu ammonito per sospetta attività clandestina e per la malcelata frequentazione con Carmine Cannelonga, fiduciario del partito in provincia. Con lui aveva in effetti svolto un’intensa attività politica clandestina oltre che a San Severo, a Torremaggiore e San Nicandro. Fu processato, ancorché già assegnato al confino, dal Tribunale speciale e assolto per insufficienza di prove. Il 13 settembre 1929 era stato arrestato e assegnato al confino di polizia dalla Commissione provinciale per quattro anni a Ponza; fu libero solo dopo aver espiato la pena. Durante il confino di Ponza fece parte di una sommossa per protestare per la riduzione del sussidio giornaliero. Fu arrestato e tradotto al carcere di Portici e poi condannato a quattro mesi di reclusione.

Mentre era detenuto a Portici, i suoi genitori lo avvertirono che avevano in animo di scrivere al Capo del Governo una supplica per ottenere una riduzione della pena che stava scontando.

Questa iniziativa lo indignò profondamente e scrisse al padre una lettera di orgoglioso rifiuto:

“ … Forse voi avete creduto di fare molto bene, e voi non avete pensato che avete fatto un male verso di me. Anzi vi avverto questo che io non faccio niente, è se pure verrà accordato di quello che voi avete fatto, io sono quello che la respingo indietro, questo è tanto per farvi vedere che sono più educato di voi… di più caro padre tu e la famiglia dovete occuparvi solo dei vostri interessi e a portare la famiglia avanti… e non infiltrarvi nella mia questione, perché io ho sposato una fede e sarà mia fino alla morte… volevo scrivere delle parole offensive ma mi sono tenuto perché siete dei genitori ma se no’ vi fossi scritto di un modo tale che voi non ve lo dovevate aspettare, anzi quello che io vi avverto di non scrivere più, perché io non vi più rispondo solo che così la possiamo terminare una volta per sempre…”

Dopo la detenzione a Portici Ferrara tornò a San Severo, ma continuò ad essere oggetto delle attenzioni della polizia politica. Il 3 maggio 1937 fu nuovamente arrestato: durante una perquisizione a casa vennero trovati alcuni libri “sovversivi”.

Condannato come gli altri compagni in prima e in seconda istanza dalla commissione politica provinciale e regionale fu assegnato al confino per cinque anni. Fu ristretto prima a Ponza e poi alle Tremiti. Dopo la fine della pena fu trattenuto alle Tremiti come internato politico.

(A.C.S.) Ministero degli interni

Direzione generale Pubblica Sicurezza

Divisione affari generali e riservati.

CRONACHE FERRANDINESI

Di Enzo Scasciamacchia

In collaborazione con “LA CITTADELLA”

Org. di promozione turistica

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