CHE CI FACEVANO I MAFIOSI CAMPANI A FERRANDINA?
PERCHÉ LA CITTÀ È STATA SCELTA COME CENTRO OPERATIVO?

Spaccio di droga, estorsioni e armi nel nome dei clan
sull’asse Ferrandina/Cava de’ Tirreni: cinque arresti in carcere, due minorenni
affidati a comunità di accoglienza, 27 indagati agli arresti domiciliari e 7
sottoposti all’obbligo di dimora. Altri 11 sono indagati a piede libero. È il
frutto del blitz messo a segno all’alba del 16 ottobre dai carabinieri del
reparto provinciale di Matera coordinati dalla Dda di Potenza. Sotto accusa due
cosche, quella dei Bisogno localizzata in Basilicata ma originaria di Cava de’
Tirreni e l’altra tutta cavese con a capo Vincenzo Zullo che dal carcere
impartiva ordini per lo smercio di droga. Per l’Antimafia lucana alla guida del
clan locale, secondo l’accusa, ci sarebbe stato un ragazzo di appena 20 anni,
Antonio Bisogno, nato a Cava Dei Tirreni. Sarebbe stato lui a tenere i
collegamenti con il nucleo cavese guidato da Vincenzo Zullo, detto ‘O
Cavallaro, figlio di Dante Zullo, attivo a Cava de’ Tirreni. Vincenzo Zullo è
in carcere ma da lì, secondo l’accusa, dirigeva il traffico di droga definito
dagli inquirenti imponente. Nell’inchiesta anche un tentato omicidio avvenuto a
Pasqua 2024 proprio a Ferrandina. Gli inquirenti ipotizzano l’esistenza di
un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di
sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, dalla disponibilità di
armi, dal numero dei partecipanti e dal coinvolgimento di minori nelle attività
criminali.
Fin qui, in sintesi, la cronaca. E come tutti i fatti di
cronaca di un certo rilievo meritano un commento. Dal quadro investigativo
emerge un circuito capace di muovere droga e armi lungo più province: in
Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia, con Ferrandina individuata come hub
operativo. Intanto, bisogna chiedersi che ci faceva, in pianta stabile, un
rampollo del clan Bisogno a Ferrandina. E perché la città della val Basento è
diventata la piattaforma delle operazioni criminali del sodalizio
Bisogno-Zullo. Dobbiamo anche chiederci perché le indagini sarebbero partite
solo dopo la denuncia via social di un ragazzo minorenne, che si sarebbe
rifiutato di spacciare e perciò fuggito per paura di gravi ritorsioni.
Aggiungiamo che molte delle persone colpite da misure cautelari sono giovani,
16 di loro sono sotto i 30 anni. Questi interrogativi sono importanti, ma forse
nessuno li ha messi sul tavolo della cronaca in questi giorni, a parte
l‘Associazione Libera.
Sappiamo che il clan Bisogno è operativo nelle estorsioni,
usura, spaccio e rifiuti. I Zullo sono operativi nello stesso campo ma
interessati a ingerenze nelle attività politiche e amministrative. Dante Zullo,
al 41bis, ha affidato l’azienda criminale al figlio Vincenzo. Insomma stiamo
parlando di organizzazioni non di poco conto anche se ancora legate ai vecchi
schemi criminali e al mercato tradizionale del crimine. Tuttavia, bisogna
chiedersi dove finiscono i proventi illeciti delle attività criminali con base
a Ferrandina?
Nella val Basento sono arrivati a stanno arrivando denari in
diversi settori, dall’idrogeno verde, alla tratta ferroviaria
Matera-Ferrandina. A ciò si aggiunge l’interesse nel settore dei rifiuti e
delle discariche speciali. E vale anche per Taranto e per l’alta velocità
Salerno- Reggio Calabria e per gli investimenti nell’energia verde. Gli affari
illeciti nella droga e nel commercio di armi servono a fornire denaro da
riciclare in investimenti “puliti” e milionari. Ed è ipotizzabile che gruppi
criminali stiano immaginando l’assalto a una quota dei lavori della
Matera-Ferrandina. Tuttavia, quello degli “investimenti” di un certo spessore
non sono alla portata di clan alla Bisogno-Zullo, più esperti nel fare soldi
con lo spaccio, le estorsioni e le minacce per ottenere lavori pubblici alle
ditte affiliate. Non è da escludere che dietro di loro ci siano organizzazioni
mafiose ben più strutturate sul piano imprenditoriale e finanziario.
Bisogno-Zullo sarebbero, in tal caso, le teste di ponte di un’offensiva mafiosa
ben più grande. In questo caso parliamo di sodalizi di alto livello. Altrimenti
bisogna rispondere in modo diverso alla domanda “che ci facevano i clan campani
a Ferrandina?” Occorre avere una visione più ampia dei fenomeni che sembrano
ordinari e marginali. Una visione più ampia delle possibili connessioni tra
fenomeni locali e territorio vasto: Matera, Ferrandina, Metapontino, Costa
Jonica, val d’Agri, Potentino, Basilicata. Il tentato omicidio di Pasqua 2024,
gli strani movimenti di spaccio, il coinvolgimento di minori e di ragazzi
ventenni. Nessuno si è accorto di niente? E gli altri “famosi” clan del
Metapontino che fine hanno fatto? Sostituiti? Decapitati?
Abbiamo più volte scritto che quando si espande la cultura
della mafiosità, anche nella gestione della cosa pubblica, il terreno per
l’infiltrazione di fenomeni mafiosi e di clan criminali diventa più fertile.
Perciò da ultimo dobbiamo ribadire che le forze dell’ordine e la magistratura
inquirente dovrebbero affinare i metodi di analisi dei fenomeni, i cittadini
dovrebbero alzare, se vogliono, il volume della sveglia davanti a fatti,
episodi e strani movimenti nelle loro città. La politica, le istituzioni, gli
apparati amministrativi dovrebbero abbassare i toni dell’ipocrisia e dare
l’esempio, a tutti i livelli, di imparzialità, legalità, severità nel
condannare fenomeni corruttivi. “Peppino Impastato, assassinato nel 1978, disse
che ‘la mafia è una montagna di merda’. Il problema è che in Italia è pieno di
mosche che amano girarci attorno” (Fabrizio Caramagna). Cominciamo a capire
quante mosche ci girano intorno in Basilicata. Perchè la mafia non è solo
crimine armato, ma affari disarmato. E adesso non vorremmo che qualche
magistrato improvvisato sociologo, educatore o psicologo la butti sulla solita
storia del disagio minorile. Qui parliamo di mafia non di bullismo.
Basilicata24
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